Le ragazze sono andate via
- Autore: Giulia Fazzi
- Categoria: Narrativa Italiana
- Casa editrice: Mondadori
- Anno di pubblicazione: 2026
È tra le mani dei lettori dal 12 febbraio il terzo libro di Giulia Fazzi, Le ragazze sono andate via (Mondadori, 2026), un romanzo di formazione, una storia corale che intreccia la finzione letteraria a un fatto di cronaca. Nonostante il titolo abbia una chiara declinazione al femminile, il libro è indirizzato a un pubblico ampio che si può facilmente riconoscere nelle emozioni che vi sono rappresentate.
Si tratta di una storia che ci proietta indietro nel tempo, che ci fa tornare al 1989 e ci spinge contemporaneamente in avanti grazie alla voglia di vita e a quel brulichio che agita il cuore di ogni adolescente: Arianna, Federica e Simona assieme alla città di Modena sono le protagoniste di questo romanzo in cui ognuna abita la vita e reagisce in modo differente alle pressioni del mondo esterno.
Siamo nella provincia ricca del nord Italia, che tra gli anni Ottanta e Novanta viene sconvolta dagli omicidi di diverse ragazze legate al mondo della prostituzione e della tossicodipendenza: subito si pensa a un killer seriale che però non verrà mai identificato. Questo fatto entra nelle vite delle ragazze e le tocca in modi differenti nella primavera del loro terzo anno di scuola superiore, proprio quando si affacciano alla vita.
Modena, che assume quasi caratteristiche antropomorfe, le accoglie e le respinge con le sue strade, le piazze, la stazione, i parchi, ma non è in grado di proteggerle e sembra non voler fare i conti con queste morti che, dopotutto, avvengono ai margini della società: è Simona ad avviare il proprio percorso verso la presa di coscienza del fatto che una città che non è in grado di proteggere i suoi figli più fragili, non è la città nella quale vuole vivere. Perché quelle ragazze erano finite a prostituirsi? Cosa era andato storto? E perché questo, in fondo riguardava anche lei? Si scontra con chi si ritiene al sicuro in quanto normale, protetto da una vita tranquilla e lontana dai margini della società: alle ragazze viene detto di frequentare il centro, le vie dei negozi illuminate, di uscire di giorno e mai da sole. Viene chiesto loro di restringere i confini della città, una città che per le ragazze diviene ostile e pericolosa, che sottrae ai giovani sempre più spazi pubblici in cui frequentarsi e socializzare e che li vuole esclusivamente “clienti” e fruitori di beni di consumo.
Simona per prima comprende che solo un “atto politico”, soltanto sentirsi sorelle, unite, fare gruppo e organizzarsi le può salvare: “Io. Te. Lei. Loro.”, tornare a essere società e ad uscire dall’individualismo. Soltanto questa può essere la strada per riprendersi la città e poter girare sicure, al di fuori del confine che è stato costruito attorno a loro, perché
a cosa serve essere femministe se non sento come una sorella […] la ragazza che si prostituisce e si fa di eroina?
Del resto, appare chiaro che se una persona fragile può dirsi sicura, ognuno può dirsi al sicuro. E gli adulti in tutto questo? Sono quantomeno distratti, incapaci di comprendere davvero i loro figli, sottomessi dalle apparenze e confortati dalla tranquilla vita borghese.
Sono molti i fili che intreccia questo romanzo, dolce e amaro: l’amicizia come spazio sicuro, la scuola, l’incomunicabilità tra generazioni, il senso di colpa. Con una scrittura diretta e tagliente, Fazzi ci regala un romanzo che dialoga con il nostro presente e punta il dito sul lettore, lo chiama in causa e lo spinge a prendere posizione. “Pesate che questa storia non vi riguardi?” è la domanda retorica sulla quale ci viene chiesto di riflettere.
Scrivere questa storia significa colmare un vuoto, dare voce a chi non ce l’ha, mantenere la memoria, affinchè ciascuno di noi possa dire “questa città è anche mia”.
Le ragazze sono andate via
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