- Autore: Carlo Gentile
- Genere: Romanzi e saggi storici
- Categoria: Saggistica
- ISBN: 9788894894790
Sul finire degli anni Novanta del primo Novecento, si deve a Carlo Gentile la rivisitazione del personaggio di Cagliostro nel contesto dell’esoterismo della massoneria egizia, il cui rito fu da lui introdotto. L’opera che desta particolare fascino per l’ampiezza della trattazione è Il mistero di Cagliostro e il sistema egiziano (Bastogi, Foggia, 1997, nuova edizione 2018).
Un episodio su cui si sofferma a più riprese e che ha notevoli conseguenze è l’“affare della collana” su cui vale la pena di soffermarsi. Diciamo innanzitutto che Cagliostro istituì la prima loggia massonica di Rito egiziano, denominata “La sagesse trionphante”. Siamo nel 1784 a Lione, dove egli era giunto nome di conte Phoenix. Pretese lo scioglimento delle logge martiniste e l’adesione esclusiva al suo Rito. Ne faceva risalire l’origine ai profeti Enoch ed Elia, ai quali Dio avrebbe dato il compito di promuovere l’amore per il prossimo attraverso l’iniziazione di Eletti, il primo dei quali sarebbe stato Salomone.
Nello scandalo del collier, la regina Maria Antonietta fu calunniata d’avere acquistato una costosissima collana di diamanti, composta da 575 gemme. In effetti, ai gioiellieri Bohemer e Bassange, la regina aveva risposto “abbiamo più bisogno di navi, che di gioielli” e lo stesso Bohemer fu costretto a un periodo di prigionia nella Bastiglia per scontare i grossi debiti cui era andato incontro per fabbricare il preziosissimo gioiello. Ecco ora una sintesi dei fatti. Una donna “strana e sconcertante”, Jeanne de Valois de Saint Remy sposata con il conte La Motte, era entrata nelle grazie del cardinale-principe Rohan al punto da permettersi di frequentare le corti. Da sette anni, Rohan era caduto in disgrazia presso Maria Antonietta (era stato rimosso da incarichi di alto rango per inopportune dichiarazioni contro Maria Teresa d’Austria, madre della regina di Francia). E ne era platonicamente innamorato fino alla follia. D’accordo col marito (che le procurò la incosciente sosia di Maria Antonietta, la modista Leguay), Jeanne fece credere al Rohan di essere con Maria Antonietta in rapporti tali da aiutarlo per la sua riabilitazione. Finse così un carteggio tra la regina e il cardinale, ingannandolo, e organizzò un incontro segreto in cui la presunta Maria Antonietta gli avrebbe permesso di baciarle l’orlo dell’abito per chiederle perdono. L’aveva così convinto di comprare per la regina l’ingombrante e famosa collana.
Era il 1785, quando Cagliostro si recò a Parigi dove rivide Rohan, che conosceva. Cercò di metterlo in guardia dal comportamento subdolo di Jeanne La Motte, ma Rohan non volle sentire ragioni. Lo scandalo scoppiò quando il cardinale non fu in grado di completare il pagamento. La collana intanto veniva trafugata e venduta a pezzi a Londra, mentre si svolgeva la beffa: cioè, l’incontro segreto tra la Leguay travestita di Maria Antonietta e il cardinale. Scoperta da Maria Antonietta la truffa inscenata alle sue spalle, seguì il processo dinanzi al Parlamento che si concluse con la condanna dei coniugi La Motte e di Reteau de Villette, l’imitatore delle scritture, e con il riconoscimento della innocenza del Cardinale (poi confinato), preso in buona fede, e della succube Leguay. La Motte, prima di essere arrestata, addossò a Cagliostro le responsabilità, indicandolo come l’unico artefice della truffa per avidità di denaro e manie di grandezza. Fu così arrestato e rinchiuso nella Bastiglia. Anche la moglie, Serafina, fu imprigionata con l’accusa di essere l’amante del cardinale di Rohan. Venne scarcerata dopo pochi giorni, ritenuta la meno perseguibile.
Anche Cagliostro, stimato dai francesi (“l’amico degli uomini”) fu scarcerato, ma i sovrani, ancora sospettosi, gli intimarono di lasciare Parigi entro otto giorni, unitamente alla sua donna. Dalla Francia, spogliato di tutti i suoi beni, partì per l’Inghilterra. Carlo Gentile, che ne fatto un dettagliato resoconto, così commenta:
Inutile dire che su “l’affare” non verrà mai tutta la luce […]. Il materiale esplosivo pubblicato nel 1789 dai La Motte a Londra e tolto dalla circolazione con acquisto in blocco a cura della corte francese, fu ripubblicato in seguito.
Da questo episodio si vorrebbe far credere che Cagliostro sia la stessa persona del palermitano Giuseppe Balsamo: un poco di buono che a Roma con la moglie viveva di loschi espedienti. Carlo Gentile offre al lettore una coinvolgente e documentata informazione. Si era nel 1786 quando Cagliostro, di cui rimane il Mémoire, fu arrestato e rinchiuso nella Bastiglia. Scrive Gentile:
Certo è che quando le porte della Bastiglia si apersero, i parigini portarono in trionfo il loro idolo e così pure Lorenza. Ma intanto la coppia che non si era potuto condannare veniva espulsa dal suolo francese senza alcuna giustificazione. Da Londra Cagliostro scagliava i fulmini di un’irritazione coatta, chiedeva indennizzi, descriveva cupamente i mesi di prigionia patiti.
L’atto d’accusa era diventato politico, giacché egli si opponeva energicamente all’assolutismo e ai privilegi dell’antico regime. Avevano visto in lui, e non a torto, la punta avanzata della Rivoluzione. Comincia da qui la storia dell’identità di Cagliostro con Giuseppe Balsamo.
Il libellista Morande, su incarico della parte avversa, denunciava Cagliostro come Giuseppe Balsamo e si veniva a sapere che questi aveva la madrina di cognome Cagliostro. Carlo Gentile con finezza narrativa mette insieme molteplici tasselli che fanno intuire subito la certezza d’un fatto: l’operazione era stata messa in atto per screditare il conte Alessandro di Saint-Germaine.
Le ricerche in Palermo erano state avviate ad iniziativa del Governo Francese il quale aveva dato preciso incarico ad un giureconsulto locale. Con tanta ufficialità – se ne parlava liberamente nei pubblici ritrovi […]. La falsa promessa di un sussidio aveva indotto la famiglia Balsamo a consegnare i propri documenti al segretario dell’avvocato […]. Serafina Feliciani, fuggita in Svizzera, è avvicinata dagli emissari del signore di Breteuil, è sollecitata, è sollecitata con ogni lusinga (per esempio la promessa pensione) […] Ma chi si muoveva a Parigi contro Cagliostro? Qui è il punto. I personaggi della vicenda sembrano diventare altrettante ombre cinesi […]. Il procedimento, le forme, le modalità dell’opera – con cui proprio la Corte di Francia perseguiterà Cagliostro in tutta l’Europa – sono tipiche del tempo; Mare Haven in particolare ne ha offerto ampia documentazione […]. Quanto di certo resta ora? Le discussioni sull’argomento Balsamo-Cagliostro sfociano e si esauriscono nella probabilità generale dell’essere esistito a Palermo un Giuseppe Balsamo con famiglia, genealogia, fatti e male azioni. Che poi questo Balsamo sia – proprio dopo il processo della collana – resuscitato in Cagliostro, è cosa da provare. Certo è pure che non si tratta di originale notizia. Già nel 1778 si era creduto di riconoscere in Cagliostro il napoletano Thiscio, figlio di un parrucchiere, e si era tentato di accollare a Cagliostro tutte le sue malefatte.
Tanti altri episodi fanno luce sulla personalità di Cagliostro su cui si sofferma Carlo Gentile, parlando di una personalità “contraddittoria benché vivida” e riconoscendogli capacità medianiche:
Cagliostro, con il suo calore mistico, era capace di comporre il libro. Di Balsamo non si può dire […] Era con sufficiente probabilità un temperamento fortemente mistico egli stesso […] Certo è che volle introdurre il misticismo nella massoneria (a torto o a ragione sarebbe lungo il discorso), e questa “riforma” la legò alla prepotenza straripante del proprio io […]. La chiave della personalità di Cagliostro […] resta proprio sul piano della massoneria mistica […]. Cagliostro allora veniva condannato, non per i demeriti – veri o presunti – di Giuseppe Balsamo, ma perché aveva osato fondare una società ove uomini di diversa religione erano accolti a pari diritto.
Un altro argomento che varrebbe la pena di approfondire è il motivo della venuta a Roma di Cagliostro.
Come fosse venuto in mente a Cagliostro di andare a Roma – resterà un mistero.
Intanto si era avuta l’impressione che egli fosse stato abbandonato al suo destino da parte del Grande Oriente di Francia. Le risorse economiche si erano consumate ed egli sarebbe forse tornato a Roma per stanchezza. La moglie era stanca della vita randagia e la famiglia ne invocava il ritorno. Cagliostro, pur avendone percepito il pericolo, credette all’assicurazione del vescovo Pier Virgilio Thunn (forse in buona fede, a sua volta ingannato dal card. Boncompagni Segretario di Stato):
ebbe un salvacondotto, ma si lasciò sedurre ancora dall’idea di propagandare la Massoneria egiziana e si perdette. Inoltre la famiglia Feliciani e la moglie divennero strumenti del parroco Tosi.
Haven sostiene che
allontanandosi giorno per giorno dalla massoneria ordinaria, e più desideroso di propagare al suo cospetto il proprio venerabile rito, religioso e cristiano, Cagliostro concepì il progetto di farlo approvare dal papa e sostenere dall’Ordine di Malta, e di conferirgli così estensione universale.
(Le Maitre inconnu, Paris 1912).
Il contributo esoterico resta comunque il più originale della poderosa ricerca di Carlo Gentile. Specificamente il riferimento va a brani contenuti nella “Memoria” difensiva di Cagliostro scritta in seguito allo scandalo dell’affare della collana. Sono riportati da Marc Haven nella sua opera Le Maitre Inconnu ed anche nell’introduzione del Rituale della Massoneria Egiziana. Furono commentati da Arturo Reghini (in “Ignis-Rivista di studi iniziatici”) e Carlo Gentile li riprende, aggiungendovi da insigne studioso le sue personali considerazioni. Palpitante la riflessione introduttiva:
È la parte più viva della “memoria” del 1786 in cui Cagliostro difese la propria innocenza nel processo del Collana. È certo un documento di spiritualità elevata e di lirismo classificabile tra lo stato d’animo dell’artista e quello di chi profondamente sia convinto della “chiamata” di se stesso e della conseguente missione.
Un libro dunque da studiare e che lascia il desiderio di saperne di più, giacché il mistero rimane:
Cagliostro è veramente la menzogna in persona. Quando crediamo d’averlo afferrato e di poterlo costringere a dirci finalmente chi è e che cos’è, egli ci ha già sguizzato via come un’anguilla, e ci troviamo a mani vuote […] di questa strana figura che eccitò potentemente col suo continuo nascondersi e trasmutarsi le fantasie dei contemporanei e dei posteri, molte parti restano anche oggi un mistero.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Il mistero di Cagliostro e il sistema egiziano
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