Lei è Ornella Tarantola, per trent’anni nume tutelare di quella casa dei lettori italiani a Londra che è stato l’Italian Bookshop, luogo di leggendarie presentazioni, chiacchierate, incontri capaci di cambiare vite. O, almeno, di renderle migliori.
Oggi si fa guida in una personalissima visita alla capitale inglese, attraverso le pagine di un libro scritto a quattro mani con l’amica e giornalista Paola De Carolis, edito da Cairo nel 2026. Ne viene fuori una mappa dei luoghi del cuore, svelati e condivisi con generosità. La stessa con cui racconta libri e scrittori da sempre. Il risultato è la fotografia di una metropoli inedita e personalissima, lontano dai consueti percorsi di visita.
Il titolo? Una libraia a Londra. Guida sentimentale di una città tra romanzi, parchi e panchine.
Ornella Tarantola: “Cerco le case di chi ho amato leggere”
Tra le pagine c’è un po’ di tutto, a seconda dei gusti. Parchi e panchine, di cui Londra è generosa. Ma anche passeggiate con attori squattrinati, musei, mercatini e charity shops, case celebri, pub. E, naturalmente, librerie. Ora, considerato il carattere di questo sito, viene naturale concentrarsi sulle dimore letterarie. Anche perché le autrici ne parlano con fresca originalità e interesse sincero. Il criterio è un po’ anche il nostro.
Cerco le case di chi ho amato leggere, di chi avrei voluto come amica, di chi con la sua storia mi ha fatto ridere o piangere.
Da Highclere Castle (Downton Abbey) a Monk’s House: nei luoghi di Virginia Woolf
Mai snob, Ornella Tarantola, ad esempio, condivide con i lettori la delusione prodotta dalla visita allo shop dei souvenir di Highclere Castle, ovvero Downton Abbey, tappa a metà strada tra realtà e finzione cinematografica. Nel negozietto niente oggetti relativi alla serie… magliette, magneti, poster, cartoline. E neppure
l’adorato Carson con la sua aria un po’ insofferente a fare da maestro di cerimonie.
Compensano i giardini, splendidi nel periodo della fioritura, e la storia ricca della dimora.
Poi Monk’s House, nel Sussex orientale, altra tappa obbligata, a dispetto della lunga camminata necessaria dalla fermata della stazione del treno. Vale la pena, assicura Ornella. Anche perché è la stessa strada fatta da Virginia e Leonard Woolf durante la loro prima visita. E fu amore a prima vista. Anche se avevano appena acquistato la proprietà di Round House.
I Woolf si assicurarono l’abitazione all’asta per 700 sterline. Giardino e casa non erano che una promessa. La capacità di indovinare il loro futuro è la dimostrazione dell’immaginazione poetica della coppia.
Le dimore di Vanessa Bell, il Museo di Charles Dickens e la casa di Sigmund Freud
A una dozzina di chilometri, a Charleston, c’è l’abitazione della sorella di Virginia, Vanessa Bell. Dell’edificio il libro dice:
È una casa che trasmette l’ingegno e l’unicità dei suoi occupanti, non solo perché ogni superficie – dai muri, alle porte, agli infissi delle finestre – venne immediatamente dipinta ma perché qui si riunivano gli artisti, gli scrittori, i filosofi, gli intellettuali che collettivamente conosciamo con il nome di Bloomsbury Group e che hanno plasmato, in Inghilterra, il pensiero del Ventesimo secolo.
E la padrona di casa? Una donna immune alle convenzioni. Come i suoi arredi.
Il tavolo rotondo con i suoi disegni colorati, le sedie rosse, i vasi, i piatti, il lampadario fatto a mano, i tessuti delle tende: ogni dettaglio sembra indicare la volontà di dare alla vita un’interpretazione altamente personale.
Altra tappa, altro indirizzo ricco di ispirazione letteraria. Al numero 48 di Doughty Street, dove Charles Dickens si trasferisce nel 1837, lo scrittore finisce Il circolo Pickwick e scrive Oliver Twist e Nicholas Nickleby. Ornella descrive il bastone da passeggio dello scrittore, la sua borsa in pelle, i biglietti da visita, la penna con il suo nome. Oggetti di vita quotidiana che animano la sala da pranzo, oggi cuore del Museo dedicato al padrone di casa. La descrizione non dimentica la moglie di Dickens.
Nella morning room, la prima edizione del ricettario di Catherine, Kate, moglie di Charles, intitolato Cosa mangiamo a cena? È firmato con uno pseudonimo, Lady Maria Clutterbuck, un libro di cucina che è anche un manuale su come gestire la casa e che non risparmia qualche velata critica al ruolo allora assegnato alle donne.
È la casa della rivalsa dopo l’infanzia difficile, il lavoro e gli sforzi per emergere.
Si sente che è stata una casa ricca – con l’acqua, la stanza del vino, mobili e oggetti pregiati – ma non felice.
La villa di Maresfield Gardens, a Hampstead, casa di Sigmund Freud e della figlia Anna, restituisce la sacralità del luogo. Ma anche il sorriso.
Nel tentativo di vedere i titoli dei libri che leggeva Freud, ho valutato l’affidabilità dei sistemi d’allarme. Essendo senza occhiali, Flavia e io ci siamo avvicinate troppo alla libreria. Quando è scattata la sirena, codarde, siamo scappate e ci siamo mischiate alla folla che stava guardando il film.
Ornella, una di noi.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Una libraia a Londra: la mappa sentimentale tra case d’autore e luoghi del cuore della celebre titolare dell’Italian Bookshop
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