L’Occidente ha una lunga storia della letteratura, come d’altro canto nelle altre culture, ma ciò che la contraddistingue è l’insistenza sull’amore eterosessuale fuori dal matrimonio. Nessun’altra letteratura ha mai osato tanto. Le coppie di amanti infelici sono presenti nel canone occidentale da sempre, fin dai primordi. E il lieto fine non è contemplato.
Didone ed Enea, Piramo e Tisbe
Uno dei caposaldi della letteratura latina, l’Eneide, ci parla di Didone ed Enea, del loro amore adultero (entrambi sono stati sposati con altre persone), ma ostacolato dal destino eroico di Enea, che è sempre al primo posto a costo di sacrificare l’amore verso l’amante che morirà suicida.
Ma, in fondo, cos’è una donna rispetto alla missione di creare un impero?
Ovidio, autore più elegante ma più sfortunato del tramonto del periodo augusteo, nel quarto libro della Metamorfosi ci racconta la storia di Piramo e Tisbe, due giovani amanti che vanno oltre l’opposizione delle famiglie e tentano la fuga per vivere il loro amore. Un equivoco durante la notte e la morte probabile di lei ad opera di una belva condurranno Piramo al suicidio e Tisbe a morire sulla sua tomba.
Vi ricorda qualcosa? È l’antesignano di Romeo e Giulietta di shakespeariana memoria, una favola amorosa molto più antica di Ovidio, risalente al mondo mediterraneo. Ma un testo del genere non poteva sfuggire alla sensibilità rinascimentale che non concepisce più l’amore dentro le gabbie strette del peccato imposte dalla Chiesa cattolica.
Le tante versioni di Romeo e Giulietta
Matteo Bandello, novelliere ribaldo del XVI secolo, nelle sue Novelle racconta la storia degli amanti di Verona al tempo delle Signorie in cui i matrimoni potevano essere negati per motivi politici. I due giovani muoiono per aver vissuto liberamente il loro amore, come se il finale per una relazione illecita fosse solamente la morte degli amanti.
La cultura italiana era molto viva nell’Inghilterra elisabettiana e William Shakeaspeare ne riprende la tematica e crea Romeo e Giulietta, una trasposizione fedele della novella bandelliana e un capolavoro di amore e morte che resterà nel tempo e ancora oggi è simbolo di un amore puro e contrastato, tipicamente adolescenziale.
Tristano e Isotta
Ma ci sono anche altre coppie di amanti infelici e destinati alla morte come, ad esempio, nella letteratura arturiana, la vicenda amorosa di Tristano e Isotta, vittime di un destino che era legato per la donna a matrimoni combinati con uomini anziani per motivazioni politiche e, per l’uomo, all’intreccio di tematiche religiose e sociali.
La rappresentazione dell’amore tragico sfiora il proibito tenendo conto del fatto che Isotta e Tristano erano imparentati, violando un tabù naturale e morale come l’incesto, che era più diffuso di quanto si pensi; un amore non poteva sopravvivere alla vergogna e la morte è la fine degna di un tale scandalo secondo i moralisti.
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L’amore adultero e la partecipazione delle donne
Matrimonio e amore sono incompatibili e l’adulterio, considerato un peccato dalla Chiesa, in letteratura sembra godere di un’autorizzazione morale.
Non facciamoci però ingannare: l’amore tragico è infecondo, gli amanti non possono avere figli e anzi è scartata l’ipotesi che un amore illegittimo possa dare degli eredi. Le linee di discendenza sarebbero state inquinate e ciò non era possibile. Eppure questo è l’unico tipo di amore in cui le donne hanno una parte attiva, decidono della loro sorte, consigliano gli amanti, sono partecipi delle loro fortune, cosa impensabile per le letterature extraeuropee.
Secondo Denis de Rougemont ciò è in relazione con il culto mariano, che ha condotto la donna nella sfera del sacro; secondo altri, ad esempio C.S. Lewis ne L’allegoria d’amore, è la sopravvivenza del mondo celtico nel cristianesimo.
Comunque sia la questione, ormai millenaria, l’amore senza lieto fine distingue il mondo occidentale da altri, e fa parte della nostra civiltà.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: L’amore tragico e contro le leggi nella letteratura occidentale
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