- Autore: William Wall
- Categoria: Narrativa Straniera
- Anno di pubblicazione: 2025
- ISBN: 9788855233446
È il più bel giorno della loro vita, come tanti altri giorni di quell’estate.
Con questa frase semplice e devastante, William Wall apre L’albero della libertà (Aboca Edizioni, 2025, trad. di Stefano Tettamanti), un romanzo capace di trasformare l’estate del 1969 di due bambini irlandesi in uno dei ritratti più toccanti sulla fine dell’innocenza.
Siamo nel sud dell’Irlanda, in un mondo che sembra ancora governato dalle maree più che dalla Storia. Liam Óg e Seán vivono sulla costa, dove "sono le maree a regolare la loro vita perché le maree coprono e scoprono il loro campo di giochi preferito". La Piana di Cannavee è il loro universo, un posto dove ancora si può credere che niente di davvero brutto possa accadere. Fino a quando un albero gigantesco si arena sulla loro spiaggia. Non è un albero qualunque. È "enorme", misterioso, probabilmente arrivato dal Messico o da Cuba trascinato dalle correnti marine. È un simbolo che affonda le radici in una tradizione millenaria che attraversa culture e continenti. I ragazzi non sanno classificarlo (e Seán è bravissimo a classificare le cose), ma istintivamente sanno che è il loro albero. E per certificare questa "proprietà" gli danno un nome che cambia con il tempo: prima lo chiamano Dodge City, poi Apollo, infine Free Derry. I nomi si trasformano seguendo gli eventi del mondo - dal Far West all’allunaggio, fino ai Troubles che esplodono nel Nord dell’Irlanda. Una cosa è certa: può cambiare nome, ma non la funzione simbolica. L’albero rimane il loro spazio di libertà, il loro mondo altro, il loro rifugio dall’incomprensibile violenza degli adulti.
Wall sa bene che sta maneggiando un archetipo potentissimo. L’albero cosmico che troviamo dalla tradizione nordica a quella biblica, fino ad arrivare a Yeats. Ma il riferimento necessario e non casuale è quello a Tom Paine e al suo Liberty Tree, simbolo della resistenza contro l’oppressione, incarnazione dell’idea che la libertà, come un albero, può essere abbattuta ma rinasce sempre dalle radici salde nella terra.
Ed è così che la storia irrompe nell’infanzia. Il 1969 non è solo l’anno in cui si svolge la storia di Liam Óg e Seán. È l’anno in cui l’Irlanda del Nord prende fuoco, e anche se loro vivono al sicuro nel Sud, la violenza arriva comunque. Arriva attraverso le cronache che il padre giornalista porta in casa. Arriva attraverso Monica - la bambina rifugiata che li raggiunge dal Nord. Arriva attraverso le canzoni che improvvisamente non sono più innocenti. È qui che si palesa l’attimo. Il momento esatto in cui l’infanzia finisce: quando capisci che anche le parole possono ferire, quando comprendi che gli atti degli adulti non sono solo "roba da grandi", ma iniziano a essere parte della tua vita di ragazzo e, tra un po’, di giovane uomo. Quando Monica si arrabbia sentendo Liam cantare The Sash, il mondo improvvisamente si complica in modo irreversibile.
Wall racconta tutto questo non dall’alto di una cattedra da saccente maestro di vita, ma attraverso gli occhi dei suoi giovani protagonisti. Bambini che vedono il padre tornare a casa con gli incubi prima di morire investito da un blindato, e la madre perdere il lavoro perché accusata di vivere "nel peccato con un comunista". Eppure sarà proprio il padre a dare senso al loro albero spiaggiato, quasi come eredità della sua sfortunata vita, quando lo descrive citando
una canzone scritta da un grande uomo che si chiamava Tom Paine. La canzone si chiama L’albero della libertà. Quello là sotto è il vostro albero della libertà.
Un albero che è parte integrante di una natura resiliente, dove la grande storia (e questa è una abilità narrativa evidente di Wall) dialoga con tutto ciò che la circonda: natura, uomo, oceano, che diventano piani paralleli di vita. Si susseguono. Si integrano. Si completano. Si separano fino a scomparire. E succede che l’albero scompaia, trascinato via dalle stesse maree che lo avevano portato su quelle rive. Lasciando un vuoto. Facendo scoprire senza più veli la nuda verità della vita che sa di perdita di sconfitta, ma anche di speranza. L’albero si fa simbolo. Apparso con le maree, rappresentante delle stagioni è declinatore del tempo, della storia e del loro scorrere. Esaurendo la lezione di vita e sulla vita Liam Óg e Seán. Ma un albero può scomparire tra le onde o può diventare legna da ardere, ma non muore mai. Modifica solo ciò che rappresenta nella storia. Wall lo propone al lettore, in un finale che non lascia amarezza ma speranza che si presenta sempre dopo il dolore. Una speranza che sa di
radici, fronde, rami, che si tengono insieme per non cadere, per non perdersi, per sentire i loro quattro cuori che battono insieme come se fossero uno solo.
È qui che il simbolismo di Wall raggiunge la sua massima potenza. L’albero fisico può scomparire, trascinato via dalle maree, ma l’idea di albero si è ormai radicata nei cuori. Ed è la famiglia diventa "albero" in un gioco di specchi che rivela simboli più profondi che non muoiono mai ma si trasformino. L’albero della libertà non è scomparso. Ha semplicemente cambiato forma: da oggetto esterno è diventato struttura interiore, da simbolo è diventato modo di essere nel mondo. Le radici sono la memoria e l’amore. I rami sono la speranza che si protende verso il futuro. Il tronco è la forza di restare uniti anche quando tutto sembra crollare. Ed è questa la vera libertà e la vera vita. Gli alberi ricrescono dopo ogni distruzione o tempesta. Le famiglie si ricompongono dopo screzi e litigi Gli stati e le nazioni e si riavvicinano nel desiderio e nel sogno di pace.
L’albero della libertà è un libro sulla resilienza, sulla famiglia che è un albero che cresce, anche storto. Ma continua a crescere. Ci ricorda che la libertà non è solo una conquista politica, ma una scelta quotidiana di restare davvero umani.
Per ascoltare molto altro su questo libro, L’albero della libertà sarà presentato a Pordenonelegge 2025, domenica 21 settembre alle 10:30 presso Confindustria Alto Adriatico, con William Wall e Antonio Riccardi.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: L’albero della libertà
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