Nel panorama saggistico contemporaneo, la necessità di strumenti critici per decodificare i messaggi veicolati dai media è diventata impellente. Il volume L’intersezionalità al cinema, scritto da Francesca Pili ed edito da Catartica Edizioni nel 2025, si pone esattamente in questo solco, offrendo una bussola teorica e pratica per comprendere come il grande schermo rappresenti (o fallisca nel rappresentare) le complessità delle identità umane. Il saggio non si limita a un’analisi estetica, ma scava nelle strutture di potere che sottendono la produzione cinematografica mondiale.
Per comprendere appieno il valore del libro, occorre partire dal concetto cardine: l’intersezionalità. Termine coniato originariamente in ambito giuridico da Kimberlé Crenshaw, esso descrive come diverse categorie biologiche, sociali e culturali — come il genere, l’etnia, la classe sociale, l’orientamento sessuale, l’abilità fisica e l’età — interagiscano a più livelli, creando sistemi di discriminazione o privilegio unici.
Francesca Pili trasporta magistralmente questa lente nel campo cinematografico. Il cinema non è mai uno specchio neutro della realtà, ma un filtro potente. L’autrice evidenzia come, per decenni, la narrazione egemone sia stata quella dell’uomo bianco, eterosessuale e cisgender. Quando il cinema ha provato a includere "l’altro", spesso lo ha fatto in modo compartimentato: o si parlava di questioni di genere, o di questioni razziali, o di classe. Il saggio di Pili sfida questa visione frammentata, dimostrando che l’esperienza di una donna nera è qualitativamente diversa da quella di una donna bianca o di un uomo nero, e che il cinema deve imparare a raccontare queste sovrapposizioni per essere autentico.
Il libro si articola attraverso un’analisi puntuale di diverse pellicole, spaziando dai classici del passato alle produzioni più recenti e mainstream. L’autrice non si ferma alla superficie della trama, ma analizza la costruzione dei personaggi, il linguaggio visivo e le scelte registiche.
Uno dei punti di forza dell’opera è la capacità di evidenziare i cosiddetti "bias" (pregiudizi) inconsci. Pili esamina come certi stereotipi vengano perpetuati anche in film apparentemente progressisti. Attraverso capitoli dedicati, il lettore viene guidato a riconoscere quando una rappresentazione è realmente inclusiva e quando invece scade nel tokenism (l’inserimento simbolico di una minoranza solo per compiacere il politicamente corretto) o nel white saviorism (la narrazione in cui un personaggio bianco salva persone appartenenti a minoranze, privandole della loro agenzia).
Nonostante la densità teorica della materia, Francesca Pili adotta uno stile di scrittura estremamente chiaro e coinvolgente. Il saggio riesce nell’impresa di essere rigoroso dal punto di vista accademico ma accessibile anche al grande pubblico o agli appassionati di cinema che non hanno una formazione specifica in studi di genere o sociologia. L’autrice invita il lettore a un esercizio di visione attiva: dopo la lettura di questo volume, è difficile tornare a guardare un film con la stessa innocenza di prima, si inizia a notare chi occupa lo spazio centrale dell’inquadratura, chi ha il diritto di parola e quali storie vengono relegate ai margini o caricate di cliché.
La scelta di Catartica Edizioni di pubblicare un’opera del genere sottolinea una linea editoriale coraggiosa e attenta ai temi civili. In un mercato dominato da grandi gruppi che spesso prediligono titoli più commerciali, dare spazio a un saggio sull’intersezionalità significa promuovere una cultura del dubbio e dell’approfondimento, essenziale per una cittadinanza consapevole.
L’intersezionalità al cinema è un testo fondamentale per chiunque creda che il cinema sia uno degli strumenti più potenti per cambiare la percezione del mondo. Francesca Pili ci ricorda che la rappresentazione conta: vedere sé stessi sullo schermo in modo dignitoso e complesso è un atto di validazione sociale. In conclusione, il libro è un invito a pretendere di più dalle narrazioni contemporanee. È un grido a favore di un cinema che non abbia paura delle sfumature, che sappia sporcarsi le mani con le contraddizioni del reale e che, finalmente, impari a inquadrare l’umanità in tutta la sua magnifica, intersezionale varietà. Un’opera necessaria, lucida e profondamente attuale che merita un posto d’onore nella libreria di ogni cinefilo e studioso della società moderna.
- Autore: Francesca Pili
- Categoria: Saggistica
- Anno di pubblicazione: 2025
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: L’intersezionalità al cinema
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