Il nano
- Autore: Pär Lagerkvist
- Categoria: Narrativa Straniera
- Casa editrice: Iperborea
- Anno di pubblicazione: 2017
Pär Lagerkvist è un romanziere, poeta e drammaturgo svedese, fra i maggiori della letteratura scandinava, premio Nobel nel 1951 e il cui titolo più celebre è il romanzo Barabba. Il nano (Iperborea, 2017, a cura di Fulvio Ferrari, traduzione di Clemente Giannini) è ambientato in Italia in una corte rinascimentale, a capo della quale c’è un principe di cui non si cita il nome.
Il protagonista, che è l’io narrante, viene sì descritto anche fisicamente, ma l’autore intende caratterizzarlo per ciò che simboleggia e cioè il Male assoluto che, in quanto tale, si colloca al livello più "basso", più infimo dell’umanità. Vediamo come egli si presenta:
Sono alto ventisei pollici, ben fatto, il corpo proporzionato, forse la testa è un po’ troppo grossa. I capelli sono rossicci, molto ispidi e folti. Ho una notevole forza fisica. Non sono un buffone, sono un nano e nient’ altro.
L’occasione che diede a Lagerkvist la possibilità di affrontare la questione del male fu la Seconda Guerra Mondiale, in particolare un viaggio in alcuni stati europei, e anche il fatto di non aver trovato nel corso della sua vita una fede che gli desse conforto, come si può notare in altri suoi scritti; infatti, si definiva "un ateo credente e un credente senza fede".
Si accennava alla corte rinascimentale anonima che è abitata da numerosi personaggi, a cominciare dal principe, dediti a comportamenti lascivi, adulteri, violenze, guerre. Il principe rappresenta il potere nelle forma più violenta e degradata e il nano altro non è che la controfigura del suo padrone. Egli osserva lo svolgimento della vita di corte con uno sguardo che coglie ogni particolare, aspetto, carattere dei cortigiani. Il nano dice:
Ho notato che a volte incuto timore. Ma è di sé stessi che gli uomini hanno paura. Credono che sia io a spaventarli e invece è il nano nascosto dentro di loro, quell’ essere simile all’uomo, dal volto di scimmia che leva la testa dal profondo della loro anima.
Si può dire che egli, in quanto male, si erge come un giudice che condanna le azioni malvagie degli uomini come un moralista e, in quanto nano, guarda la vita dal basso, incapace di alzare lo sguardo verso l’Alto; ovvero incapace di cogliere l’amore , la bellezza, le emozioni. Non apprezza neppure Bernardo, che rappresenta Leonardo, il genio del rinascimento, perché odia tutto anche la conoscenza e la scienza.
Il nano
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