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Recensioni di libri

Il rumore dei baci a vuoto di Luciano Ligabue

Einaudi, 2012 - Tredici storie, tredici drammi della vita quotidiana, piccoli o enormi, solo fastidiosi o vere e proprie tragedie della vita o anche solo dell’anima, separazioni fisiche o mentali, vite che arrivano al capolinea o raggiungono una svolta, rapporti che resistono o naufragano miseramente sotto i colpi del destino, o, più banalmente, di una semplice, futile casualità.

Cristina Giuntini
Cristina Giuntini Pubblicato il 23-05-2012
Il rumore dei baci a vuoto

Il rumore dei baci a vuoto

  • Autore: Luciano Ligabue
  • Genere: Raccolte di racconti
  • Categoria: Narrativa Italiana
  • Casa editrice: Einaudi
  • Anno di pubblicazione: 2012

Il popolare rocker Luciano Ligabue sembra ormai essere ben instradato su di una doppia carriera di musicista e scrittore, con qualche incursione nella regia cinematografica.

Siamo infatti giunti alla sua quarta prova come scrittore, dopo il romanzo “La neve se ne frega”, la raccolta di racconti “Fuori e dentro il borgo” e l’antologia di poesie “Lettere d’amore nel frigo”. Stavolta si tratta nuovamente di racconti.

Tredici storie, tredici drammi della vita quotidiana, piccoli o enormi, solo fastidiosi o vere e proprie tragedie della vita o anche solo dell’anima, separazioni fisiche o mentali, vite che arrivano al capolinea o raggiungono una svolta, rapporti che resistono o naufragano miseramente sotto i colpi del destino, o, più banalmente, di una semplice, futile casualità.

Molto cupa, ai confini con il noir, l’atmosfera che pervade questi racconti. Ligabue ha indubbiamente percorso un cammino fatto di cambiamenti personali e professionali, e sembra essersi lasciato alle spalle la dolce semplicità, in fondo sempre pervasa di positività, di “La neve se ne frega” per aprire una nuova fase molto più intimista e meno ottimista, nella quale esplora il lato oscuro della vita e dei sentimenti.

Nascono così la storia di un uomo disposto a tutto per salvare il cane della moglie, e quella di un altro tormentato dai sensi di colpa per avere causato un danno a un gatto; quella di una lettera scritta a un medico per richiamarlo all’umanità del dolore, e al rispetto che merita, e quella di una donna anziana che svela un terribile segreto senza un vero scopo; quella di una vacanza resa un incubo dalla compagna di viaggio sbagliata, e quella di un rapporto messo a dura prova dalla verità a ogni costo; la descrizione di un giorno qualunque di un giovane medico tormentato dalle più svariate manie, e quella, forse la più bella e significativa di tutte, di un rapimento che sembra non avere un senso, ma che alla fine ne acquista uno incredibile, importantissimo, pregno di disperazione.

Sono flash, polaroid di vita vissuta, briciole di ordinari problemi e di ordinaria disperazione. Su tutti i personaggi sembra aleggiare lo spettro dell’ineluttabilità di un destino al quale conviene rassegnarsi, perché è stato scatenato dal caso ma preparato dal proprio comportamento in qualche modo irresponsabile. La vita scorre su questi volti e su queste esistenze che vi si dibattono dentro senza mai realmente trovare una via d’uscita, forse senza neppure cercarla con vero impegno.

Raramente queste storie hanno una vera fine, spesso sono interrotte, sfumate, lasciate in sospeso come a promettere un futuro sviluppo che, però, non sembra lasciare spazio a molte speranze. Si ricomincia da capo raccogliendo i cocci di quello che era e che in un attimo si è disintegrato, forse se ne colgono gli aspetti negativi e tutto sommato si scuotono le spalle, andando avanti con una certa serenità. Forse quello che era non era neppure importante o meraviglioso come sembrava.

“L’amore conta”, canta Ligabue, e lo scrive anche sulla copertina del libro. Sì, l’amore conta, fino al punto di cambiare o distruggere la vita, di scatenare disastri irreparabili. Ma l’amore che più conta, per questi protagonisti, è quello per sé stessi e per la vita, che dà loro la forza per stringere i denti e andare avanti. Non con ottimismo, ne’ con vera rassegnazione, ma con determinazione.

Il rumore dei baci a vuoto

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© Riproduzione riservata SoloLibri.net

Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Il rumore dei baci a vuoto

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Commenti: 1

  • Toni Noar Augello
    23 maggio 2012, 11:54

    Se vi aspettate di leggere cose straordinarie nell’ultimo libro di Luciano Ligabue cambiate aria, siete nel posto sbagliato. Quello che viene raccontato nei tredici racconti di cui è composto “Il rumore dei baci a vuoto” (Coralli, Einaudi 2012) è la vita di tutti i giorni, con le sue trame fitte, ma semplici. A rendere straordinaria l’opera è la leggerezza di fondo con cui l’autore racconta anche le situazioni più amare, la limpidità del dettaglio, l’esattezza delle espressioni - non necessariamente verbali - nei passaggi cruciali, la fluidità narrativa nella capillarità descrittiva. Una cifra stilistica che rende l’opera gradevole, rasserenante, nonostante le difficoltà con cui sono alle prese i protagonisti di ogni episodio. Nonostante la mancanza di lieti fine. Ligabue racconta i “durante”, e lo fa con cognizione di causa, attraverso il flusso veloce e preciso della sua scrittura. Brani di vita in cui succede di tutto, ma che non precludono quello che potrebbe ancora succedere. La sintesi esatta della nostra quotidianità, sostanza grossa della nostra esistenza. La “chiave” giusta per aprire anche le porte più inaccessibili. Con questa intima consapevolezza, l’autore ci consegna la sua visione delle cose. Uno sguardo lieve, ma penetrante, che parte da un viso solcato da un sorriso più profondo dei segni del tempo, che sta lì, tra le righe, senza disturbare, ma che contagia per riflesso il lettore, facendogli ritrovare inaspettatamente in tasca quella stessa “chiave”. A ognuno la possibilità di aprire le porte che desidera.

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