La scoperta dei resti di san Pietro come un romanzo, la vita dell’archeologa scopritrice come la sceneggiatura di un film, gli studi caparbi di una protagonista sconosciuta nel Novecento e c’è un’altra primattrice di questo libro-film: l’inconfondibile basilica romana sul colle Vaticano, la più grande della Cristianità, intitolata al pescatore giudeo di anime. La tomba di San Pietro. La storia dimenticata di Margherita Guarducci è una novità Minerva, casa editrice bolognese, nella collana Egida (maggio 2025, 160 pagine), opera di Tiziana Lupi, giornalista, programmista Mediaset e Rai (ha scritto qualche puntata di “Don Matteo”), regista di documentari e scrittrice esperta in temi vaticani.
Margherita Guarducci (1902-1999), donna pioniera nelle professioni, fiorentina mai disposta a compromessi, sempre fedele al suo pensiero, come le concittadine Oriana Fallaci e Margherita Hack. Le si deve uno dei più grandi ritrovamenti religiosi, storici e archeologici della storia. È raccontato in un romanzo dal vero, dedicato dall’autrice a tutte le donne dimenticate nella storia, ieri, oggi e domani. Un manifesto di femminismo vero, non di facciata o di mera protesta di piazza (sempre che il persecutore patriarcale da condannare non sia immigrato o musulmano). Perché Tiziana non si limita a rivendicare la parità femminile: la dimostra, testimoniando la capacità tradita di una grande donna. Non scandisce slogan e poi corre a ritemprarsi con uno spritz, ma denuncia, argomenta, ribadisce, senza paura di mettersi contro i potenti. Non nasconde che questa storia ha dato “non solo molto fastidio ad alcuni esponenti della Chiesa e della cultura italiana, ma è stata anche considerata ’minore’”. Aggiunge che di tutte le grandi istituzioni politiche e religiose una è “immune” al femminismo e alla necessità di un cambio di passo. Eppure, il ruolo delle donne nella Chiesa cattolica non è stato trascurabile, dalle origini del Cristianesimo, e hanno giocato un ruolo cruciale nella formazione delle comunità cristiane.
Il libro si avvale della prefazione, a dir poco strepitosa, di Marco Spagnoli, critico cinematografico, sceneggiatore, regista, giornalista, il primo a parlare a Tiziana di Margherita Guarducci. Questo testo, fa notare, mette insieme fatti realmente accaduti, storie, leggende e ipotesi non del tutto confermate, ma che rendono il significato di una delle più grandi scoperte di reperti d’ogni tempo. Il prodotto di Lupi va preso per quello che è e vuol essere, un’opera di finzione con al centro una profonda verità: Chiesa e studiosi hanno dimenticato il lavoro, l’impegno e la passione di una donna, la più grande epigrafista mondiale del XX secolo.
Ne parla come di una “Lara Croft ante litteram”, per lo studio in Grecia ad appena vent’anni, della Macchina di Anticitera, il più antico calcolatore meccanico conosciuto (II-I secolo a.C.). A lei si devono il ritrovamento delle ossa di san Pietro nel 1963 e gli studi che ne confermarono nel 1964 l’appartenenza al fondatore della Chiesa.
Una donna di cui, però, si è dimenticato il nome e che solo gli studiosi ricordano.
Non ebbe molti amici e non si conoscono amori di Margherita, che visse con la sorella. Fu di granitica fede cattolica, schierata contro il divorzio e l’aborto. Una figura di conservatrice anomala, per un verso emancipata per un altro reazionaria, per questo ignorata dalla Sinistra e scomoda per la Destra. Franco Cardini, suo allievo, ha tratteggiato una biografia in cui ricorda che si laureò giovanissima, a Bologna, nel 1924, quando solo poche donne frequentavano l’università. Dopo un soggiorno ad Atene, fondamentale per la formazione di epigrafista e archeologa, divenne ordinaria nel 1942 nella Sapienza di Roma. Nel 1969 entrò nell’Accademia dei Lincei, mai facilmente accessibile alle donne.
Erano stati gli scavi in Grecia e a Creta a darle fama accademica, più all’estero che in Italia. Nel 1952, papa Pio XII affidò alla professoressa quarantenne la verifica della presenza nella basilica di tracce almeno archeologiche della tomba dell’apostolo Pietro, sistemata in loco in età costantiniana. Margherita Guarducci si mise al lavoro, infaticabile, metodica. Partì dalla decifrazione di alcuni graffiti sotto l’altare della Confessione in basilica. Richiesero anni d’impegno, in un sito angusto, fisicamente scomodissimo. Nel 1963, riuscì a identificare
quelle che ancor oggi, con molta probabilità, si possono ritenere le autentiche reliquie di san Pietro. L’archeologa aveva riportato alla luce le ossa del principe degli apostoli; ci mise essa stessa quasi un anno a convincersene, ma nel 1964 lo dichiarò senza più dubbi.
Riteneva che le circostanze della sua scoperta fossero state “provvidenziali” (un l’aiuto divino), abbiamo detto infatti della sua fede cristiana saldissima.
Papa Paolo VI non mancò di esprimerle gratitudine, per una scoperta pari o quanto meno non inferiore a quella delle mura di Troia o della tomba del faraone Cheope. Eppure, non ottenne fama né riconoscimenti. Al contrario, tante le critiche e i contrasti, negli stessi ambienti vaticani. “Uscì dal suo ispido riserbo” nel 1989, con un libro divulgativo, La tomba di Pietro. Una straordinaria vicenda, che suscitò nuove polemiche e accuse di scarsa scientificità e discrezione. Provocava, si muoveva nel mondo della scienza come un elefante in un negozio di cristalli. Celebri anche le sue polemiche sul manufatto della Cattedra di San Pietro e sulla statua bronzea dell’apostolo, attribuita ad Arnolfo di Cambio, 1200, ma da lei giudicata opera del V secolo.
- Autore: Tiziana Lupi
- Categoria: Saggistica
- Anno di pubblicazione: 2025
- ISBN: 9788833247892
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: La tomba di san Pietro. La storia dimenticata di Margherita Guarducci
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