- Autore: Decio Zorini
- Genere: Romanzi e saggi storici
- Categoria: Saggistica
- Anno di pubblicazione: 2025
- ISBN: 9788875653620
Una campagna di colonizzazione demografica, colorata d’imperialismo di facciata dalla propaganda del regime e di chiara impostazione mussoliniana. Ecco l’impresa d’Etiopia, portata a termine dal fascismo nel 1936, in continuità con la politica coloniale crispina, ch’era pressoché fallita a fine Ottocento. Un saggio di Decio Zorini, L’espansione italiana in A.O., riprende questa storia che copre un arco istituzionale di settantadue anni, nato dall’interesse di imprenditori e commercianti nazionali. È pubblicato dalle edizioni romane IBN (Istituto Bibliografico Napoleone, maggio 2025, collana “Pagine militari”, 240 pagine), con eccellenti immagini e riproduzioni a colori e bianconero nel testo.
Il tricolore ha sventolato in Africa orientale dal novembre 1869 al maggio-novembre 1941, dal contratto d’affitto della Baia di Assab firmato dagli armatori Rubattino agli ultimi ammaina bandiera delle truppe di Amedeo d’Aosta, assediate dai britannici all’Amba Alagi, maggio 1941 e a Gondar, 30 novembre 1941. Si ricordi che la presenza in Africa orientale è continuata fino al luglio 1960, con l’amministrazione fiduciaria della Somalia affidata dalle Nazioni Unite alla neonata Repubblica italiana nell’aprile 1950, per avviare all’indipendenza il nuovo Stato.
L’attenzione agli scali marittimi sul Mar Rosso può risalire al 1855, quando il progetto del taglio dell’istmo di Suez convinse la stessa compagnia ligure (e risorgimentale) ad aprire rotte commerciali Genova-Bombay verso l’India. Fino a quel progetto armatoriale, nessun vascello del Regno sardo e degli Stati italiani preunitari aveva solcato acque non mediterranee. Si manifestò l’esigenza di fissare lungo la navigazione marittima approdi intermedi, localizzati nelle regioni del Corno d’Africa, climaticamente inospitali per gli europei e insalubri.
In una premessa necessaria, l’autore - ingegnere triestino a Padova, con esperienze professionali nell’Enea e in Africa - anticipa d’avere ritenuto d’introdurre in avvio la questione d’Oriente e la creazione della Société d’Etudes per il canale di Suez. Fa presente che lo studio si propone di coordinare tutti gli elementi che concorsero all’espansione verso l’Eritrea, l’Etiopia e la Somalia: le esplorazioni geografiche, le comunicazioni marittime, la creazione dei possedimenti coloniali, la colonizzazione demografica, il processo di civilizzazione, la società civile, la legislazione coloniale, le rotte navali ed aeree, il rimpatrio degli expat dall’AO. Lo scopo non è rievocare gli eventi militari in dettaglio (curati dall’ing. Alessandro Andò), ma cercare di ricostruire i fatti, senza schierarsi sul giusto o sbagliato, per capire “il senso, non le ragioni” del loro svolgimento.
Sfogliando le pagine illustratissime del volume IBN, è una scoperta insolita conoscere in quelle dedicate alla Seconda Guerra mondiale le vicende del rimpatrio dei nostri coloni dall’Africa orientale italiana, tra il 1942 e il 1947. Cominciò infatti dopo la resa militare, sulla base di accordi umanitari italo-britannici (dieci mesi di lunghe trattative, tra questioni procedurali e diplomatiche). Vennero impiegati quattro transatlantici: “Navi bianche” demilitarizzate, adattate con sistemazioni ospedaliere e dormitori. Erano interamente dipinte di bianco. Sulle fiancate, vistose croci rosse: due a poppa e a prua e due al centro, a racchiudere una grande bandiera nazionale. Navigavano con tutte le luci accese e le ciminiere illuminate da fari.
Le vicende del rientro di 28mila connazionali nel 1942-43, civili, in grande maggioranza donne e bambini, sono state lungamente coperte dalla “nebbia dell’oblio” e i rimpatriati dimenticati dalla storia, ma la Missione speciale AOI, come fu denominata ufficialmente, resta una grande impresa. Vennero impiegate due motonavi, i transatlantici gemelli Saturnia e Vulcania, della Compagnia Italia e due turbonavi, Giulio Cesare e Duilio, del Lloyd Triestino. Stazzavano circa 24mila tonnellate. La rotta obbligata circumnavigava l’Africa, per 20mila miglia nautiche complessive (37.050 chilometri), in una cinquantina di giorni di mare.
Nella prima missione, tra il 2 e l’8 aprile 1942, le quattro navi salparono da Trieste e da Genova, navigarono a coppie e rientrarono a Napoli il 21 giugno 1942. La seconda mosse da Genova il 21 ottobre 1942, con rientro a Brindisi il 12 gennaio 1943, a causa degli incessanti attacchi aerei alleati su Napoli. La terza lasciò gli ormeggi a Trieste il 22 maggio 1943, dopo alcune esitazioni e il rischio di venire annullata. Approdò a Taranto l’11 agosto 1943, nel Paese funestato da continui bombardamenti sui porti e sulle installazioni ferroviarie. Coinvolti anche i tremi che portavano i profughi al nord, con vittime tra i rimpatriati.
Operazioni poco propagandate dal regime: nessuna informazione istituzionale, per volontà di Mussolini, salvo qualche rilevanza al rientro della prima, mentre si registravano successi militari in Mediterraneo e in Egitto. In definitiva, tre Missioni speciali senza il privilegio della memoria ufficiale, ridotta al minimo, quando non inesistente. Abbastanza vasta, invece, quella privata dei rimpatriati, soprattutto individuale, nel contesto di una diaristica che non racconta la presenza in AOI per quello che è stata (una campagna di occupazione e colonizzazione demografica), ma pone l’accento sui patimenti in prigionia, la pena dell’esodo forzato e la quotidianità della vita di bordo.
Restavano qualche migliaio di civili, classificati come reclusi politici, tra i prigionieri militari italiani, 70mila, trasferiti in gran parte dai britannici in Kenia. La motonave Vulcania dell’Italia Società di Navigazione venne requisita nel 1947 per effettuare due viaggi. Il primo partì il 20 gennaio da Genova con destinazione Mombasa, per imbarcare un contingente. Il secondo raggiunse Mogadiscio qualche settimana dopo, per il rimpatrio di militari e civili.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: L’espansione italiana in A.O.
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