Tra i sei racconti americani regalati ai lettori dal quotidiano La Repubblica, ho scelto di leggere e analizzare il numero 5, perché l’autrice, Joyce Carol Oates, è una delle scrittrici più grandi espresse dalla attuale narrativa statunitense, ed è anche una delle mie preferite. Libri come Babysitter, Pericoli di un viaggio nel tempo, Ho fatto la spia, La figlia dello straniero, cito solo i più recenti, parlano di una scrittura potente, di ambienti e rapporti durissimi, di una società pericolosa ritratta con intelligenza e spietatezza. Altrettanto spietato e psicologicamente inquietante il racconto non brevissimo, 46 pagine, che con la traduzione di Rino Serù La Repubblica propone con il titolo Il primo marito.
Il primo marito: il racconto di Joyce Carol Oates gratis con La Repubblica
L’avvocato Leonard Chase sta cercando nei cassetti il passaporto di sua moglie Valerie, per organizzare un viaggio in Italia per festeggiare il loro decimo anniversario di nozze. Insieme al documento scopre un mazzo di vecchie polaroid un po’ scolorite, che ritraggono sua moglie, allora fidanzata e poi sposata con un primo marito. La foto era stata scattata a Key West, Florida, nel 1985. Nella foto i due sono giovanissimi, belli, felici e dal loro atteggiamento emana una forte dose di sensualità, un erotismo inequivocabile che sembra trasparire dagli sguardi che i due si rivolgono. Improvvisamente nella testa del posato e severo avvocato newyorkese scatta una gelosia fulminante: Valerie non ha mai parlato del primo marito, da cui aveva divorziato dopo appena cinque anni di matrimonio, ne aveva rimosso la figura e mai nominato neppure il nome.
Comincia nelle pagine di Oates uno scavo nel profondo del personaggio Leonard, che si sente vecchio, inadeguato, sessualmente impotente, forse per lo stress, e soprattutto tradito dalla moglie che gli ha nascosto la sua precedente esuberante sessualità. Nella testa dell’uomo il tarlo della gelosia unito al declino professionale e alla défaillance psicofisica lo portano a ricercare il fantomatico Oliver Yardman.
La fine del racconto in un ranch sperduto in Nevada è degno della grande capacità letteraria della Oates. Finale drammatico, inatteso, straordinariamente efficace. Grande letteratura, espressa in un linguaggio tagliente, con dialoghi incalzanti inseriti nei più diversi ambienti americani: una cucina super accessoriata, un letto grande che sembra una tundra, uno studio professionale gelido in una tower di Manhattan, una campagna degradata in mezzo al nulla nel Colorado, il lontano West. Da leggere con attenzione per gustare una storia raccontata con rara maestria, con un finale inatteso ma perfetto.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: “Il primo marito”: il racconto di Joyce Carol Oates con un finale da brivido
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