La legge di donna Matilde
- Autore: Giampaolo Cassitta
- Categoria: Narrativa Italiana
- Casa editrice: Arkadia editore
- Anno di pubblicazione: 2025
“Volare oh, oh, cantare oh, oh, oh, oh...”, un testo insignificante, superficiale, funzionale solo a garantire il ritmo del brano. Mi sono sempre chiesto il perché del successo di “Nel blu dipinto di blu”, canzone vincitrice dell’ottavo Sanremo 1958 e che rappresenta l’Italia nel mondo, ancora più di “O sole mio”, quella sì identitaria, invece. Non sono un critico musicale però, la mia è soltanto l’opinione di un ascoltatore, ma sono un lettore e posso salutare con piacere il ritorno tra le pagine, col suo tratto ironico, divertente, a momenti irresistibile, di Giampaolo Cassitta, nella versione scrittore brillante, autore di un romanzo leggero, La legge di donna Matilde, edito da Arkadia Edizioni (Cagliari, maggio 2025, collana “Narratori Ecliypse”, 212 pagine). Una commedia, in linea col titolo precedente che aveva messo in scena Matilde Serrau, prima donna di Roccabuiedda, paesino sardo dove accade poco ma quel poco è sempre farina per il sacco della proprietaria della pasticceria e consorte del vice sindaco. L’abbiamo conosciuta in Dolci, sante e marescialli (Arkadia, 2018), era il 1956, ora siamo a fine anno 1957, dicembre avanzato.
Un altro romanzo brillante per un Cassitta da evasione, che sappiamo editorialista de “la Nuova Sardegna” e penna versatile. Scrive tanto e anche cose serissime, come Supercarcere Asinara (2002), preceduto da Il rumore del silenzio (2000), due romanzi sull’isola-carcere sarda. È nato nel 1959 a Oristano, ma è cresciuto ad Alghero, dove vive. Si esprime con la scrittura e il disegno. Laureato in pedagogia a Sassari e specializzato in pedagogia dell’età adulta a Roma, vanta una lunga esperienza di educatore all’Asinara e direttore dell’area pedagogica del carcere di Alghero. Se veste i panni dell’autore serio, riflette e fa riflettere, tra un “che bello” e l’altro nell’osservare i paesaggi sardi. Quando vuole, però, alleggerisce il registro, si diverte e fa divertire.
Soltanto moglie donna Matilde? Macché, non la fate così piatta (non lo è affatto, silhouette parlando), è un “uragano coniugale” che spesso si abbatte sul marito Antonio Truddesu ed è anche antenna del pettegolezzo in paese, in concorso con Ritanna, la moglie di Ritino Pissoneddu, il droghiere. Stessa tendenza a occuparsi degli affari altrui, sebbene le differenze tra loro siano evidenti come il giorno e la notte: la signora Masciellu in Pissoneddu, amica di Matilde da anni, ama conoscere tutto di tutti, mentre la Serrau seleziona ciò che le interessa davvero e scarta il resto. Dove l’una si nutre di voci, l’altra si perde nella musica, una sorta di medicina.
Un punto d’incontro tra le due è il comune amore per i dolci. La pasticciera di talento è la prima a non resistere ai suoi stessi prodotti, che distingue con i titoli di film e canzoni. Ritanna, cliente fedele, ne acquista in quantità tale da condividere con la dolciera una generosa circonferenza. Non troppo grasse, ma neppure snelle, diciamo “in carne”, come chiamano in paese le donne di forme abbondanti, “adatte alla procreazione”. Ritanna ha messo al mondo due figli, mentre a casa della trentenne Matilde non sgambetta ancora nessun pargolo.
Diversi anche i rispettivi coniugi. Dove il droghiere splende di cordialità e mantiene la bottega in perfetto ordine, Antonio è un confusionario combinaguai e si distingue per il carattere scorbutico, spesso incapace di una parola gentile. Qualcuno lo considera infingardo, sempre pronto a cercare la scappatoia più comoda. Chi briga, e tanto, è il sindaco Giuseppe Assentu. Chiedi di qua, insisti di là, ha strappato un invito ufficiale al Festival di Sanremo 1958: lo gira al vice sindaco, che sarà accompagnato dalla moglie. È proprio lei la ragione di tanto interessamento: quando si sveglia di malumore diventa una spina nel fianco per tutti e mancano meno di cinque mesi alle elezioni comunali, meglio evitare tensioni paesane. Un pretesto dignitoso poi c’è: Matilde, la pasticciera, chiama i suoi dolci come le canzoni di Sanremo, inoltre, la presenza di due cittadini di Roccabuiedda a un evento nazionale regalerebbe visibilità al paese. Il tutto, per una spesa modica.
Un opportuno comunicato informa la stampa. Sulla pagina degli spettacoli de “La Nuova Sardegna” spicca un articoletto, sotto un titolo che associa a Sanremo il paese di Roccabuiedda. All’ottavo festival della canzone italiana, il 1 febbraio, saranno presenti il vicesindaco Antonio Truddesu e consorte, nota pasticciera del paese. A detta del sindaco Assentu, la scelta è ricaduta sulla coppia anche perché il vicesindaco, assessore al commercio, è il più adatto a rappresentare la capitale sarda del miele ed è noto che la moglie associa i titoli delle canzoni a torte e pasticcini di produzione. Per l’occasione, preparerà un dolce per il sindaco di Sanremo e il vincitore del festival. Una bella occasione di promozione del territorio per Roccabuiedda e la Sardegna tutta. Matilde non sta nella pelle e cosa ti va a combinare l’opposizione? PCI e sindacalisti fanno in modo da far svolgere in concomitanza col Festival i tre giorni di lavori serali-notturni per il raddoppio della linea elettrica della Società Elettrica Sarda. Nessuno potrà seguire la diretta tv al bar, sabotando la bella figura orchestrata dalla DC, che regge il Comune. La pasticciera si precipita dal maresciallo Fabotti, vecchia conoscenza del primo romanzo, insinuando che in paese ci sarà la rivoluzione, disordini che non piaceranno ai superiori...
Dove porterà l’ira funesta di Matilde Serrau? Chiedetelo al parroco don Martino Farineddu, al medico Stellino Pissu, al capocellula Libero Commissu, al sindacalista Salvisto Belrosssu. Nomi che somigliano all’intercalare di Franco, il sardo di Aldo Giovanni e Giacomo. E non dimenticate il farmacista Massimino Derisu, che contesta a Lina Merlin d’essere “assassina del libero amore”, con la sua legge per chiudere le “case”.
La legge di donna Matilde (Eclypse Vol. 175)
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