In nome di quale dio
- Autore: Silvia Vercesi
- Genere: Gialli, Noir, Thriller
- Categoria: Narrativa Italiana
- Anno di pubblicazione: 2026
In nome di quale dio (GruppoEditoriale Writers Editor, 2026 pagg. 156) è il nuovo romanzo della saggista, scrittrice e anche poetessa Silvia Vercesi, un giallo, oserei dire, fantascientifico sullo stile dello scrittore statunitense Dan Brown.
Inizia con una morte che ha da subito del misterioso, e quindi tutto il romanzo si articola intorno a questa circostanza; seguendo le tracce lasciate da studi non allineati, ma anche da una ricerca interrotta, l’inchiesta che ne consegue si trasforma in una riflessione più ampia del rapporto tra sapere, potere e narrazione del sacro.
Ma la Vercesi, donna appassionata e studiosa dei Vangeli apocrifi e anche della Bibbia alternativa, con questo suo limpido scritto ha voluto sicuramente celebrare la grandezza del nostro paese. Infatti la vicenda spazia in svariati luoghi italiani: Roma, Milano, Val Camonica, Lago di Iseo, Mantova nel celeberrimo Palazzo Te del pittore e architetto Giulio Romano (1499-1546), quindi in Sardegna. Tutto il romanzo è come un immaginario viaggio dalla Roma papale alla corte dei Gonzaga a Mantova, passando per la Milano sforzesca e quindi nella tradizione sarda. E l’autrice, appassionata lettrice, studiosa, ma anche conoscitrice di ciascun luogo citato, ci conduce nelle bellezze che la nostra Italia offre al mondo intero. E chi scrive, da storiografo, non può non concordare con le precise descrizioni artistiche, storiche e di costume che la Vercesi riporta nel suo romanzo.
Ma nel contorno del romanzo, che non voglio spoilerare assolutamente perché va letto, approfondito e meditato, c’è ancora di più. Infatti Silvia Vercesi, grande appassionata della buona cucina, inserisce, e bene, questa sua passione nei momenti ludici in cui i protagonisti si ritrovano a tavola in svariati, e particolari, ristoranti o trattorie. Con un uno stile molto lineare, l’autrice fa quasi assaggiare al benevolo lettore i piatti citati.
Naturalmente, come nella maggior parte dei romanzi, c’è, senza dubbio, dell’autobiografico. Infatti la protagonista femminile, la dirigente della Polizia di Stato Marta Viganò, somiglia molto alla nostra autrice per passioni, carattere e modus vivendi. Ma nell’autobiografico c’è di più: la conoscenza, come scrivevo, di tutti i luoghi descritti, soprattutto Milano, dove l’autrice vive, ed il Lago d’Iseo, “buen ritiro” dal caos milanese.
Nel romanzo sono molto apprezzare le digressioni di carattere storico, le quali appaiono molto precise e ricche di riferimenti che ciascun lettore può approfondire. Al di là del fatto fantascientifico in sé, Silvia Vercesi ha voluto dimostrare il suo amore per l’Italia, per le sue tradizioni letterarie, poetiche, architettoniche e anche, appunto, culinarie. Il suo è un romanzo che affascina, un romanzo bello ricco di belle persone e singolari personaggi. Una storia del tutto irreale ma architettata bene, e soprattutto svolta con precisione e metodicità, che è una peculiarità di Silvia Vercesi. Per l’autrice è sicuramente la continuazione della sua passione per la scrittura, per la descrizione del bello, per uno stile di vita che lei predilige.
Concludo con il pensiero di Margherita Hack, che inaugura il romanzo:
Nella nostra galassia ci sono quattrocento miliardi di stelle, e nell’universo ci sono più di cento miliardi di galassie. Pensare di essere di essere unici è molto improbabile.
In nome di quale dio
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