Una delle figure più complete ed eclettiche della cultura inglese settecentesca è quella del londinese Thomas Gray, classicista, studioso, professore di storia e, soprattutto, fra i massimi esponenti della poesia cimiteriale (o sepolcrale) inglese.
Di carattere riservato e introverso, Gray trascorse gran parte della sua breve esistenza come studioso all’Università di Cambridge ma si dedicò anche a viaggi che si rivelarono molto formativi sia dal punto di vista personale che culturale, nonché potenti fonti di ispirazione per le sue opere.
In realtà la produzione letteraria di Gray è decisamente scarsa in quantità, ma assolutamente rilevante per ciò che concerne la portata artistica e l’impatto su altri poeti e scrittori, anche fuori dall’Inghilterra. Su tutti, il nostro Ugo Foscolo, che per Dei sepolcri si ispirò proprio ai versi di Gray.
Scopriamo tutto quello che c’è da sapere su questo importante autore preromantico, concedendo il giusto rilievo all’Elegia scritta in un cimitero campestre, considerata il suo capolavoro.
Thomas Gray: la vita
Quinto di dodici figli e l’unico fra loro a raggiungere l’età adulta, Thomas Gray nacque nel quartiere di Cornhill a Londra il 26 Dicembre 1716 dallo scrivano Philip e dalla modista Dorothy Antrobus. Intellettualmente molto dotato e naturalmente portato per lo studio (che era anche un modo per sfuggire ai problemi familiari), il ragazzo potette frequentare con profitto rinomati istituti come l’Eton College, Peterhouse e il Pembroke College di Cambridge.
Durante il lungo periodo dedicato agli studi, il futuro poeta conobbe lo scrittore suo connazionale Horace Walpole, che accompagnò nel Grand Tour, il viaggio in Europa a scopo conoscitivo e culturale che per i rampolli di buona famiglia era praticamente una tappa obbligata. Nel 1741, a Reggio Emilia, un violento litigio interruppe bruscamente l’amicizia fra i due artisti, che si perdonarono e riparlarono soltanto nel 1745, anche se il rapporto non tornò mai più come prima.
Nello stesso anno, Gray rientrò a Londra e perse il padre, mentre nel ’42 la prematura scomparsa dell’amico fraterno Richard West lo prostrò profondamente e mutò per sempre la sua poetica, che d’ora in avanti sarà improntata soprattutto ai temi della mortalità e della malinconia.
Il giovane decise di tornare al Peterhouse College, dove nel ’43 conseguì una laurea breve in diritto civile e cominciò a studiare con grande impegno il greco antico, la letteratura e la poesia. Pur laureandosi in Giurisprudenza, Gray non esercitò mai la professione legale e preferì dedicarsi alla poesia restando a Cambridge per tutta la vita.
Al 1751 risale la pubblicazione dell’ Elegia scritta in un cimitero campestre, che ottenne un immediato successo e che consegnò il nome di Gray all’immortalità. Nel 1757 lo studioso rifiutò l’onorificenza di Poeta laureato, ma nel 1768 accettò la nomina di Regio Professore di Storia Moderna.
Thomas Gray morì il 20 Luglio 1771 e per sua espressa volontà riposa accanto alla madre e alla zia Mary nel cimitero di Stoke Poges, lo stesso che gli fu di ispirazione per comporre la celebre elegia con la quale si è meritato l’eterna gloria letteraria.
“Elegia scritta in un cimitero campestre”: il capolavoro di Thomas Gray
Il componimento più famoso di Thomas Gray, quello che i critici considerano il suo capolavoro, è l’Elegia scritta in un cimitero campestre (o di campagna), titolo originale Elegy Written in a Country Churchyard, pubblicata nel 1551 e forse ispirata dalla morte del giovane amico Richard West, avvenuta nel 1742.
Nonostante il nome, l’opera è più vicina a un’ode, genere molto in voga all’epoca, ed è scritta in quartine di decasillabi a rime alternate; quanto allo stile, la principale abilità dell’autore sta nell’aver realizzato una sapiente fusione tra forme poetiche tradizionali, nuove argomentazioni e inediti moduli espressivi.
L’Elegia fu immediatamente notata per la sua indiscutibile bellezza e costituì un modello per i poeti cimiteriali (fra le traduzioni più note in Italia c’è quella in endecasillabi sciolti di Melchiorre Cesarotti del 1772).
Ambientata all’ora del tramonto, l’Elegia è pervasa da un’atmosfera serena, tranquilla e dolcemente meditativa. L’impianto contenutistico si regge su un palpabile velo di tristezza unito ad una certa dose di pessimismo, nonché sui classici temi dell’uguaglianza davanti alla morte e delle virtù delle persone semplici rimaste celate al mondo, che si ergono su un retroterra cristiano.
Il poemetto si divide in due parti: la prima comprende le riflessioni dell’autore che si trova a girovagare fra le tombe degli umili, nella seconda, invece, vediamo lo stesso che erra per la campagna oppresso da una plumbea malinconia e angosce profonde, e immagina la propria morte, la sepoltura e l’epitaffio da apporre sulla pietra tombale.
La conclusione dell’Elegia corrisponde a un autoritratto del poeta, che qui celebra la propria umiltà e non manca di mostrare il suo autentico amore per l’umanità.
Fortuna dell’opera in Italia: Alfieri, Parini e Foscolo
L’elegia scritta in un cimitero campestre di Thomas Gray è una delle opere più note e caratterizzanti della letteratura inglese, ma la sua fortuna è andata ben oltre i confini nazionali e ha finito per influenzare anche numerosi autori stranieri, da tre secoli a questa parte.
Per quanto riguarda l’Italia, il capolavoro settecentesco è stato preso a modello da Ugo Foscolo, sia per il carme Dei sepolcri sia per il romanzo epistolare Le ultime lettere di Jacopo Ortis, di cui il verso in epigrafe Naturae clamat ab ipso vox tumulo (“la Natura geme perfin nella tomba”) è la restituzione in latino della traduzione dall’inglese di Cesarotti.
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Oltre al poeta di Zacinto, non hanno resistito al fascino di Gray neanche Vittorio Alfieri, per il dialogo La virtù sconosciuta, e Giuseppe Parini, per il suo sferzante Dialogo sopra la nobiltà.
Le altre opere di Thomas Gray
Oltre all’Elegia, alla quale deve la fama, Thomas Gray ha scritto altre opere sia in prosa che in versi, che ne attestano il ruolo di "ponte" fra il Neoclassicismo e il preromanticismo.
Ecco un elenco delle principali:
- Il Bardo (The Bard, 1757) è un’ode che si ispira all’antica mitologia scandinava e gallese. In essa si ravvisa già il seme del barbarico e del primitivo, che di lì a poco diventerà uno dei tratti distintivi del Romanticismo;
- La discesa di Odino (The Descent of Odin, 1761) è ancora una volta incentrata sulle leggende dell’Europa del Nord;
- Ode sulla primavera (Ode on the spring) è un’amara e articolata riflessione sulla caducità dell’esistenza;
- Ode su una lontana prospettiva del college di Eton (Ode on a Distant Prospect of Eton College), dove guarda con malinconia all’innocenza dell’infanzia;
- Ode all’avversità (Ode to adversity), una poesia di tono morale;
- Sonetto sulla morte di Richard West (Sonnet on the Death of Richard West), uno struggente sonetto realizzato nel 1742 in occasione della prematura scomparsa dell’amico fraterno Richard West, una circostanza che colpì enormemente Gray sia dal punto di vista umano che artistico;
- Lettere dal Grand Tour, che comprende la corrispondenza con il collega e amico Horace Walpole durante il viaggio in Europa, che era una consuetudine per i rampolli delle famiglie più ricche. Particolarmente importanti in tal caso sono le lettere che riguardano i soggiorni in Italia e in Francia. A conferire maggior pregio alle missive è la prosa letteraria con cui sono scritte, per certi aspetti anticipatrice della prosa sentimentale.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Thomas Gray: vita e opere del poeta inglese che ispirò Ugo Foscolo
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