Quando parliamo di fiabe europee, pensiamo ai fratelli Grimm, a Perrault o anche a Calvino. Ma l’Europa è un continente che ha popoli diversi tra loro e anche popolazioni particolari come i Lapponi (o Sami), ultimo popolo nomade europeo, collocato all’estremo nord della Scandinavia e della Russia. Oggi integrato nella logica occidentale del consumo, il popolo sami ha subito discriminazioni e forme di razzismo, perché una società nomade e matriarcale come la loro era inconcepibile per gli Indoeuropei.
Il loro repertorio favolistico è enorme e molto interessante sul piano etnologico.
“La zampa d’orso”: la trama della fiaba lappone con protagonista Irjan
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La zampa d’orso, pubblicata nella raccolta Fiabe lapponi di Iperborea, è la fiaba di cui vorrei parlare.
È la storia di Irjan, un povero lappone privo di renne e quindi di ricchezza, che vive con la sua famiglia in una casa isolata da tutto il mondo. Non è un uomo cattivo, però il suo comportamento è strano in quanto spesso, nella stagione invernale, si allontana dalla casa. Un giorno Irjan si perde nel bosco e la moglie prima manda i figli, poi va lei stessa a cercarlo, non mostrandosi paurosa: la donna nelle fiabe lapponi è pronta, coraggiosa, compagna dell’uomo.
Audne viene così a sapere il segreto del marito, che è terribile: l’uomo, durante i suoi vagabondaggi, si trasforma in orso e cade in letargo. Anche la moglie, giunta nel bosco, subisce la stessa trasformazione; così il marito, capendo che è in pericolo, offre la sua vita tramite uno stratagemma affinché Audne ritorni umana.
Iljan ha un destino segnato: i figli lo cercano e uccideranno l’orso, ma Audne, se salta sulla pelle dell’orso, potrà salvarsi. E così avviene. Ma la gamba sinistra della donna era a terra, e perciò rimane ursina.
“La zampa d’orso”: il rapporto fra uomini e animali
La fiaba è molto semplice, non mostra re o streghe, anzi i protagonisti sono due poveretti che si amano molto e cercano di sopravvivere in un ambiente durissimo.
Il tema della trasformazione degli uomini in animali ci riporta all’epoca medioevale e ai luoghi più oscuri d’Europa, in cui uomini e animali si conoscevano e a loro modo si rispettavano. L’orso, un animale ancora oggi presente, era temuto dalle comunità sami perché predatore non solo di bestiame, ma anche di uomini. E tuttavia la religione sami vedeva nella caccia all’orso una cerimonia sacra, tanto che la pelle dell’animale era conservata come portafortuna.
Ma questo gesto può avere un valore simbolico. I figli hanno ucciso il padre, hanno commesso un crimine orrendo e violato un tabù, eppure Irjan continua a vivere nella zampa della moglie che, essendo donna, rappresenta la continuità della casa.
Il passato deve morire perché il futuro viva, ma non può sparire per sempre perché la tradizione si faccia portavoce della comunità. Da ciò si evince come i Sami abbiano dimostrato dignità e orgoglio, e la loro vita è stata in comunanza con la natura.
Umanità e ferinità non sono contrapposte e per questo noi dobbiamo ricordarci che l’uomo è solo una delle tante forme di vita del mondo; ed è proprio a ciò che servono racconti come questo di cui si è parlato.
Recensione del libro
Fiabe lapponi e dell’estremo nord
di Bruno Berni (a cura di)
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: “La zampa d’orso”: una fiaba lappone sul rapporto tra umani e animali
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