L’abisso di San Sebastiano
- Autore: Mark Haber
- Categoria: Narrativa Straniera
- Casa editrice: Marcos y Marcos
- Anno di pubblicazione: 2025
Dopo aver lavorato a lungo in una prestigiosa libreria indipendente di Houston, Texas, l’americano Mark Haber ora lavora nell’editoria, anche se ha frequentato come professore una libera università di Berlino. Questa vicinanza con il mondo accademico europeo spiega molto della trama di questo libro breve, assolutamente singolare, L’abisso di San Sebastiano (2025) che la casa editrice Marcos y Marcos pubblica con l’accurata traduzione di Marco Zapparoli.
La voce narrante di quest’insolita esperienza e il suo amico Schmidt, studenti di arte alla Ruskin School di Oxford, si imbattono in un piccolo dipinto di un quasi sconosciuto pittore del Rinascimento olandese, il conte Hugo Beckenbauer; l’opera, insieme ad altre due di minore qualità, è conservata a Barcellona, al Museu Nacional d’Art de Catalunya, nella Galleria Rudolf, dove i due amici, dopo averne scoperto la qualità eccelsa della pittura e aver concepito una sorta di ossessione per quel quadro, cominciano a scriverne, a pubblicare libri che partono dall’osservazione maniacale per quell’opera, dopo che ciascuno di loro è tornato alla propria vita; Schmidt a Berlino, il Narratore a New York, dove si è sposato una prima volta e poi, dopo un necessario divorzio, una seconda volta. Le due mogli però, per motivi diversi ma sempre concernenti la critica d’arte, non hanno apprezzato l’amicizia con Schmidt e non sono state l’unica causa dell’allontanamento dei due amici nemici: infatti l’episodio scatenante l’inimicizia fra i due è stato, durante una tavola rotonda a New-York, una frase del narratore che Schmidt non gli perdonerà: “una cosa orribile” che l’ex collega e amico avrebbe non solo pronunciato, ma messa al centro delle sue dissertazioni in almeno due libri, separandosi così definitivamente dalle idee comuni sul quadro che ne avevano formato l’alleanza artistica e l’amicizia umana.
Il libro si apre con una breve e concitata mail che il narratore, dopo anni di silenzio. ha ricevuto da Schmidt: è in punto di morte, vorrebbe salutarlo, vorrebbe forse chiudere i conti in sospeso con un’amicizia e confidenza basate tutte sull’ossessione di un quadro, L’abisso di San Sebastiano appunto, che dopo averne legato la vicinanza e la vita professionale e artistica ne ha separato inesorabilmente le strade.
Nel breve romanzo si alternano le biografie di critici dei due attori protagonisti con quella del misterioso erotomane pittore manierista olandese, a cui si deve l’opera che ha condizionato l’esistenza dei due. Molti riferimenti filosofici scaturiscono dai dialoghi del narratore con Schmidt, molte analogie di gusti e anche infinite divergenze, molti libri scritti su quel tema. L’arte contemporanea compare a tratti, anche se Schmidt aveva dichiarato in modo apodittico che l’arte moderna era finita con la morte di Cézanne dopo il 1906: da allora si era prodotta solo “spazzatura”. Così vengono disprezzati Vasilij Kandinskij e Paul Klee, mentre restano amati gli artisti rinascimentali, al centro dei quali resta sempre, come una vera ossessione, L’abisso di San Sebastiano. Forse però il quadro tanto amato e studiato contiene un segreto mai rivelato, forse Schmidt, ormai ridotto una larva morente, lo ha scoperto, forse…
Molto appassionante, L’abisso di San Sebastiano, ironico, spiazzante, pieno di un figura retorica ricorrente: l’anafora, la ripetizione, fino a otto volte in mezza pagina, del titolo del libro, un abisso in cui i due critici sono loro malgrado sprofondati.
L'abisso di San Sebastiano
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