- Autore: Linda Scaffidi
- Categoria: Narrativa Italiana
- Casa editrice: Fazi
- Anno di pubblicazione: 2025
Youssef, un bambino la cui famiglia è originaria del Marocco, cresce nel quartiere palermitano di Ballarò dove tutti lo conoscono come Peppe. La sua famiglia è povera ma sia il padre Alì, che vive nella costante nostalgia della sua terra d’origine, sia la madre Taslima, nata invece in Italia e quindi con mentalità più aperta verso il paese in cui la famiglia risiede, cercano di dare ai figli un’esistenza decorosa, anche se la famiglia vive con il limitato stipendio paterno affrontando quindi mille difficoltà quotidiane.
Questo è l’inizio del romanzo Le sette fate di Youssef (Fazi, 2025) della scrittrice Linda Scaffidi. Le vicende vanno dal 1983 fino al ventunesimo secolo e seguono passo passo le avventure e le disavventure di Peppe, ragazzino dalla mente pronta e dal cuore sensibile.
Quando il protagonista ha quasi sette anni, finalmente, dopo tante stamberghe in cui vivere, la famiglia trasloca in un piccolo appartamento nel cortile delle sette fate, sempre nel centro di Palermo.
“Ho trovato io questa bella casa e non me ne andrò per nulla al mondo”, diceva Taslima mentre saliva le scale con un leggero affanno.
Naturalmente anche la nuova dimora non è una reggia ma, al confronto delle abitazioni precedenti, sicuramente più grande e abitabile. Era stato quello il primo gesto d’indipendenza di Taslima nei confronti del marito Alì, che non accettava che una donna lavorasse fuori casa. ma lei lo aveva fatto soprattutto per dare una vita più gradevole ai figli Youssef e Fatima. La donna si era cercata un lavoro per contribuire alle spese domestiche e per avere una vita migliore.
“Scommetto che non sai perché questo posto si chiama così, cortile delle sette fate, non è vero?”
Con lo sguardo alla torre: “E queste fate alle quali accennavi abitano lì dentro?”
“Alcuni dicono di sì. C’è chi giura di averle viste: sono delle fate rapitrici.”
“Ti portano via?”
“Solo per una notte: ti conducono in volo, ti fanno planare nell’acqua come se avessi le ali, ti fanno danzare al suono di musiche celestiali mai sentite e prima dell’alba ti riportano indietro…”
In quest’atmosfera quasi magica stride la quotidianità del luogo: Alì, col cuore intriso di nostalgia per il paese natio, un luogo estraneo alla moglie e ai figli, un paese remoto martoriato da mille contraddizioni, a malapena riesce a mantenere la famiglia e Peppe, con la sorella Fatima. è abituato a una vita di ristrettezze. Il migliore amico di Peppe è Mui’zz: si erano conosciuti in prima elementare e avevano frequentato otto anni di scuola insieme. Ambedue di provenienza straniera, spesso, per il colore scuro di Mui’zz e ambrato di Peppe, avevano ricevuto insulti e prese in giro. Eppure, nonostante ciò, i due erano i migliori studenti sia alle elementari che alle medie. Poi, per Peppe, ecco il primo “strappo emotivo” adolescenziale: Mui’zz non si può iscrivere al liceo
Devo aiutare mio padre, non ce la fa da solo al mercato. E tu Peppe che farai?
Il protagonista ha davanti a sé un altro destino: la madre sogna per lui un futuro da laureato, ma si guarda bene dal confidarsi con il marito assolutamente contrario agli studi. Al liceo Peppe fa nuove conoscenze ma spesso non si trova a suo agio
Udiva alle spalle risatine soffocate, frasi pronunciate in tono sommesso: - Io non mi siedo vicino al turco, hai visto com’è vestito?
Mui’zz lo incita ad andare avanti, perché lo scoramento comincia ad albergare in Peppe. Poi finalmente la prima amicizia con Teresa, una compagna di classe.
Potresti darmi una mano con le lezioni d’italiano, sei piuttosto bravo. Io, in cambio, ti aiuterò con la matematica, il prof dice sempre che potresti far meglio.
Le difficoltà si alternano a momenti più sereni: Peppe studia tantissimo e dà il meglio di sé al liceo. Il professore lo apprezza
L’insegnante ruotò il foglio, si sistemò gli occhiali, spalancò gli occhi.
“Versi tuoi?”
Peppe prima esitò, poi finì per annuire.
“Accidenti!”
Sentì la mano dell’insegnante poggiarsi sulla spalla.
“Voglio che la completi, promettimelo.”
È questo l’inizio del percorso creativo di Peppe, un ragazzo dalle doti non comuni, un giovane affascinato dalle poesie di Quasimodo ma anche vicino a Ibn Hamdīs, il poeta nato e cresciuto a Siracusa le cui liriche sono struggenti e melodiose.
Il giovane Peppe, ancor prima del diploma, si trova a far scelte difficili anche per un adulto. Promette a sé una cosa
Io accetto la grande avventura di esser me stesso.
E fa questo anche quando sarà lontano dalla famiglia, anche quando dovrà adattarsi a dormire tra i banchi del mercato, anche dovrà scegliere di fidarsi di chi gli tende una mano.
Le sette fate di Youssef è una narrazione affollata di personaggi e di sentimenti. Va assolutamente annoverata fra i romanzi di formazione ed è un’ottima lettura che può dire e dare tanto in termini umani; e parla di patriarcato e di tentativi per cambiare tale situazione, di malinconia, di disperazione, di speranza, di perdite ma anche di quel coraggio a volte così difficile da trovare.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Le sette fate di Youssef
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