Abbiamo da poco celebrato la festività cristiana di Ognissanti, festa che il calendario liturgico fissa al primo novembre. Ma da dove nasce il culto dei santi? Come si origina? Il terreno da cui prende vita è solo religioso oppure anche storico e sociale? Per fare chiarezza, e per capire quando lo sguardo umano si sia rivolto in modo così intenso alla dimensione divina, ci viene in aiuto un grande storico contemporaneo: Peter Brown.
Al termine di un ciclo di lezioni tenute a Chicago alla fine degli anni Settanta, Brown ha deciso di raccogliere le proprie idee sulla devozione ai santi in un saggio intitolato The Cult of the Saints, pubblicato per la prima volta nel 1981 e giunto in Italia con la traduzione Einaudi (2002). Come suggerisce già il titolo, Il culto dei santi. L’origine e la diffusione di una nuova religiosità, lo studioso cerca di spiegare perché il cristianesimo abbia fatto dei martiri e dei santi il centro della propria vita devozionale, ricostruendo le condizioni socio-culturali del mondo latino tra il IV e il VI secolo.
Parto in modo insolito da ciò che di solito chiude le recensioni, cioè dai pregi e dai limiti. Il saggio di Brown potrebbe sembrare destinato a una ristretta cerchia di studiosi di storia del cristianesimo, ma in realtà ha un raggio molto più ampio. Il pregio principale, a mio avviso, è quello di far comprendere come il cristianesimo abbia riscritto il modo di pensare la morte. Essa non costituisce più un taglio netto, ma un passaggio, un ponte tra la dimensione umana e quella divina. A questo si aggiunge un secondo merito: Brown ha aperto un filone di ricerca sulla costruzione storica e culturale della santità. Con gli strumenti propri dello storico, ha mostrato all’intero mondo accademico che la santità non è soltanto una questione religiosa ma, in un preciso momento storico, è servita alla Chiesa - o più esattamente a una cerchia ristretta di uomini di Chiesa - per costruire un legame stretto tra cielo e terra e quindi tra il credente e il santo. Brown parla spesso dei santi come di “amici”: i fedeli li percepivano come presenze vive, capaci di intervenire nella realtà attraverso miracoli e guarigioni. È qui che il mondo divino, fino ad allora avvertito come lontano dalla vita quotidiana, entra nel reale grazie a protettori che agiscono concretamente nell’esistenza delle persone.
Tra i limiti, il più rilevante mi pare la scelta di concentrarsi quasi esclusivamente sull’Occidente latino, lasciando in ombra la ricchezza dell’Oriente cristiano. Ne risulta un quadro necessariamente parziale che non rende giustizia alla varietà delle forme di santità nel Mediterraneo tardoantico.
E allora, per concludere: a chi è rivolto questo libro e perché leggerlo? Pur nascendo da lezioni universitarie, il testo si distingue per un’architettura elegante, raffinata e al tempo stesso divulgativa. Lo consiglio perciò a chiunque voglia comprendere un fenomeno ancora oggi molto presente nella vita religiosa, senza affidarsi ai soliti manuali, che spesso lo trattano in modo marginale. Quanto al perché leggerlo, la risposta richiede qualche riga in più. Il libro cambia lo sguardo sul problema. Il culto dei santi non nasce da un eccesso di superstizione, come spesso si è portati a credere, ma da un meccanismo promosso anche da vescovi e intellettuali per tenere insieme due realtà in apparenza distanti. Dopo la lettura, quella devozione smette di apparire un residuo irrazionale e si rivela un linguaggio complesso, con cui una società ripensa la morte, l’autorità e il rapporto tra terra e cielo.
- Autore: Peter Brown
- Genere: Religioni
- Categoria: Saggistica
- Casa editrice: Einaudi
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Il culto dei santi. L’origine e la diffusione di una nuova religiosità
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