- Autore: Chiara Ricci
- Genere: Storie vere
- Categoria: Narrativa Italiana
- Casa editrice: Graphe.it edizioni
- Anno di pubblicazione: 2026
- ISBN: 9788893722735
La storia di una giovane ragazza, Wilma, di appena vent’anni, che nei primi anni del dopoguerra voleva lasciarsi alle spalle gli orrori della guerra e cercava, come lo era stato per Silvana Pampanini, Gina Lollobrigida, Sophia Loren, la propria strada nel mondo sfavillante del cinema. Per raccontare l’affare Montesi, uno dei fatti di cronaca nera più controversi, bisogna entrare nelle carte, nella documentazione dei processi e delle indagini svolte all’epoca del fatto. Un lungo e minuzioso lavoro di consulta presso l’Archivio Centrale dello Stato di Roma, l’Archivio di Stato di Roma, la Cancelleria penale dibattimentale di Roma, di ricerca storica attraverso fonti inedite e atti processuali che Chiara Ricci, saggista e studiosa di teatro e cinema, ha svolto negli anni per ricordare una giovane ragazza di appena vent’anni di origini modeste, fidanzata e prossima alla nozze, del cui scandalo l’Italia intera ebbe paura, per ciò che rappresentava e poteva rappresentare: politica, servizi segreti, media e disinformazione.
Una donna incastonata nel tempo assieme alla sua verità.
Il caso Montesi segnò, scrive nella prefazione di Il silenzio sul mare. Il caso Montesi tra verità nascoste e potere (Graphe.it, 2026) Andrea Pamparana, l’inizio del giornalismo scandalistico in Italia; un simbolo del conflitto mai risolto tra moralismo e ipocrisia. Wilma venne ritrovata due giorni dopo essere uscita di casa nell’aprile del 1953, sul lungomare di Torvaianica. Il corpo privo di segni di violenza, priva di alcuni indumenti; come era arrivata lì da Ostia? Una disgrazia, un suicidio o un assassinio? Il racconto rigoroso e sensibile di Chiara Ricci, “con una narrazione soprattutto civile”, nasce dal desiderio di offrire una nuova chiave di lettura per questo fatto di cronaca nera indimenticabile e rendere omaggio, restituendo dignità, “a una ragazza che forse era rimasta impigliata in una rete o era stata coinvolta in qualcosa di più grande di lei”.
Nel 1953 gli italiani volevano lasciarsi alle spalle la tragedia della guerra e la povertà vissuta e cercavano di risollevarsi. Alcide De Gasperi guidava con la maggioranza democristiana il governo del Paese e di lì a poco ci sarebbero state le elezioni politiche. L’Italia era in fermento nonostante le profonde ferite del conflitto. Teatro e cinema vivevano stagioni di grande rinnovamento culturale, di rinascita e successo: a Roma prese vita la Hollywood sul Tevere e il Neorealismo rosa dava spazio ai giovani, alla musica, all’allegria. Wilma non era portata per gli studi e decise di provare nella ricerca di piccoli ruoli nel cinema. Era una bella ragazza dai capelli lunghi neri, di belle forme, curata nel vestire e nel sapersi truccare. Il padre era falegname, un uomo minuto e remissivo, la madre casalinga; una famiglia normale, semplice, della classe operaia del secondo dopoguerra che verrà messa sotto esame. Giornate e mesi difficili per la famiglia, posta sotto la lente d’ingrandimento. La tragedia di Wilma, morta per annegamento, non otterrà mai nessuna risposta.
Del tutto senza controllo e perdendo di vista ogni traccia di buonsenso e di decenza, la morte e la vita di questa ragazza vengono letteralmente prese d’assalto, sviscerate, analizzate, spolpate da ogni parte facendone carne da macello.
Saranno numerosi “i mostri” sbattuti in prima pagina, da un figlio di un noto politico alle case di appuntamenti al giro di prostituzione e traffico di stupefacenti, dalla madre alla sorella, allo zio, donnaiolo incallito. Dagli uomini di potere ai servizi segreti al cinema, che sull’affare Montesi ha realizzato film interamente dedicati al fatto di cronaca, ai giornalisti e alle loro indagini, fino all’eco nel dibattito culturale: anche George Simenon si interessò al caso Montesi. Difficile venirne a capo tra sospettati, mister x e scarcerati, processo e riapertura di un secondo processo: Wilma era solo una giovane donna che voleva vivere la sua vita “con la sua verità rimasta sul mare”.
Una ragazza di poche amicizie e di un’estrema cautela nelle sue manifestazioni di vita.
Unica certezza la sua morte e nessuna risposta di chi sia stato il colpevole.
Il silenzio sul mare è un viaggio nel tempo e oltre il tempo, per dar voce a Wilma, indirizzando, scrive l’autrice, il suo sguardo lì dove, forse, non si è osservato abbastanza o non si è guardato affatto: lasciata sola nel silenzio e nell’oblio della morte e della memoria, sola a difendere la propria dignità.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Il silenzio sul mare. Il caso Montesi tra verità nascoste e potere
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