Il tran tran quotidiano di Brian, il protagonista del romanzo d’esordio di Tony Santorella, non potrebbe essere meglio riassunto di come fanno le otto parole che ne compongono il titolo: La vita noiosa di un lupo mannaro gay (Fandango libri, 2026, trad. di Ersilia Rappazzo). Certo, la licantropia aggiunge un tocco quantomai inusuale – non è mica da tutti farsi spuntare zanne e una folta pelliccia sulle spalle a ogni luna piena; ma per il resto, la sua esistenza è proprio un disastro.
A venticinque anni, Brian ha ben poco di cui andare fiero; il ritiro dal college ha poi dato il colpo di grazia al rapporto con i suoi, e il soggiorno a casa loro è stato un vero incubo. A peggiorare le cose, dopo il difficile coming out sulla sua omosessualità, anche la mezza frase strascicata fra i denti sul suo, come definirlo? piccolo disturbo che lo coglie ogni mese; dopo averlo sussurrato, la madre si è messa a pulire metodicamente ogni posata usata, manco fosse una malattia trasmissibile col solo tocco dell’epidermide. Insomma, adesso che ha trovato una sistemazione (per niente sistemata, anzi un vero e proprio casino di scatoloni e cibo semiammuffito) lontana dalla sua famiglia, Brian fa la spola fra il bar dove lavora ogni sera e gli incontri su Grindr, ben attento alle notti di luna piena. Se nelle altre, infatti, può permettersi di ubriacarsi fin quasi a perdere i sensi, in quella specifica nottata è costretto ad allontanarsi il più possibile e rintanarsi in qualche bosco o parco. Ben che vada, si ritroverà il mattino dopo con lo sgradevole sapore di rogna di un tasso o uno scoiattolo in bocca; mal che vada, come è già successo, con la notizia di un omicidio di cui lui è l’involontario assassino.
Le cose prendono una svolta inattesa con l’arrivo al bar di Tyler, un tipo in giacca e cravatta (cioè a dire l’esatto opposto di Brian, con i calzini sempre bucati) che lo abborda con una rivelazione sensazionale: anche lui è un lupo mannaro. Per Brian si spalanca così la possibilità di un elemento essenziale per ogni individuo e per ogni lupo, appartenere a un branco; e, seppure con una diffidenza titanica, inizia a frequentare l’apparente imprenditore, sempre più convinto delle possibilità che Tyler sembra proporgli. Il tizio, infatti, lo convince che, con un allenamento costante e brutale del corpo e della mente, fra esercizi fisici al limite del sopportabile e un training mentale scandito da mantra e pensiero positivo, l’energia da lupo mannaro possa trasformare i licantropi in qualcosa di simile a super uomini. Niente male per un lupo solitario come Brian. Peccato che la proposta di Tyler abbia almeno due grossi difetti: anzitutto è improntata su “mascolinità, potere e aggressività”, e poi sembra assumere ogni giorno di più le sembianze di un brand, pubblicizzato sui social e dai contorni assai poco chiari.
Il romanzo mostra così la discesa sempre più a capofitto di Brian fra le spire soffocanti di Tyler: si allontana dai colleghi, unici punti fermi sinceri della sua esistenza, si rinchiude sempre più in sé stesso e, benché le notti di luna piena sembrino essere più sopportabili, il suo animo risente sempre più della manipolazione psicofisica dell’imprenditore. Arrivano altri lupi mannari, ovviamente, e un campeggio che si rivela essere un vero e proprio incubo; così le pagine scorrono fino al finale, che, come il titolo sembra già annunciare, prevede ovviamente, nel rispetto delle regole del genere, pallottole di argento e combattimenti sanguinolenti all’interno del branco.
Appena saputo che una volta al mese si trasforma in un orrendo mostro del mondo delle fiabe, se la sarebbero data a gambe. E stavolta niente scatoloni con stoviglie e teli mare come premio di consolazione. Ma è così stanco di tenersi tutto dentro. Vorrebbe dirglielo e basta, levarsi il peso, quali che siano le conseguenze, farla finita, e forse potrebbe esserci anche una piccola, minuscola, terribilmente remota possibilità che...
La vita noiosa di un lupo mannaro gay mette in scena, con alcune pagine meno convincenti di altre ma comunque con una solida tenuta della storia e una suspense sempre alimentata dai meccanismi dei vari personaggi, il percorso difficile e impervio di accettazione di sé, lo sgambetto del silenzio dentro il quale spesso ci muriamo pur di nascondere enormi pezzi di noi e la debolezza fisica e mentale della solitudine. Una storia di autoconsapevolezza, perché, come lampeggia in verde in quarta di copertina, "Un lupo solitario è solo un lupo alla ricerca di una comunità".
- Autore: Tony Santorella
- Categoria: Narrativa Straniera
- Casa editrice: Fandango Libri
- Anno di pubblicazione: 2026
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: La vita noiosa di un lupo mannaro gay
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