Composta nel luglio 1914, in occasione dello scoppio della prima guerra mondiale, la lirica La guerra è dichiarata testimonia la posizione del poeta e drammaturgo russo Majakovskij di fronte al terribile evento. Appartiene alla raccolta Semplice come un muggito, del 1916.
La sua posizione è diversa dagli intellettuali europei che acclamavano la guerra come un’avventura esaltante. È diversa dai futuristi italiani – interventisti – che definivano la guerra “sola igiene del mondo”. Il poeta coglie e denuncia subito gli aspetti negativi di un conflitto che porterà solo massacri e se ci sarà una vittoria sarà sempre una “vittoria assassina”.
Il componimento esprime con forza e originalità l’euforia diffusasi a Mosca all’annuncio della dichiarazione di guerra. E contrappone a essa la protesta e la condanna da parte del poeta.
“La guerra è dichiarata”: testo della poesia
“Edizione della sera! Della sera! Della sera!
Italia! Germania! Austria”
E sulla piazza , lugubremente listata di nero,
si effuse un rigagnolo di sangue purpureo!Un caffè infranse il proprio muso a sangue,
imporporato da un grido ferino:
“Il veleno del sangue nei giuochi del Reno!
I tuoni degli obici sul marmo di Roma!”Dal cielo lacerato contro gli aculei delle baionette
gocciolavano lacrime di stelle come farina in uno staccio,
e la pietà, schiacciata dalle suole, strillava:
“Ah, lasciatemi, lasciatemi, lasciatemi!”I generali di bronzo sullo zoccolo a faccette
supplicavano: “Sferrateci, e noi andremo!”
Scalpitavano i baci della cavalleria che prendeva commiato,
e i fanti desideravano la vittoria-assassina.Alla città accatastata giunse mostruosa nel sogno
la voce di basso del cannone sghignazzante,
mentre da occidente cadeva rossa neve
in brandelli succosi di carne umana.La piazza si gonfiava, una compagnia dopo l’altra,
sulla sua fronte stizzita si gonfiavano le vene.
“Aspettate, noi asciugheremo le sciabole
sulla seta delle cocottes nei viali di Vienna!”Gli strilloni si sgolavano: “Edizioni della sera!
Italia! Germania! Austria!”
E dalla notte, lugubremente listata di nero,
scorreva, scorreva un rigagnolo di sangue purpureo.
“La guerra è dichiarata”: contenuto e commento della poesia
La quartina in apertura mette sul piatto la polarità tematica della lirica: da un lato l’entusiasmo della folla moscovita, dall’altro la condanna della guerra appena scoppiata. A interpretare l’euforia generale risuona il grido degli strilloni: annunciano l’edizione dei giornali della sera e citano i Paesi membri della Triplice Alleanza, anche se alla Russia aveva dichiarato guerra solo la Germania. Ma l’immagine della piazza listata a lutto, forse dalle ombre della sera o dalla morte stessa, e solcata da un rigagnolo di sangue esprime l’angoscia del poeta in un crescendo drammatico.
Nella seconda strofa si staglia una scena di belluino furore. Gli avventori di un caffè urlano al punto che la vetrata dell’esercizio commerciale sembra sul punto di andare in pezzi. Da notare il rovesciamento, perché a essere come una bestia ferita è il locale, tanto che il vetro è detto "muso". Le loro sono grida bestiali, cariche di odio contro la Germania e l’Italia. Vogliono portare morte e distruzione nel Reno e tra i monumenti della città eterna. A seguire una serie di immagini potenti, espressive, dissacranti, grottesche, assurde che incatenano la 3, 4, 5, 6 strofa. Le riportiamo sinteticamente in elenco raggruppate strofa per strofa:
- 3 strofa: le punte delle baionette sembrano lacerare il cielo; dal cielo scendono lacrime di stelle come farina da un setaccio; la pietà personificata chiede invano di essere rispettata;
- 4 strofa: le statue dei generali del passato vorrebbero andare ancora a combattere; lo scalpitio dei cavalli sembra una serie di baci d’addio; i soldati aspirano a una vittoria che costa sempre troppo in termini di vite umane; fanno gli spacconi millantando avventure erotiche da conquistatori con prostitute viennesi;
- 5 strofa: sulla città piena di gente in tumulto piombano paura e terrore; l’eco delle cannonate sembra sghignazzare al pensiero dei brandelli sanguinolenti che fioccano dal fronte;
- 6 strofa: la massa dei soldati in fila in partenza sembrano le vene gonfie sulla fronte di un uomo in preda all’eccitazione.
La ripetizione dell’intera prima strofa alla fine in settima posizione chiude ciclicamente il componimento, ma la lieve modifica introdotta nel terzo e nel quarto verso, che estende il lutto della “piazza” alla “notte” e sottolinea con la ripetizione di “scorreva” l’inarrestabile fluire del sangue, dilata l’angoscia complessiva.
La poesia di Majakovskij rispetto al nostro Futurismo
L’adesione al Futurismo non fu per Majakovskij soltanto il frutto del desiderio di procedere a sostanziali innovazioni formali in campo letterario, ma coincise con la scelta di operare un rinnovamento completo nel campo della cultura. Lo scopo era obbedire a quel compito di trasferimento di tutta l’arte al popolo sovietico che la rivoluzione bolscevica giudicava necessario e svolgere in concreto il mandato sociale che il poeta, nell’interesse superiore del trionfo della lotta di classe, era chiamato a svolgere.
La sua cifra stilistica è l’uso personalissimo delle tecniche del futurismo come analogie bizzarre, immagini ricche di energie e vitalità, iperboli, innovazioni grafiche e foniche, che però in questo testo non ci sono, scardinamento della sintassi e metrica tradizionale, metafore insolite, note coloristiche, inserimento di forme del discorso diretto; alternanza di registri diversi: dall’enfatico al grottesco, dal parossistico al provocatorio.
Dunque Majakovskij fu un poeta futurista, ma nello stesso tempo fu il poeta della rivoluzione sovietica, nel senso che fu il poeta che calò nella realtà del suo tempo i modi espressivi dell’avanguardia europea impersonata da Marinetti e i suoi fratelli dando loro concretezza, senso, direzione.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: “La guerra è dichiarata”: la poesia di Majakovskij contro l’orrore dei conflitti
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