La canzone del domani
- Autore: Sonia Maria Luce Possentini
- Genere: Libri per bambini
- Categoria: Narrativa Italiana
- Casa editrice: Orecchio Acerbo
- Anno di pubblicazione: 2026
La canzone del domani (Orecchio Acerbo, 2026, postfazione di Paolo Cesari), scritto e illustrato da Sonia Maria Luce Possentini, è un albo da leggere in occasione della Festa della Donna. L’autrice, nata a Canossa (RE), si è laureata in Storia dell’arte al Dams di Bologna e ha frequentato l’Accademia di Belle Arti della stessa città; è pittrice e illustratrice e ha ottenuto diversi premi per le sue opere nel corso della sua attività.
Primavera del 1944. L’anno più duro della guerra. “Oriele ha vent’anni”. Indossava un vestito verde, la valigia di cartone pronta. Poche cose, il necessario: una carta rossa per colorare le labbra, una preghiera di carta consumata, una lettera del marito prigioniero in Germania, un piccolo libro e un fiore tra le pagine. Del paese che lasciava, conosceva il vento e il silenzio di ogni strada. Piccole vie svogliate, vicoli invisibili attraversati dalle voci di vecchi e bambini nel loro quotidiano vivere. Ma Oriele conosceva anche la fame e la guerra che lascia perduti.
Ognuno con il proprio pezzo di mondo da curare.
Oriele conosceva la fatica: un sacco di riso e pochi soldi. Aveva quattordici anni quando aveva cominciato a fare la mondina. L’anno prima si era fatta bocciare in quinta elementare, solo per poter restare ancora un po’ a scuola. Ora ha vent’anni e un figlio ed entrambi patiscono la fame un giorno dopo l’altro. Oggi deve partire per la monda insieme alla sua amica Mercede, capelli neri e sguardo fiero.
I treni fermi sui binari aspettano loro, le forestiere. Ammassate nei vagoni speciali, lontane da casa. Ma anche, per quaranta giorni, libere. Libere di ammazzarsi di fatica, ma anche libere di andarsene. Dalle famiglie, dai mariti, dalla vita di tutti i giorni.
Quella notte Oriele aveva avvertito dentro di sé come una forza improvvisa di ribellione. Il mattino dopo, il lavoro era iniziato con le grida del caporale, che con il bastone in mano le incitava a muoversi. A quel punto era iniziato il canto di Oriele a cui era seguito quello delle sue compagne. Quelle voci avevano varcato confini e distanze. Milleduecento mondine rivendicavano riso, copertoni di biciclette e abiti.
Nella bella postfazione alla fine del coinvolgente albo, arricchito da vivide illustrazioni, Paolo Cesari svela che Oriele Musi era la nonna dell’autrice. In quella primavera di guerra, a Canossa, come in molti altri paesi del reggiano, la miseria e la fame non erano certo minori dell’anno precedente.
Uniamoci a quel melodioso canto che venendo da lontano giunge fino a noi. Cantiamolo fino a quando le donne non vengano più uccise da chi dichiara di amarle e per una parità dei salari nell’ambito del lavoro.
Dall’alba al tramonto. Non più chine ma con la schiena dritta.
La canzone del domani
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