Quando si dice amore a prima vista: nel Settecento l’espressione viene presa piuttosto alla lettera, almeno stando a una serie di minuscoli ritratti oggi conservati in musei e collezioni private di tutto il mondo. Niente volti o raffinate miniature, ma occhi, preferibilmente il destro, che osservano con espressione languida il destinatario. Dipinti su avorio, montati su spille, ciondoli o perfino anelli, sono un pegno di amore. Consentono alle coppie di tenere a portata di sguardo l’amato, in un periodo in cui le esternazioni d’affetto in pubblico non sono lecite, pena lo scandalo e la rovina sociale. E come spesso accade, il vezzo finisce tra le pagine di un libro...
Charles Dickens e l’occhio da pesce
A registrarlo non è uno scrittore qualunque: Charles Dickens fa comparire un lover’s eye proprio in uno dei suoi romanzi. A indossarlo è Miss Lucretia Tox in Dombey e figlio, pubblicato a puntate tra il 1846, ovvero 180 anni fa, e il 1848. In Italia è disponibile nell’edizione Rizzoli del 2001, nella traduzione di Gioia Angiolillo Zannino.
La signora in questione è un personaggio secondario, ma non manca di suscitare simpatia. Single, innamorata del protagonista e destinata a una delusione, resta un’eccentrica opportunista, capace però di lealtà verso gli amici. Il che la riscatta agli occhi del lettore. Nel suo caso il medaglione ritrae il defunto proprietario della casa in cui vive, grazie a un generoso lascito. E Dickens, da par suo, evidenzia il lato grottesco del gioiello:
quando era in gran tenuta, portava al collo il più arido dei medaglioni, raffigurante un vecchio occhio vitreo (da pesce, volendo attenersi alla traduzione letterale irridente, ma efficace), privo di qualsiasi accenno di pensiero.
Gli esemplari ancora esistenti gli danno ragione. L’effetto, specie se il pittore è bravo, restituisce tutto il disagio di essere osservati da uno sconosciuto con buona pace dell’iniziale scopo romantico. In fondo questa è la finalità dell’oggetto: rendere non identificabile, se non per il destinatario, la persona ritratta.
Maria Fitzherbert e l’occhio destro del futuro re Giorgio IV
Tutto inizia, a quanto pare, nel 1784 in Inghilterra. C’entra la famiglia reale britannica, allora come ora piuttosto presente sulle pagine della cronaca mondana. Maria Fitzherbert ha 27 anni quando incontra per la prima volta il Principe del Galles, futuro re Giorgio IV. Tra i due è colpo di fulmine. Ma una relazione ufficiale è impensabile: lei è una commoner, non ha cioè sangue blu, di religione cattolica. Ma, ancora peggio, è vedova. Al cuore però non si comanda, così il principe le fa recapitare un regalo piuttosto singolare: una miniatura realizzata dal pittore e amico Richard Cosway che ritrae il suo occhio destro. Le scrive:
Se non avete dimenticato l’intero volto, penso che la somiglianza vi colpirà.
Allegata c’è una proposta di matrimonio. Le nozze avvengono di lì a poco, anche se manca l’approvazione della corona, e la sposa ricambia il dono con un analogo ritratto.
Antenati dei moderni selfie
La voce, evidentemente, si sparge e in molti seguono l’esempio reale. Antenati più elaborati dei moderni selfie, i minuscoli occhi necessitano di un pittore abile e connivente. Nonostante la difficoltà di realizzazione, si diffondono in età Georgiana per poi sparire e tornare in epoca Vittoriana, anche se più con valenza di memoria familiare, gioielli da lutto o oggetti di protezione.
Spesso accompagnano il proprietario durante viaggi che durano mesi lontano dalla famiglia: qualcosa da guardare alla ricerca di consolazione, nell’attesa del ritorno a casa. Insomma la moda cambia, il prodotto resta. In ogni caso ne esistono intere collezioni: una delle più ampie in campo privato appartiene alla coppia americana composta da David e Nan Skier (lui è un oftalmologo, il che potrebbe spiegare l’interesse iniziale) ed è stata esposta nel 2012 al Birmingham Museum of Art in Alabama. Mentre il Victoria and Albert Museum di Londra sul suo sito internet ne cataloga una discreta varietà.
Una curiosità: stante l’originario carattere di segretezza, non conosciamo i nomi dei personaggi ritratti e neppure quelli dei pittori. Resta il fascino dettato dal mistero e da storie private ormai irrimediabilmente perdute, custodite dagli sguardi complici degli innamorati.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Amore al primo sguardo: Dickens e la moda dei lover’s eyes
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