La stagione delle illusioni
- Autore: Mauro Caneschi
- Genere: Storie vere
- Categoria: Narrativa Italiana
- Casa editrice: Arkadia editore
- Anno di pubblicazione: 2025
Mauro Caneschi titola questa sua autobiografia La stagioni delle illusioni (Arkadia editore, 2025), e va dai primi vagiti al lavoro dopo la laurea universitaria. Non è un romanzo realmente preso da fatti privati, oggettivi, perché ogni tipo di realtà scritta sul proprio passato è menzognera, in caso contrario non sarebbe letteratura, mai.
Nato nel 1952, Caneschi è oltre l’essere boomer, ma così si definisce e così noi riportiamo, e chi scrive trova questi modi di dire, come millenial o generazione zeta e altro, dei tentativi di semplificazione che non giovano a nessuno, solo agli studiosi di sociologia e agli esperti di marketing. Non si può ridurre in poche pagine cosa siano stati gli anni Settanta. Si andava a scuola, con la maestra/o e gli altri coetanei della prima elementare. Raramente veniva un padre e metteva in macchina bambini a più non posso. Non c’erano controlli come ora, evidentemente. Si portava rispetto ai genitori anche quando si era preso un buon voto in matematica, ma nel più completo understatement, che significava un breve riposino e i compiti da fare e poi giù in cortile o in oratorio. I genitori li si vedeva a cena e poi dopo a dormire.
Caneschi ricorda l’omicidio del presidente Kennedy con Jackie, la moglie, nella macchina scoperta, tutta piena di sangue. Aveva undici anni; quindi, per quanto fosse enorme quello che era successo, continuò a fare le cose che fanno i bambini alle scuole elementari. In compenso Caneschi aveva il pallino dei film di fantascienza e leggeva sempre libri di altre galassie. E il padre e la madre erano maestri elementari, quindi non rinunciavano a gite programmate o a imparare a sciare. E c’era una netta divisione tra maschi e femmine, mentre nei cortili si era tutti insieme. Una famiglia piccolo borghese, quella dei Caneschi, ma dove i padri aiutavano le mogli nei lavori domestici, dal momento che facevano lo stesso lavoro. Poi, avendo vissuto in Toscana da decenni, non soffrivano delle malinconie degli immigrati che lavoravano in Piemonte o in Lombardia.
Anche la composizione genitori e figli era "lineare", padre, madre e due fratelli, Mauro quello più piccolo. Non c’erano bambole ma le foto adesive dei calciatori, non c’erano discorsi che riguardavano l’educazione sessuale ma certamente avevano un loro lessico familiare. Poi arrivò il momento dei motorini, della Vespa e, nel 1966, l’alluvione su Firenze e dintorni, dove i ragazzi partivano da altri paesi e regioni per aiutare i fiorentini.
Se proprio dobbiamo trovare un difetto a Caneschi è quello della ripetitività con altri romanzi, ma gli anni erano quelli e lo scrittore non vuole mischiare troppi stili di narrativa. Poi ci vuole poco per diventare pesanti e opachi per rinunciare a stilemi piani e comprensibili. Il mare, la libertà dell’adolescenza, le prime cotte per le ragazze belle. Con minigonne sempre più corte, merito di Mary Quant. e i ragazzi pieni di brillantina che poi diventò il gel per capelli.
Forse le pagine più sentite, dove non ci sono ricordi ironici o divertenti, sono quelle sul rapimento e l’uccisione dello statista Aldo Moro, nel 1978. Ma dal momento che l’Italia si fermò, la morte di Moro fu scioccante per immigrati, residenti, famiglie altolocate o poverissime. Gli anni Settanta furono complicati perché le brigate rosse nacquero a Milano, ma si estesero con una certa velocità. Nel frattempo Mauro si laurea, trovando come sfondo ancora i capelloni, gli stivali alti, la austerity per il prezzo esoso del petrolio e dunque della benzina. Poi l’incursione e la pericolosità dell’eroina, che fece strage di giovani è solo abbozzata.
La stagioni delle illusioni è un libro in cui ti immergi, ha molte verosimiglianze con altri romanzi e in più è affettuoso e spigoloso. Una scrittura asciutta, senza fronzoli. Da leggere.
Le stagioni delle illusioni (Eclypse Vol. 182)
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