- Autore: Marco Longo
- Categoria: Saggistica
- Anno di pubblicazione: 2026
- ISBN: 9788882485955
La passeggiata finale di Aldo Moro che onirizza il discorso politico-umanista di Buongiorno notte è rappresentativa di due aspetti ricorrenti nel cinema di Marco Bellocchio, istituiti dai binomi vita/morte, sogno/realtà. Lo iato che attraversa queste due opposizioni tematiche contrassegna la dialettica interna allo specifico del regista; ne determina, per così dire, il dinamismo. Fin dal suo film d’esordio – I pugni in tasca (1965) – il cinema di Bellocchio si esplicita come dialogante all’abbrivio di realtà e stravaganze; tratto di congiunzione fra sfere private (fratture familiari, follia, fede, suicidio) e politiche. Tutto ciò filtrato da ottiche personali, disallineate dalla retorica narrativa prevalente. Per specificare ancora, e subito dopo lasciare la parola a Marco Longo, efficace autore di La formazione di uno sguardo. Marco Bellocchio e l’inesauribile dialogo tra cinema e vita (Bietti, 2026), la poetica di Bellocchio si rintraccia appieno negli interstizi controversi dell’animo umano, percorsa da costanti psicoanalitiche. Nemmeno i suoi film più di politici esulano dai vissuti e dalle fratture interiori dei protagonisti (Marcia Trionfale; Gli occhi, la bocca; Esterno notte, serie televisiva dedicata ai contorni dell’omicidio Moro). Insomma: se è vero che la storia la fanno gli uomini, la storia intima di questi ultimi interessa a Bellocchio in quanto portatrice del simbolismo pulsionale che ne condiziona l’agito.
Per andare a quanto scrive Marco Longo nel suo nitido lavoro sul regista (p.50):
Fuori da ogni istanza revisionista, Bellocchio riconosce nella dialettica instaurata tra i sequestratori e il loro prigioniero [sta riferendosi a Esterno notte, ndr] lo schema della relazione tra Padri e Figli, quella relazione da sempre presente nel suo cinema, un conflitto dolente e spesso deflagrante che filtra le esperienze collettive attraverso lo sguardo di un personalissimo privato.
E qualche pagina dopo (p.52):
In Buongiorno notte ogni ideologia che si orienti, come per un’astrazione o per pura dissociazione, all’annientamento dell’avversario, è essa stessa prigione e camera di tortura per coloro che la alimentano, determinando un falso movimento di coscienza.
Lo specifico di Bellocchio asseconda dunque una costante parallela interna/esterna, decostruendo l’istituzione familiare (in quanto sede di disfunzioni) e - in senso più ampio - le istituzioni normative (scuola, esercito, chiesa). Chiamato al confronto con le zone d’ombra, il cinema di Bellocchio si carica dei connotati aggiunti di terapia psicanalitica, interessato com’è - più che alla restituzione realista dei fatti - alla verità interiore che li condiziona.
Ancora Marco Longo, a pagina 34:
Bellocchio è stato sì, e rimane, un uomo della propria generazione, ma ha saputo radicalizzare oltre la propria contingenza anagrafica il corpo a corpo con un a priori, direi specificatamente italiano, che penetra la nostra identità senza alcuno scampo o respiro, quell’inconscio nazionale che ci definisce malgrado tutto, che attraversa e nutre le nostre abitudini e posture, e che una vita intera potrebbe non bastare a smascherare: la nostra stanza bunuelliana, da cui non possiamo davvero uscire. L’attitudine con cui Bellocchio approccia questa lotta non è una semplice scelta di campo, trascende cioè – pur includendola – l’idea del cosiddetto impegno, per rivelarsi un processo molto più interiorizzato [...] Bellocchio evoca e mette in scena la psiche collettiva di una nazione spinto dal bisogno – non programmatico o strategico, ma libero e zigzagante – di una terapia personale. Come se il cinema potesse diventare il medium attraverso cui portare a emersione la ricerca di un riscatto dalla cristallizzazione e dal conformismo.
In ultima analisi, l’adamantino lavoro di analisi svolto da Marco Longo per questo La formazione di uno sguardo si (de)struttura come itinerario disteso tra passato e presente, riepilogativo dello "sguardo” autoriale del regista. Uno sguardo attento, dettagliato, incidente talvolta attraverso singole scene, inquadrature isolate, parole o invece silenzi inattesi dei personaggi. Ed è da questa anti-didascalia degli elementi che affiora il ritratto in fieri di un’attualità su cui il regista non ha mai smesso di interrogarsi. Saggio eccellente.
La formazione di uno sguardo. Marco Bellocchio e l’inesauribile dialogo tra cinema e vita
Disponibile su Amazon.it
Ti piace SoloLibri?
© Riproduzione riservata SoloLibri.net
Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: La formazione di uno sguardo. Marco Bellocchio e l’inesauribile dialogo tra cinema e vita
Lascia il tuo commento