- Autore: Raymond Williams
- Categoria: Narrativa Straniera
- Anno di pubblicazione: 2026
- ISBN: 9788899699949
Premessa: da esempio futuribile di riqualificazione urbana a perenne quartiere-dormitorio il passo è breve. Rappresentativo di come tra buone intenzioni e degrado metropolitano ci passino gli interessi di una politica più dichiarativa che realizzativa. Sono nato e cresciuto a Catania, so di che cosa scrivo quando scrivo di ricollocazione quartieristica, periferie abbandonate e occasioni di rilancio impaludate tra i tentacoli di burocrazia, interessi privati e malaffare. Da che il sistema capitalistico si è affermato come sistema unico di rimodulazione ontologico-sociale, il discorso va esteso ai due terzi (abbondanti) del pianeta. Con l’acuta preveggenza che ne segnava l’apocalittismo, già negli anni ’50/’60 Pasolini inquadrava le indotte transumanze urbane come eventi collaterali all’imporsi consumistico. Eravamo appena all’inizio.
Il romanzo La battaglia per Manod di Raymond Williams, da poco uscito per le edizioni PaginaUno (traduzione di Carmine Mezzacappa), annovera sottotracce ancora più attuali: tratta di cittadini reificati a “cavie” (in quanto chiamate al confronto con miracolistiche introduzioni tecniche) e senza il paravento della distopia. Un romanzo a sfondo politico-sociale comprovante come per le aree depresse - del Galles, nel romanzo di Williams - futuro e benessere risultino segnati dagli interessi - pubblici e privati - delle istituzioni governative. Un gioco delle parti sbilanciato in partenza, che introduce all’altro tema fondamentale del romanzo. Mi piace accennarvi attraverso un diktat settantottardo parafrasato in quesiti: accertatene le perversioni, il sistema si abbatte e non si cambia?, oppure le lotte per le istanze di cambiamento vanno condotte dal suo interno?
Nel romanzo Robert Lane - ex docente di Scienze Politiche e Sociologia a Oxford –non nutre, in tal senso, grandi dubbi. Collaboratore del ministero dell’Ambiente di un governo laburista, ritiene infatti che le battaglie contro la corruzione politica vadano combattute dentro il sistema. E non si può dire che non si impegni in tal senso. E tuttavia che fare (l’interrogativo stavolta è leniniano) quando ogni sforzo dialettico si infrange contro gli ostacoli posti da imprenditori-investitori al cui volere soggiace la politica? (al nugolo di sopravvissuti all’epidemia-zombi non sfuggirà come il dogma liberista abbia frattanto resa suddita anche la politica). Come si diceva, nel romanzo di Raymond Williams a farne le spese sono le regioni svantaggiate del Galles, sistematicamente escluse dagli interventi dei governi. Che siano essi a estrazione laburista o conservatrice è un dettaglio irrilevante: nel pianeta mercificato su vasta scala, le regole del gioco dei profitti hanno azzerato le differenza ideologiche.
Conclusione: La battaglia per Manod narrativizza dunque una situazione-emblema (si concentra sul Galles ma potrebbe concentrarsi su Bagnoli, o su qualsiasi altra B-zone delle nazioni a regime capitalista). Più di trecento pagine che in prima istanza si leggono agevolmente e d’un fiato, quindi si metabolizzano in senso paradigmatico. Un romanzo importante e coraggioso: senza l’inflazionata copertura utopica-negativa, denuncia a viso scoperto, misurandosi con temi di angosciante attualità. Se niente importa all’infuori del profitto qual è il livello di significanza dialogica che può intercorrere tra istituzioni e nuovo sottoproletariato, relegato a vivere, oggi come allora in “lidi, arsi cortiletti di prigioni”? (così P.P.P. descriveva gli agglomerati disumani dell’edilizia popolare).
Le parole riassuntive sul romanzo di Raymond Williams spettano a Carmine Mezzacappa, che ne cura e ne firma l’approfondita postfazione.
Lane, involontariamente, ammette che l’approccio del governo nei confronti delle aree periferiche è di usare il progetto Manod come cavia. L’eventuale nascita di una nuova città che ingloba paesi e frazioni, infatti, nasconde obiettivi poco chiari. La versione ufficiale prevede la creazione di nuovi posti di lavoro ma in realtà, in accordo con alcune multinazionali, il governo intende sperimentare nuove tecnologie nel campo dell’energia, dei trasporti, e delle telecomunicazioni. Di per sé potrebbe essere un progetto eccellente (sembrerebbe anticipare di cinquant’anni l’Agenda ONU 2030 sullo sviluppo delle Smart Cities). Matthews non è contrario ma non accetta che la politica progetti innovazioni – che sono grandi solo sulla carta – senza il consenso dei cittadini. Il vero problema, infatti, è l’impossibile mediazione tra visioni di sviluppo completamente diverse da una parte, le esigenze degli abitanti che si accontenterebbero di progetti di piccole dimensioni, dall’altra, le esigenze degli investitori che hanno come unico scopo il profitto.
Inquietante l’involversi delle nostre società turbo-capitalizzate. No?
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: La battaglia per Manod
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