- Autore: Sergio Turone
- Categoria: Narrativa Italiana
- Anno di pubblicazione: 2026
Siamo nel 1984 e Ludovico, un giovane studente universitario di ventun anni, figlio del potente direttore del quotidiano “Il Gazzettone”, apprende dal padre una verità sconvolgente: il Presidente del Consiglio, Berito Voraxi, ha svelato al Direttore della testata l’esistenza del Progetto Gran Sasso. I governi di Washington e Mosca, stremati dal peso insostenibile della sovrappopolazione, dei disastri ecologici e della saturazione degli armamenti, hanno stretto un accordo segretissimo: far scoppiare intenzionalmente una guerra nucleare programmata, vista cinicamente come “la soluzione più razionale”. Prima dell’ora X, una ristretta oligarchia di potenti (nel caso dell’Italia cinquecento eletti, rigorosamente spartiti secondo quote di partito) si rifugerà in una confortevole città sotterranea scavata sotto il Gran Sasso per garantire la continuità della specie, lasciando il resto dell’umanità al proprio destino.
Dieci anni dopo e molte incredibili avventure, nel settembre del 1994, Ludovico si ritrova all’interno di un ospedale psichiatrico e decide di affidare alla tastiera di un computer tecnologico il racconto di questa incredibile congiura. Attraverso un misterioso tasto azzurro in grado di inviare file nel passato, il suo messaggio viaggia nel tempo fino al 1986, intercettato dal terminale di Arthur Sheckley, un giovane e insoddisfatto disc-jockey di Detroit della discoteca “Vatican Connection”.
Millenovecentonovantaquattro, il romanzo di Sergio Turone (1930-1995), giornalista e storico, pubblicato originariamente nel 1986 e riproposto oggi da Arcadia Edizioni, appartiene alla singolare categoria delle opere che scelgono la strada della finzione narrativa per analizzare la realtà con una precisione e una ferocia che la saggistica documentata non può sempre permettersi. Nato come ideale prosecuzione logica dei celebri saggi storici dell’autore sul legame tra politica, corruzione e criminalità (come Corrotti e corruttori dall’Unità d’Italia alla P2 e Partiti e mafia dalla P2 alla droga), il volume sceglie deliberatamente la via del gioco, della satira e dell’invenzione fantastica.
Il lettore non distratto ricorderà forse che la pubblicazione di Corrotti e corruttori. Dall’Unità d’Italia alla P2 scatenò una bufera giudiziaria, perché, fra i molti autorevoli personaggi citati nel libro, ce ne fu uno (uno solo, e non dei più famosi) che si ritenne diffamato e reagì con una denuncia, ottenendo persino il sequestro del libro. Fortunatamente un magistrato saggio dispose quasi subito il dissequestro, dopo che il provvedimento censorio aveva suscitato indignate proteste da quasi tutta la stampa italiana. In particolare, Oreste Del Buono propose sarcasticamente che, in adesione all’ordinanza di sequestro, fosse abrogato l’articolo 21 della Costituzione sulla libertà di stampa e s’imponesse tassativamente agli scrittori di “tornare alla libera creatività della favola”.
Ecco: il presente romanzo è la risposta positiva alla paradossale proposta di Oreste Del Buono. Ai lettori basteranno tuttavia poche pagine per capire che qui la simulazione romanzesca è un artificio rivolto non ad attenuare prudenzialmente l’aggressività della critica ai potenti, ma semmai a renderla più incisiva.
Dopotutto la fantascienza molte volte ha fatto satira politica e ha denunciato i pericoli di una deriva autoritaria. Non a caso l’ispirazione orwelliana, dichiarata fin dal titolo che richiama il celebre 1984, si fonde qui con le dinamiche corrosive della prima Repubblica italiana e della geopolitica della Guerra Fredda, dando vita a un affresco grottesco e tristemente profetico. Non mancano riferimenti ad altre opere di fantascienza e del fantastico che non vengono citate solo per non rovinare la sorpresa al lettore.
Millenovecentonovantaquattro è scritto in prosa fluida, ironica e priva di filtri. Sergio Turone dimostra una straordinaria capacità di maneggiare la satira politica, trasformando i vizi, le spartizioni e il cinismo della classe dirigente dell’epoca in una favola nera. I dialoghi tra Ludovico e il padre sono esemplari nel mostrare come le peggiori decisioni liberticide possano venire giustificate sotto il velo del pragmatismo e del finto “respiro umanitario”. Divertente e cinicamente lucido è il passaggio in cui l’autore ironizza sulle logiche della lottizzazione politica persino davanti all’apocalisse: i posti nel rifugio sotterraneo vengono divisi matematicamente tra Democrazia Cristiana, PSI e partiti laici (PLI, PRI e PSDI), riservando forse qualche posto ai membri del PCI e ai Radicali o meglio ancora, in uno spirito di riconciliazione nazionale, ai Missini.
Come accade in molte opere di satira, sono presenti figure reali del mondo politico dell’epoca camuffate da una sottile ironia (come il Presidente Sandor Perniti, il Presidente del Consiglio Berito Voraxi e lo scienziato Antonione Ziguico), Arthur Sheckley, che ricorda un famoso scrittore di fantascienza satirica, e l’inserimento dell’elenco ufficiale dei “rompicoglioni” da escludere a priori dalla salvezza per tutelare l’ordine della nuova oligarchia. La narrazione si muove su un impianto a incastri decisamente originale, arricchita dalle note del colonnello Bradbury (che ricorda un altro celebre scrittore di fantascienza) e mantiene alta la tensione, trasformando la lettura in un’esperienza stimolante che interroga costantemente il lettore sul confine tra realtà storica e finzione.
Scritto nel 1986, il libro mantiene un suo valore artistico che lo rende tuttora attuale; racconta la realtà di una casta politica autoreferenziale che sarebbe crollata solo pochi anni dopo con Tangentopoli (1992-1994); a livello di struttura l’espediente del messaggio inviato dal futuro al passato crea un cortocircuito narrativo accattivante; a livello satirico Sergio Turone diverte e graffia, ricordandoci che spesso la narrazione fantastica disturba i potenti molto più di un saggio documentato.
Millenovecentonovantaquattro è un’opera ingiustamente dimenticata che merita di essere riscoperta, capace di far riflettere con il sorriso amaro di chi sa che, sotto la maschera dell’assurdo, si nasconde spesso il vero volto del potere, i suoi reali obiettivi.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Millenovecentonovantaquattro
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