- Autore: Licia Tumminello
- Genere: Romanzi e saggi storici
- Categoria: Narrativa Italiana
- Casa editrice: Nord
- Anno di pubblicazione: 2026
La lunga estate dei gelsomini (Nord, 2026) di Licia Tumminello, palermitana di nascita e cremasca di adozione, è un romanzo che trae ispirazione dallo sciopero delle gelsominaie siciliane del secondo dopoguerra. La scrittrice, laureata in Giurisprudenza, ha lavorato per anni in ambito bancario, prima di dedicarsi alla scrittura.
Milazzo, estate 1945. “Grazia ora lavora di notte, alla piana”.
Grazia Costa, 23 anni, lavorava come bracciante nella piantagione del barone Gioacchino Puglisi da quando aveva undici anni. Per lei non era un gran sacrificio, non durava tutto l’anno la raccolta dei gelsomini: da giugno a ottobre, certe annate anche a novembre, e meglio se succedeva. Però doveva lasciare il letto, dove ora dormiva sonni tranquilli accanto a suo marito Michele. I gelsomini, appena iniziano a sbocciare non conoscono riposo. Fioriscono in continuazione, dal lunedì alla domenica, pioggia o sole, tramontana o scirocco, e tutte le notti vanno raccolti, senza saltarne una. Le gelsominaie lo sapevano. I caporali non si facevano scrupoli a lasciare a casa le svogliate.
C’era fame di lavoro e la giovane donna in tutti questi anni ne aveva visto di sventurate, giovani, meno giovani, alcune bambine come fu lei che raccoglieva i gelsomini da quando aveva 11 anni nella piantagione del barone Liborio Puglisi. Tutte le sue compagne la consideravano una caposquadra, la rispettavano e l’ascoltavano. Era lei che spiegava alle nuove come il fiore andava raccolto e tenuto per non rovinarlo. Invece per il padrone e i caporali, sotto i fazzoletti e grembiuli le donne erano tutte uguali. Contavano solo gli occhi, le mani e il peso della cesta che ognuna riempiva, notte dopo notte.
Da bambina Grazia, molto brava a scuola, voleva diventare maestra come la sua maestra Bianca per insegnare l’italiano, la matematica, le piante e gli animali. Però le cose erano andate diversamente. Stava per cominciare a soffiare un vento diverso e spettava a Grazia saperlo intercettare per volgerlo a vantaggio di tutte loro.
Alla scrittrice il merito di aver portato alla luce una vicenda ancora troppo poco conosciuta: la lotta delle gelsominaie per il riconoscimento dei loro diritti. Ricordiamo che le donne iniziavano la loro giornata lavorativa alle due del mattino circa, quando il fiore raggiungeva il massimo del suo profumo, e stavano chine fino all’alba lavorando intensamente con i piedi immersi nella terra bagnata, molte volte causa della comparsa di infezioni. Una volta raccolti, i gelsomini venivano messi nella tasca del grembiule e poi riversati dentro le ceste che, piene, venivano trasportate nelle distillerie della città per poi spedire i piccoli fiori in Inghilterra e in Francia per la produzione di profumi. Per produrre 1 kg di concreta da spedire, però, erano necessari circa 330 kg di fiori. Ogni gelsominaia ne raccoglieva in media circa 3 kg al giorno e la sua paga era di 25 lire giornaliere.
Grazia Costa, un’eroina indomita e indimenticabile che entra nel cuore del lettore, intende fermamente rivendicare ciò che le spetta per sé, le sue compagne e per tutte le donne che verranno. “Un muro altissimo da sbriciolare. Un muro altissimo e lei, piccola, ad affrontarlo. A mani nude”.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: La lunga estate dei gelsomini
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