- Autore: Janet Malcolm
- Genere: Storie vere
- Categoria: Saggistica
- Casa editrice: Adelphi
- Anno di pubblicazione: 2026
Il giornalista e l’assassino, edito ad aprile 2026 da Adelphi nella traduzione di Enzo D’Antonio, è un saggio che analizza il caso giudiziario MacDonald contro McGinnis, diventato un caposaldo di etica sul giornalismo, studiato in molte Università USA. L’autrice è Janet Malcolm, scrittrice e giornalista della rivista “The New Yorker”, scomparsa nel 2021.
Jeffrey MacDonald fu un medico militare accusato dell’omicidio della moglie incinta e delle sue due figlie. Il tribunale militare dichiarò il non luogo a procedere, ma poi fu condannato dalla corte penale nel 1979. L’ex medico si dichiarò sempre innocente, testimoniando che quella notte si introdussero in casa quattro sconosciuti che uccisero moglie e figlie e lui si salvò per miracolo, ma non c’era nessuna prova che fossero andate così le cose. Durante quel processo entrò nella squadra della difesa Joe McGinnis, scrittore e giornalista, con l’accordo di seguire il processo da insider per poi farne un libro, che avesse come intento un ritratto lucido e il più veritiero possibile dell’imputato. Firmarono un contratto con tanto di cifra che McGinnis avrebbe dovuto versare a MacDonald all’uscita del libro.
Fatal Vision, questo è il titolo, fu un successo, solo che il suo autore durante il processo si convinse che l’imputato non solo fosse colpevole, ma fosse anche un narcisista patologico, tracciandone un ritratto inquietante. MacDonald lo citò in giudizio per truffa e violazione di contratto; in sintesi sentiva che lo scrittore aveva tradito la sua fiducia. Il suo avvocato portò come prove le innumerevoli lettere che si erano scambianti durante la reclusione di MacDonald dopo la sua condanna.
Il centro del processo MacDonald-McGinnis, però, a un’attenta analisi, è la messa in discussione del Primo Emendamento della Costituzione americana. In quel carteggio, McGinnis si definisce affranto e dispiaciuto che il suo “amico” MacDonald sia stato condannato, e definisce quella condanna ingiusta. In sostanza quello che fa lo scrittore è fingere di essere dalla sua parte per due ragioni: farlo parlare il più possibile, per avere materiale sufficiente per scrivere il suo libro, e far in modo che non si rivolga a nessun altro scrittore e non rilasci interviste per avere l’esclusiva.
Per la prima volta è stato permesso a un soggetto insoddisfatto di citare in giudizio il proprio autore, su presupposti tali da rendere irrilevante la veridicità o la falsità di ciò che è stato pubblicato [..] il punto di vista e la condotta di un giornalista durante l’intero processo creativo sono diventati questioni da risolvere in un processo davanti una giuria.
Divenne un processo sull’etica del giornalismo, riducendo gli espedienti usati da McGinnis come scorretti mezzucci da giornalaio, questo il fine dell’accusa, fa niente che l’assistito era stato condannato per uno degli omicidi più efferati degli ultimi anni. In questo processo MacDonald viene descritto come una vittima ingenua e credulona, che viene circuita dallo scrittore senza scrupoli.
Ma è successo veramente questo? O McGinnis, indagando sul caso e stando a stretto contatto con MacDonald, scavando nel suo passato, si è semplicemente reso conto che fosse colpevole e ha scritto la versione più corretta e veritiera da poter pubblicare a vantaggio del lettore? Non è forse questo che dovrebbe fare uno scrittore? L’operazione che ha fatto McGinnis è mettere a suo agio il soggetto in modo da poter costruire un rapporto sereno. Ha fatto tutto il necessario per scrivere il suo libro, testimonierà lo scrittore, arrivando fino a spiegare la differenza tra “menzogna”, qualcosa di non vero che viene detto con dolo o malafede, e “non-verità”, parte di un espediente attraverso cui è possibile giungere alla verità.
Malcolm ricostruisce il processo, intervista entrambi le parti, compresi avvocati, testimoni e persino membri della giuria. All’inizio McGinnis era propenso alla collaborazione con l’autrice, ma poi cambia idea; Malcolm, comunque, non si perde d’animo e continua sola con MacDonald. Nonostante questo, cerca sempre di non dare giudizi definitivi e rimanere imparziale, anche se alla fine scrive:
I giornalisti che si bevono l’intera versione del soggetto e la pubblicano pari pari non sono giornalisti ma pubblicisti.
Quanti giornalisti possiamo contare al giorno d’oggi?
In questa nuova edizione di Adelphi, la postfazione è a cura di Emmanuel Carrère, che chiude magistralmente il libro togliendoci anche gli ultimi dubbi.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Il giornalista e l’assassino
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