- Autore: Minsoo Kang
- Categoria: Narrativa Straniera
- Casa editrice: Nord
- Anno di pubblicazione: 2026
- ISBN: 9788842936503
Una storia è una storia solo se qualcuno la ascolta.
Italo Calvino lo sapeva bene. E anche Minsoo Kang, storico e scrittore coreano-americano, con il suo romanzo d’esordio La malinconia delle storie sospese, pubblicato negli Stati Uniti nel 2024 e da aprile 2026 nelle librerie per la casa editrice Nord nella traduzione di Federica Garlaschelli. Un romanzo che richiama l’eco lontana di Sherazade (raccontare per sopravvivere) e affonda le radici nella mitologia dell’Asia orientale, popolata di divinità imperfette, animali leggendari e regni immaginari, per portarci in un territorio dove la storia e il mito non sono opposti ma facce della stessa medaglia.
Il romanzo si articola su tre piani narrativi, Mito, Storia, Vita, che si intrecciano come voci di una stessa partitura attraversando tremila anni. Nel Mito, "il cantastorie" racconta agli scrivani dell’imperatore Sole Velato le origini del Grande Cerchio: divinità imperfette, regni leggendari, una cosmogonia intera nata dalla sua fantasia. Nella Storia, quelle stesse leggende diventano oggetto di studio: "lo storico" ricostruisce in chiave accademica le grandi dinastie del regno, cercando di separare il mito dalla realtà. Nella Vita, lo stesso storico vive nel presente con un lutto improvviso e al fianco di "l’assistente" (studiosa, sua amante e mente teorica del romanzo), che lo spinge verso quella che insieme chiamano storicizzazione creativa: usare l’immaginazione dove la storia tace. Tre voci distanti millenni che sembrano separate e che alla fine convergeranno verso una risposta inattesa, al crocevia tra storia, letteratura e immaginazione.
Al centro di quel crocevia narrativo Kang colloca "il cantastorie", figura che richiama il parallelo metatestuale con Sherazade. Come la protagonista de Le mille e una notte, anche lui racconta storie per sopravvivere — ribaltandone però ruolo e finale. Sherazade è consapevole, lucida, strategica. Il cantastorie è l’opposto: crede nel valore di ciò che fa e ne viene tradito. La sua è una sopravvivenza a tempo. Un tempo lungo quanto le storie che sa raccontare. Finite quelle, finisce anche lui. Ma non senza una vendetta narrativa, silenziosa e perfetta, che si incatena con l’altro grande personaggio del romanzo: "lo storico", uomo colto e affettuoso che nel dolore e attraverso il dolore cerca risposta, forma, senso alla sua esistenza. Due vite lontane millenni che il romanzo, nel suo epilogo, porterà a incontrarsi in un modo che il lettore non si aspetta.
Una ricerca di senso che trova terreno fertile nel mondo immaginario che Kang costruisce. Il Grande Cerchio richiama l’ambizione mitopoietica di Tolkien, ma l’autore fa propria quella struttura per poi sovvertirla: dove Tolkien costruisce il mito per dargli gravità sacrale, lui lo attraversa con ironia popolare, con dèi difettosi e umani, con una commedia che non esclude la profondità ma la abita. È lo spirito della narrativa orale asiatica, non del fantasy epico occidentale. Ciò non esclude profondità e riflessione, che trovano nella scrittura il suo preciso registro con una traduzione (quella di Garlaschelli) che è polifonica, con belle scelte lessicali.. Orale e ritmica quando deve narrare il mito; accademica quando parla di storia; dimessa quasi sobria nel racconto nel contemporaneo.
La lingua così usata si fa registro invisibile di una traccia narrativa mai gridata. Ma detta piano. Quasi la si volesse far depositare per farlo diventare fertile di significati. Perché la storia - ogni storia - è un racconto di voci sopravvissute. Di parole che danno voce al silenzio. Chi scrive o racconta non lo fa per se stesso. Lo fa per chiunque. Su qualunque argomento. Perché
le storie senza finale m’intristiscono sempre
se non ascoltate e accolte da un cuore, da una vita. Kang non offre consolazione. Offre qualcosa di più: la consapevolezza che ogni storia non raccontata lascia un vuoto reale. Che è esistenza vissuta, pronta a diventare a sua volta una storia.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: La malinconia delle storie sospese
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