- Autore: Giuseppe Candela
- Categoria: Saggistica
- Anno di pubblicazione: 2025
Con La letteratura fantasy. Teoria e storia di un genere narrativo (Fede & Cultura, 2025), Giuseppe Candela – dottore di ricerca in Studi Umanistici all’Università di Palermo – offre ai lettori la prima monografia italiana davvero completa e metodologicamente rigorosa dedicata al fantasy, fondata su un’ampia conoscenza della critica specializzata, soprattutto anglofona. Il volume colma un vuoto significativo negli studi letterari italiani: il fantasy, infatti, è stato a lungo percepito come un genere “minore”, spesso relegato alla letteratura popolare o per l’infanzia, e raramente considerato meritevole di un’indagine accademica sistematica. All’estero la situazione è solo in parte diversa: anche se nel mondo anglofono il fantasy gode di maggiore attenzione, rimane comunque un campo di ricerca minoritario spesso affidato più agli appassionati che agli studiosi accademici.
Eppure, il fantasy annovera autori che hanno saputo raggiungere livelli altissimi di qualità letteraria. Tolkien, Lewis, Le Guin, Pullman, Erikson e molti altri hanno sviluppato una scrittura complessa, un uso consapevole della lingua e dello stile, strategie narrative innovative e un confronto serio con temi etici, politici e filosofici. Come accaduto per altri generi un tempo considerati “paraletterari” – dal giallo di Doyle, Christie o Simenon alla fantascienza di Dick, fino all’horror di King –, anche il fantasy merita di essere riconosciuto come forma letteraria pienamente legittima, dotata di una propria storia, di una propria estetica e di una tradizione ricca e stratificata, nella quale convivono testi di consumo e opere di grande valore capaci di influenzare l’immaginario collettivo.
Questo libro, con oltre 500 pagine, interviene con autorevolezza su questo scenario, offrendo uno strumento critico solido per orientarsi nello studio del genere.
La prima parte (“Teoria del fantasy”, pp. 11-96) affronta le questioni fondamentali: definizione del genere, suoi tratti distintivi, principali modelli critici e rapporto con la tradizione teorica internazionale.
La seconda parte (“Storia del Fantasy”, pp. 97-502) ripercorre invece la storia del fantasy dalle origini fino agli sviluppi contemporanei, dedicando ampio spazio agli autori fondamentali, da Tolkien (vero e proprio "padre fondatore") ai maggiori protagonisti degli ultimi decenni, senza trascurare la “preistoria” del genere dalle sue radici antiche e medievali, fino ai narratori del primo Novecento. L’analisi non trascura nessun autore degno di nota, dedicando spazi più ampi ai protagonisti fondamentali della tradizione che hanno contribuito a fondare il genere e agli scrittori che ne hanno rinnovato i modelli negli ultimi decenni. Ne emerge un quadro esteso e rigorosamente documentato, che delinea per la prima volta un vero e proprio canone letterario del fantasy e restituisce al genere la piena dignità critica che gli è dovuta.
La prima parte del volume costruisce una teoria sistematica del fantasy con l’obiettivo di definire il genere, delimitarne i confini e proporre una categorizzazione più coerente rispetto alle tipologie critiche precedenti. Il libro esordisce osservando che, nell’uso comune, “fantasy” richiama un Mondo Secondario pseudo-medievale popolato da razze ibride, magie, mostri e artefatti, in gran parte derivati dal modello reso canonico dal Signore degli Anelli. Tuttavia, questa è una generalizzazione che non rende conto della varietà del genere, né del fatto che molti autori hanno costruito le loro opere proprio in risposta alla tradizione tolkieniana. La sezione dedicata alla definizione ripercorre quindi le principali teorie critiche, da Attebery a Manlove e Le Guin, mettendo in luce come le definizioni oscillino fra un’idea di fantasy come narrativa popolare prevedibile e una visione più ampia che lo interpreta come modalità sofisticata, capace di rinnovare miti e forme non mimetiche e di mettere in discussione le strutture della realtà sociale e simbolica.
Il libro suggerisce inoltre di restringere la categoria del fantasy rispetto a molte ricostruzioni critiche anglofone – che tendono a includere horror, gotico e fantascienza – e sottolinea che il genere andrebbe distinto dagli altri territori del fantastico. Nella parte dedicata ai tratti caratteristici, il volume propone undici parametri attraverso cui si può riconoscere il fantasy, pur affermando che nessuno di essi è necessario da solo: una narrazione di ampio respiro (spesso articolata in più volumi o saghe), la presenza di un conflitto strutturale, l’avventura, un Mondo Secondario costruito secondo coerenza interna, creature non umane, magia e artefatti, una concezione del meraviglioso che appaia credibile, senza sfociare nell’assurdo, una trama che si chiuda tendenzialmente con la risoluzione finale, un certo realismo descrittivo, l’uso di funzioni narrative riconducibili alla fiaba e l’intreccio articolato di più linee narrative.
L’autore, riprendendo una definizione di Attebery, concorda nel considerare i fantasy come dei “fuzzy sets” (confini sfocati), cioè
qualcosa che siamo sicuri di identificare meglio osservandolo nel suo insieme ma non nei suoi singoli tratti distintivi
e invita poi a escludere dalla categoria testi troppo distanti dai suoi tratti costitutivi, come gran parte dell’horror e della fantascienza.
L’ultima parte di questa sezione è dedicata alle tipologie. Vengono discusse criticamente le quattro categorie di Farah Mendlesohn – immersive, portal-quest, intrusive e liminal fantasy – ritenute utili ma troppo rigide e talvolta incoerenti, soprattutto perché applicano criteri narrativi e diegetici non omogenei e tendono a inglobare opere non pertinenti. Il libro propone quindi una propria classificazione fondata su quattro parametri narratologici: ambientazione, personaggi, narratore e punto di vista, distinguendo soprattutto tra fantasy immersivo (ambientato interamente nel mondo magico) e fantasy intrusivo (fondato sul rapporto osmotico tra Mondo Primario e Secondario), con esempi che spaziano da Narnia a Harry Potter e Terramare.
La seconda parte del volume traccia, invece, una storia ampia e articolata del fantasy, dalle sue radici fino agli sviluppi più recenti, con l’obiettivo di delineare un vero e proprio canone del genere. L’autore parte riconoscendo che il fantasy moderno non nasce nel vuoto, ma affonda le sue radici nell’epica antica, nelle mitologie, nelle fiabe popolari e nella narrativa medievale, materiali che forniscono temi, figure e strutture poi rielaborati dagli scrittori moderni. La storia vera e propria del genere inizia tra Otto e Novecento, con autori come George MacDonald, William Morris, Lord Dunsany ed Eric Rucker Eddison, che inaugurano forme narrative nuove, introducendo mondi secondari, linguaggi e modelli eroici alternativi al realismo dominante. Il punto di svolta è rappresentato dagli anni Trenta-Quaranta, nei quali si affermano i pilastri del fantasy moderno: Robert E. Howard, Fritz Leiber e soprattutto Tolkien e Lewis. Howard e Leiber codificano la Sword and Sorcery, la prima tradizione autenticamente americana del genere; Tolkien e Lewis fondano invece l’epica fantastica contemporanea, con la costruzione di un Mondo Secondario coerente, l’uso strutturato del mito e del viaggio, e l’invenzione del portal fantasy per ragazzi. Dopo la Seconda Guerra mondiale il genere evolve attraverso percorsi molteplici: Ursula Le Guin rinnova profondamente la forma e il pensiero del fantasy con Terramare; Michael Moorcock guida la New Wave innestando elementi modernisti, critica politica e anti-eroismo; negli stessi anni emergono autori che definiscono un canone alternativo come Patricia McKillip, Gene Wolfe, John Crowley, Megan Lindholm (alias Robin Hobb), Diana Wynne Jones e Terry Pratchett, ciascuno introducendo innovazioni stilistiche, filosofiche o metanarrative. A partire dagli anni Novanta il genere conosce una nuova espansione con i grandi cicli: A Song of Ice and Fire di Martin introduce grande realismo, polifonia e imprevedibilità; Steven Erikson rivoluziona la forma-saga con una struttura complessa e "antropologica"; Pullman, Rowling, Miéville e Clarke aprono il genere a nuove direzioni – etiche, metafisiche, urbane, storiche – ridefinendo i confini del fantasy contemporaneo.
Il libro si chiude mettendo in evidenza come il fantasy sia un genere in costante evoluzione, capace di rinnovare forme, temi e strategie narrative in dialogo con le trasformazioni culturali del proprio tempo. Il risultato è un percorso storico ampio e coerente che, per la prima volta nella critica italiana, riconosce al fantasy una tradizione solida, autonoma e pienamente degna di attenzione scientifica. Il volume, inoltre, si distingue per una scrittura scorrevole e chiara, che lo rende adatto non solo a un pubblico di specialisti, ma anche agli appassionati del genere desiderosi di approfondirne la storia e le forme letterarie.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: La letteratura fantasy. Teoria e storia di un genere narrativo
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