- Autore: Khaled Hosseini
- Categoria: Narrativa Straniera
- ISBN: 9788868367312
“Era strano vedere il mondo attraverso una grata. Incespicava continuamente nell’orlo. La innervosiva non poter vedere di lato, era sgradevole sentirsi soffocare dal tessuto che le copriva la bocca.”
Vibrante e coinvolgente. Le 430 pagine scorrono sotto gli occhi, scivolano tra le dita, si consumano in un battibaleno. Fertilizzante emotivo. Non si riesce a provare distacco, spesso e volentieri sentiremo un brivido freddo correre sulla schiena, gli occhi inumidirsi, il cuore accelerare. Khaled Hosseini cavalcando il successo editoriale de “Il cacciatore di aquiloni” si è prefisso l’arduo compito di parlare della questione femminile in Afghanistan. La vicenda di due donne tanto diverse quanto inesorabilmente vicine diviene paradigma per parlare, di donna, di guerra, di profughi, insomma di Afghanistan.
Nonostante ciò "Mille splendidi soli" non mi convince. Per carità, la narrazione è bellissima ma pagina dopo pagina tra una lacrima ed un sospiro si insinua una strana sensazione di artificialità. Questa cartolina mediorientale sa di deja vu. Crudo? Direi, piuttosto, al dente, pronto per essere assaporato e gustato dalla sensibilità occidentale. Le scene scuotono ma non sconvolgono, commuovono ma non terrorizzano, si aprono un varco tra le emozioni del lettore senza distruggerne le certezze. Ipocrita, denuncia gli orrori delle tante guerre per poi salutare con velato e subdolo ottimismo quella del 2001; usa la donna come pretesto per giustificare (o quantomeno vedere come minore dei mali) un nuovo intervento militare.
Era strano vedere il mondo attraverso una grata...
Un libro con il burqa. Il campo visivo è così ristretto da regalarci immagini parziali ed oleografiche. Non riusciamo a guardare il terreno culturale dove affondano radici di frutti tanto amari. Hosseini parla da occidentale: è negli Stati Uniti da così tanto tempo che sembra aver smarrito le proprie origini. Da buon medico scrive con il bisturi regalandoci pagine chirurgiche per il pubblico americano ed europeo. Scontato.
Voto 6,5/10
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Mille splendidi soli
Mariam è una “harami“, una bastarda, essendo figlia illegittima di un uomo ricco e della propria serva. Dopo il suicidio di sua madre Nana, con la quale viveva rilegata in una kolba afghana, su una collina, nella periferia di Herat, Mariam viene ospitata nell’abitazione del padre per il tempo necessario per trovarle un marito, tale Rashid: un uomo vedovo e violento e che è costretta a sposare. Così, a soli 15 anni, la ragazza si ritrova costretta a dare un erede all’uomo; ma ogni tentativo sembra essere vano. Per quanto Mariam si impegni, i bambini, prematuri, finiscono sepolti nel giardino di casa; aumentando la rabbia di Rashid nei suoi confronti, che la maltratta e mortifica quotidianamente.
Dall’altra parte della città vive Laila, figlia amata, cresciuta in una famiglia colta che, nel giro di pochi giorni, resta sola al mondo: Tariq, il suo fidanzato si arruola e parte per la guerra, e successivamente, a seguito di un bombardamento che colpisce anche casa sua, perde la sua famiglia, restando, così, orfana. Laila viene ritrovata tra le rovine di un palazzo e salvata proprio da Mariam, che decide di ospitarla a casa di suo marito Rashid, divenendo parte della famiglia. Qui iniziano i problemi: l’uomo decide di sposare anche Laila per avere quel figlio che Mariam non gli è riuscita a dare. Laila scopre subito di essere incinta, ma il figlio è di Tariq, che nel frattempo le hanno fatto credere morto. Alla nascita della bambina Rashid si comporta in maniera violenta, perché desiderava un figlio maschio. Più tardi Laila, di nuovo incinta, partorisce un maschio, Zalmai, che diventa l’orgoglio del padre e costringe Laila a chiudere la primogenita in un istituto per non distrarre da Zalmai le attenzioni della madre.
Proprio di ritorno da una visita all’istituto Laila incontra Tariq che è ritornato a Kabul ed apprende che la sua morte era stata una messinscena di Rashid per costringerla a sposarlo. I due si trovano ancora innamorati. Nonostante cerchino, in tutti i modi, di nascondere il loro amore, una sera, al ritorno del padre, Zalmai gli racconta dell’incontro con Tariq e Rashid, preso dall’ira, cerca di uccidere Laila. Miriam corre in suo aiuto e colpisce Rashid. Le due donne colpiscono il despota fino ad ucciderlo. Scoperte e arrestate per la morte di Rashid, Mariam decide di sacrificarsi per Laila ed i suoi bambini e confessa di essere stata la sola responsabile dell’omicidio, firmando così la sua condanna a morte. Laila sposa finalmente Tariq dal quale avrà un altro figlio. Quando gli Stati Uniti entreranno in Afghanistan Laila e Tariq ritornano a Kabul con i loro figli per soccorrere la popolazione e soprattutto donne e bambini sofferenti.
In uno scenario politicamente terrificante e culturalmente arretrato, fatto di guerra e soprusi, maltrattamenti e violenza, l’autore ci regala un gioiello: una meravigliosa storia, nella quale l’odio si alterna all’amore, facendolo prevaricare ed ispirando e auspicando un futuro migliore e pieno di speranza.