- Autore: Emily Austin
- Categoria: Narrativa Straniera
- Anno di pubblicazione: 2024
- ISBN: 9788831321914
Cosa significa avere 27 anni e soffrire d’ansia? O meglio, cosa significa avere 27 e non voler ammettere a se stessi di soffrire d’ansia? Lo riesce a spiegare perfettamente Gilda, la protagonista di Moriremo tutti, ma non oggi di Emily Austin (Blackie, 2024, trad. di Silvia Bonotto).
Fin dall’inizio appare evidente come Gilda stia passando un periodo difficile, dato che già nelle prime pagine del libro si ritrova coinvolta in un incidente stradale, ma — nonostante l’evidente frattura di un braccio — si rifiuta di chiamare un’ambulanza, preferendo guidare da sola fino all’ospedale perché “non mi piace attirare l’attenzione”. Giunta poi al Pronto Soccorso, il lettore scopre che qui Gilda è quasi di casa, dato le ripetute volte che vi si è recata, per dei dolori al petto e difficoltà respiratorie che la ragazza teme possano essere i primi sentori di un infarto o di qualche altre pericolo mortale. La verità è che Gilda è una donna ansiosa, che vive in uno stato di prolungata e intensa preoccupazione, il quale la porta a confondere (o a non voler riconoscere) i numerosi attacchi di panico di cui soffre.
Il centro esatto del rimuginare è l’idea della morte: sua, dei suoi cari, del gatto dei vicini disperso, ma anche di chiunque le capiti di incontrare, incrociare o anche solo pensare. Quella di Gilda, quindi, è una mente che lavora senza sosta nel tentativo di scendere a patti con la fine di tutto. Un personaggio a pezzi, che non riesce più nemmeno a stare dietro alle proprie esigenze di sopravvivenza. Che si dimentica di andare a lavoro (e viene quindi licenziata), che non ha la forza di lavare piatti e bicchieri sporchi (che quindi hanno dato vita a una pila precaria nel suo lavandino), e soprattutto una persona costantemente col terrore di poter essere di disturbo o danno agli altri. Gilda ci prova talmente tanto a rincorrere il mito della normalità che arriva a mostrarsi felice solo perché “è ciò che preferiscono le persone”, da arrivare a recitare una parte totalmente opposta alla sua vera natura di lesbica atea, ritrovandosi a lavorare come segretaria amministrativa nella chiesa cattolica di St. Rigobert.
Nell’intento di tenersi l’impiego — che tiene nascosto ad amici e parenti ma che non può permettersi di perdere — finge di essere una cattolica devota e si immerge, suo malgrado, in un groviglio di bugie sempre più intricato, che pian piano la imprigiona in situazioni e segreti che coinvolgono i vari altri personaggi della sua vita: i suoi genitori incapaci di affrontare i problemi dei loro figli; il fratello Eli con un evidente problema di alcolismo; Eleonor, la ragazza con cui sta uscendo ma a cui troppo spesso si dimentica di rispondere.
Il lieto fine di questo libro è proprio che, in questo quadro di profonda crisi, emerge una verità non sempre evidente a chi sta vivendo problemi come questi: anche le persone incrinate hanno un proprio lato di bellezza. Gilda infatti si dimostra per tutta la narrazione una persona capace di vedere tutto lo sporco e il brutto del mondo, ma anche le sue meraviglie, le piccole cose che commuovono e riescono a far credere che del buono, in fondo, la vita sappia esserne ricca. Ed è proprio con la sua inesauribile comicità che Gilda si prende la responsabilità di narrare uno spaccato comune a molte persone in questo periodo storico, l’ansia e gli stati depressivi, senza ridicolizzarli e senza cedere all’uso di metafore posticce e frasi positive trite e ritrite.
Il buco nero del malessere di Gilda è ritratto nella sua essenzialità, mescolando ricordi, azioni nel presente, la mente e il suo groviglio di pensieri intrusivi sempre attivo in sottofondo, e che talvolta prendono il sopravvento nei momenti d’assenza, da cui la donna riemerge con fatica crescente man mano che si procede con la narrazione. Ma in tutta questa sofferenza c’è ancora spazio per il fine narrativo ultimo del romanzo: ritrovare la propria umanità, anche per un solo istante, in questo percorso senza lieto fine che è la vita. Perché un giorno moriremo tutti, è vero. Ma non oggi.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Moriremo tutti, ma non oggi
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