Medusa. Figure politiche dell’apocalittismo contemporaneo
- Autore: Agostino Petrillo
- Categoria: Saggistica
- Anno di pubblicazione: 2025
L’apocalisse dilazionata per emergenze - pandemiche, climatiche, economiche, sociali - è ora e qui. Diverse voci si sollevano nel deserto del pensiero critico, viziate da un senso di ineluttabilità che rischia di striminzire la denuncia, ridurla fine a sé stessa. Privo del dopo confortante dell’escatologia religiosa, e privo - altresì - di uno sguardo politico capace di risalire alle cause della catastrofe e (re)agire di conseguenza, l’attuale apocalittismo gira spesso a vuoto.
Ed è da questo vizio concettuale che muove Medusa. Figure politiche dell’apocalittismo contemporaneo, saggio socio-filosofico di Agostino Petrillo (Machina Libro, 2025) che pure se legittimando le istanze della denuncia (per così dire) apocalittica, ne sottolinea i limiti. Sin dalle prime righe introduttive del volume, l’autore dichiara infatti i propri intenti a chiare lettere:
Scopo di questo piccolo lavoro è […] demistificare, per quanto possibile, le retoriche di molto apocalittismo ambientalista contemporaneo, mostrando come discorsi che in apparenza si propongono come improntati a un estremo radicalismo, insistendo sull’approssimarsi della fine e sulla necessità di pensare “il mondo dopo l’uomo”, finiscano in realtà per condurre alla paralisi dell’azione politica e del pensiero critico.
La rassegnazione con cui di solito si declinano le espressioni dell’emergenza climatica (la più frequentata dal pensiero apocalittico) rischia insomma di atrofizzare quegli approcci critici al fenomeno indispensabili all’azione di contrasto: una “paralisi dell’azione” metaforizzata dalla Medusa che, sin dal titolo, sovrintende questo lavoro. La pars costruens del saggio di Petrillo mira all’individuazione delle cause emergenziali, che sono economiche e sono politiche, quindi affrontabili. Per approdare a questi obiettivi, l’autore procede ad ampio raggio di indagine, convogliando all’interno delle propria analisi l’incidente nucleare di Fukushima, la pandemia di Covid-19, le filosofie americane di riconciliazione con la natura, il cinema estremo di Werner Herzog, politicizzandone la trattazione in modo speculativo piuttosto che superficiale e/o rassegnato.
Secondo la maggior parte delle versioni, Medusa viene decapitata infine da Perseo: fuori metafora, l’obiettivo di Agostino Petrillo è quello di replicarne le gesta, decapitando la Gorgone del Capitale che parrebbe aver condannato il genere umano a un destino comune (globale) e drammatico. La crisi eco-sistemica è un dato di fatto e Medusa non lo nega: a maggior ragione occorre affrancarsi dallo sguardo paralizzante della Gorgone: un gesto liberatorio che non evada dalla paura ma sappia connotare al contempo l’apocalittismo secondo parametri di contrapposizione e di azione politiche. Di un nuovo sguardo
in grado di aggirare le secche di un presente terrorizzante, prendendo freddamente le mosse da una considerazione delle possibilità e delle difficoltà, distinguendo tra intelligenza politica e illusione.
Non è che possa definirsi impresa facile, resta tuttavia l’unica strada da percorrere mentre l’orologio dell’apocalisse (Gino Strada) è giunto ormai a un soffio dall’ultimo minuto.
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