- Autore: Walter G. Pozzi
- Categoria: Narrativa Italiana
- Anno di pubblicazione: 2025
- ISBN: 9788899699871
Vilnarmaisi è una Macondo d’Italia, soltanto saldata al piano oggettivo, scevra dalle boccate d’aria del magismo. Un piccolo mondo antico dove sussurra l’eco di fantasmi novecenteschi: Vilnarmaisi è un paese sfregiato dalle ombre della Storia. Cronache nere di guerra e dopoguerra, che si rincorrono (se si rincorrono) sottovoce. Vilnarmaisi è un paese-archetipo del secolo breve: nessuna speranza di uscire indenne dal suo passato. Nadir, l’edificio del silenzio (Paginauno, 2025) registra il ritorno alla narrativa dell’editore Walter G. Pozzi, un romanzo che sfida gli abissi della letteratura di introspezione, e sfoggia i muscoli del racconto corale. Una narrazione-paradigma, intima e collettiva, affollata da rimossi, chiaroscuri, immanenze, silenzi. Aleggiano sulla storia del paese e su quella di una famiglia.
Ritornato nella sua vecchia casa dopo la morte della nonna, Roman è chiamato dunque al confronto con una doppia speleologia - storica e sentimentale -, che tra ricordi sdruciti e altrettante fotografie disvelano la statura opprimente di tale Argus Toifell, il Colonnello fascista che col pugno di ferro ha sopraffatto i vissuti dell’intero villaggio.
Come si diceva, Nadir, l’edificio del silenzio non fa sconti: beneficiando di una struttura corale, il primo merito di Walter G. Pozzi sta nella scelta di un “narratore onnisciente”, così da meglio estrapolare i retaggi - sentimentali, luttuosi, omertosi, violenti - di un passato, passato solo in apparenza, un passato da cui di fatto a Vilnarmaisi nessuno può dichiararsi immune, dirsi innocente. Come capita nella vita, il terreno che separa innocenza e colpevolezza è sdrucciolo, e il romanzo di Walter G. Pozzi è per ciò un romanzo nero, attestato nell’alveo di questo crinale. Declinato all’interno di una linea d’ombra fluttuante, aggrovigliata fra i contrasti della Storia e delle storie personali. Passato/presente, scelta/destino, colpa/riscatto costituiscono alcune delle antinomie enucleate dal romanzo con imparzialità realista, senza cedimenti alla pietas, laddove anche il silenzio – denominatore comune della storia – è un silenzio colpevole piuttosto che sgomentato.
Attraverso un elegante panoramicare su contesti e psicologie, Walter G. Pozzi restituisce un gruppo di famiglia in un interno novecentesco, per questo non avulsa dalle effigi ambivalenti del fascismo (superomismo, abusi di potere, persecuzioni, silenzio, sessismo). Nadir, l’edificio del silenzio è articolato e poderoso: supera le 350 pagine ma sa come tenerti agganciato fino all’ultima.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Nadir, l’edificio del silenzio
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