- Autore: Riccardo Bacchelli
- Genere: Classici
- Categoria: Narrativa Italiana
- ISBN: 9788804811633
C’è un grande del primo Novecento – scrittore, drammaturgo, giornalista, traduttore e critico teatrale –, ingiustamente caduto nell’oblio. Assente da trent’anni dai manuali scolastici, presenza rara nei programmi per l’Esame di Stato, compare di sguincio in una legge a lui dedicata (emanata dal Governo Craxi nel 1985, istituisce un vitalizio straordinario a favore dei cittadini italiani di chiara fama che versano in stato di necessità e vantano meriti in campo scientifico, letterario, artistico, economico, lavorativo, sportivo o filantropico.). È Riccardo Bacchelli (1891-1985) uno dei rappresentanti di quel romanzo di ampio respiro antisperimentale e antiavanguardistico, di cui offre una variante letteraria sostenuta, che negli anni a seguire vedrà tra i suoi adepti Elsa Morante e Tomasi di Lampedusa. D’altronde Bacchelli fu redattore della rivista letteraria “La Ronda”, che promuoveva la prosa d’arte e un classicismo ispirato a Manzoni e Leopardi.
Il mulino del Po è composto da tre volumi: Dio ti salvi, La miseria viene in barca e Mondo vecchio sempre nuovo, pubblicati separatamente tra il 1938 e il 1940. L’edizione unitaria definitiva risale al 1957. Parliamo di 1200 pagine: non sono uno scherzo. Narra la storia di quattro generazioni della famiglia Scacerni, dalla Restaurazione al primo conflitto che si apre e chiude su due battaglie secondo una struttura ad anello.
La vicenda ha inizio nel primo Ottocento, quando un ufficiale ferrarese dell’esercito napoleonico lascia i suoi beni al soldato Lazzaro Scacerni che lo ha salvato durante la ritirata in Russia. Più che di eredità si tratta di un bottino in odore di furto e sacrilegio. Entrato in possesso dell’insperato tesoro, costui fa costruire un mulino fluviale sul delta ferrarese del Po, detto il San Michele, che rappresenta il nucleo famigliare paragonabile alla casa del nespolo dei Malavoglia. Dopo molte difficoltà riesce ad arricchirsi rapidamente.
Da qui a decidere di metter su famiglia il passo è breve. Sposa Dosolina dalla quale ha un unico figlio chiamato Lazzaro Giuseppe, ma soprannominato Coniglio mannaro, che non è certo un complimento. A seguire un secondo matrimonio burrascoso celebrato con la complicità di un prete spregiudicato tra lui e Cecilia, una specie di figlia adottiva del padre, che detesta Coniglio mannaro. Ancora un po’ di pazienza, perché nel romanzo il nome Lazzaro viene tramandato di padre in figlio. Quando il colera si porta via Lazzaro e Dosolina, l’attività passa a Coniglio mannaro, devoto al dio denaro, poi a suo figlio Lazzarino, il primo di una nidiata di sette che diventa il cocco di papà e un fan di Giuseppe Garibaldi.
Si dipana una vicenda complicatissima tra storia e invenzione: battaglie, lutti, follia, cadute, rinascite, affari loschi o al limite della legalità, scioperi e rivolte sullo sfondo dell’unificazione del nostro Paese e dei problemi interni che l’hanno accompagnata.
Protagonista assoluto è il Po, che svolge tre ruoli: scandisce il lavoro degli Scacerni; è al centro di interessi commerciali; figlio di una natura capricciosa e matrigna, incombe minaccioso con alluvioni periodiche. Il pericolo dell’inondazione è una costante. In gergo dall’etimo latino si chiama rotta. La rotta interviene puntualmente di generazione in generazione a significare l’aspetto avverso del destino e il volto negativo del fiume.
Osserva la critica:
Bacchelli sperimenta una vena di ampio respiro affine a talune riprese sovietiche del grande romanzo tolstojano. Questo scrittore di indubbia vocazione europea e stilisticamente legato a modelli ottocenteschi, ripropone nella sua opera un bilancio storico della civiltà italiana. Bacchelli è l’ultimo patriarca classicista delle lettere italiane in un rapporto positivo con l’universo e la storia. Non è un caso preferisca Tolstoj a Dostoevskij [...] In questo romanzo si respira anche il clima di Manzoni, perché i personaggi rappresentano la storia intesa come amplificazione delle vicende individuali dell’uomo, il che a dire la proiezione del suo modo di essere nel tempo e nello spazio.
Il mulino del Po non è un romanzo facile, fatto di complesse strutture sintattiche, lessico ricco intarsiato dalla terminologia specialistica dell’arte molinara ed espressioni regionali. Un potente affresco che scava nelle radici stesse della società italiana e che tende a rimarcare l’inettitudine dei governanti con un’ironia tutta manzoniana.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Il mulino del Po
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