- Autore: Andrea Biscaro
- Genere: Libri per bambini
- Categoria: Narrativa Italiana
- Casa editrice: Giunti
- Anno di pubblicazione: 2025
Perché non è rimasto a casa, con nonna Giò, invece di ficcarsi in questo “bel pasticcio”? Se lo chiede il dodicenne protagonista, anzi coprotagonista, dell’avventura raccontata da Andrea Biscaro, scrittore, poeta, ghostwriter e musicista folk-pop. Ecco il suo nuovo romanzo per ragazzi e lettori curiosi, dai dieci anni in su, senza limiti d’età: L’antro di Bosconero, novità Giunti (settembre 2025, collana “Impronte Nere”, 199 pagine), un bel volumetto pubblicato in collaborazione con l’Agenzia letteraria Martin Eden e arricchito dalle illustrazioni dell’eccellente Sofia Albisetti (suo anche il disegno in copertina).
Un noir subliminale con ecomorale finale e via d’uscita dal male. La fiaba horror dell’amico ferrarese da anni in autoesilio dorato sull’isola del Giglio (che invidia!), per un verso registra il ritorno alla narrativa “con” adolescenti (ma non solo “per” adolescenti), dopo Alex e i cattivi pensieri (stesso editore e collana, 2024). Per un altro, ribadisce l’attenzione di Andrea ai temi ecologici e alla difesa dell’ambiente, dell’ecosistema e della natura, aggrediti dall’uomo. Nel suo Giallo Cromo (questo sì un total horror) li ha pure arricchiti di tinte tra il criminale e il paranormale.
Sicché Ric, dodicenne di città insicuro e goffo, farebbe volentieri marcia indietro sui passi che lo hanno spinto nel buio profondo della miniera abbandonata, in un “antro scuro” spettrale, chissà quanti metri sotto terra. Il tratto scivoloso che stanno percorrendo si chiama “discenderia” e dovrebbe portarli in fondo. Lo sostiene con la solita sicurezza la coetanea Blue, occhi verdi capelli rossi, tanto coraggio e intraprendenza. Impossibile tirarsi indietro, non c’è paura al mondo che possa indurre Ric a dimostrarsi un vigliacco, piantandola in asso, come farebbe volentieri. Non si trattiene però dal rinfacciare “e tu sei una matta”, alle accuse d’essere un “impiastro”, un “fifone”. Un urlo cavernoso, una specie di lamento dalla profondità, interrompe il cicaleccio. Ammutoliscono, irrigiditi da un gelo istantaneo. Un suono che non ha nulla di umano, spaventosamente vicino. Si percepisce un odore schifoso, di cose morte, imputridite. Qualcosa sembra muoversi, emettendo quel ringhio terrificante. Blue guarda fisso e fa cenno col mento. Una mano. No, “un tentacolo”.
Facciamo un passo indietro nella vicenda narrata (che nel finale ne farà uno di venti anni avanti). Dieci giorni a Bosconero? A Ric sembrano una vera condanna, in capo al mondo, lontano da tutti, solo con la nonna paterna, sempre severa con lui. Meglio la scuola! Però i genitori hanno programmato da tempo il viaggio in coppia. Niente da fare, gli tocca nonna Giò, anzi solo Giò, Giò, Giò, come pretende. Bosconero. Montagne verdi tutt’intorno, una luce abbagliante, una brezza fresca. La casa dove passerà i dieci giorni più brutti della vita è un grande rustico di campagna, pietre a vista e tetto di legno. Svetta alla fine di un bosco fitto di alberi scuri. È l’unica visibile in uno scorcio di natura selvaggia. Appena dopo la collina dovrebbe essercene un’altra e forse un’altra ancora, oltre la collina successiva. Il primo paese è a bel po’ di chilometri. Cellulare interdetto, c’è solo da lavorare, provvedere alle pulizie di pollaio e cortile, curare l’orto, prendere l’acqua alla sorgente, raccogliere erbe aromatiche... mai un attimo libero. Riceve ordini da Giò, li esegue ubbidiente. In aggiunta, tante regole tassative e divieti, ad esempio non oltrepassare il lago, c’è una località vicina, Frennio, proibito raggiungerla.
Cinque giorni prima della discesa nell’antro nero, era al lago e tentava di pescare, dedicandosi più che altro al cell clandestino, quando si è presentata Blue. Addosso, una maglietta curiosa, due tipi col casco argentato davanti a un microfono, la scritta Just Punk. Alle mani, un sacco di anelli d’acciaio. È stata Blue (“a Bosconero sappiamo tutto di tutti”) ad aiutarlo a pescare, come richiesto alla nonna per il pranzo. È stata Blue a dirgli che a dieci minuti di sentiero c’è Frennio. Una trentina d’anni prima vi era attiva una grande miniera, con tante case come alloggi. Non si ricavava oro o preziosi ma mercurio. Quello dei termometri? Sì, però non si trova allo stato liquido, ma in forma di pietra, di un minerale, il cinabro, rosso rubino. Il mercurio serve a parecchie cose ed è impiegato per tanti usi, però è molto pericoloso, anche per la salute umana. Se aspirato, può causare problemi respiratori ed anche allucinazioni. Vi si è ispirato l’autore di Alice nel Paese delle Meraviglie per il personaggio del Cappellaio Matto (citazione non casuale nella trama). Pericoloso il prodotto, pericolosa la miniera, tanto per gli uomini che ci lavoravano - quanti morti - che per l’ambiente.
Quella miniera ha avvelenato le piante, il terreno, le acque. Per andare sempre più in profondità, scavando gallerie infinite, hanno impiegato acidi potentissimi.
Nel giro di pochi anni, tutto quanto intorno è stato contaminato. Se non si fossero fermati, non ci sarebbe nemmeno il lago e nessuno vivrebbe. Però, non è per buon senso ecologico che hanno deciso di chiudere la miniera, fingendo che si fosse esaurita. È successo qualcosa di grosso, di terribile: le trivelle sono andate troppo a fondo e hanno risvegliato Lui. I minatori hanno disturbato il sonno millenario del Grande Mostro, che vive sottoterra da secoli.
Tutte le gallerie sono cementate, ma sono rimasti i disastri ambientali provocati dagli scavi. Il lago insozzato di rosso, i pesci morti, gli alberi e gli animali avvelenati. Frennio, senza più anima viva, è diventato un paese fantasma nel giro di pochi giorni. Ora si dice popolato da fantasmi. Disabitato, ma in qualche modo vivo.
Non vorrete mica il riassunto di tutto il romanzo, correte a procurarvelo, in fretta. E poi, vai a vedere che il vero mostro è...
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: L’antro di Bosconero
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