- Autore: Giulia Dal Mas
- Genere: Romanzi e saggi storici
- Categoria: Narrativa Italiana
- Casa editrice: Tre60
- Anno di pubblicazione: 2026
Il canto delle filatrici (Tre60, 2026) è l’ultimo libro di Giulia Dal Mas, autrice di numerosi romanzi le cui storie hanno appassionato migliaia di lettori. Laureata in Giurisprudenza, è nata a Pordenone ma vive a Maniago con il marito e tre figli.
Novembre 1925, Maniago, Friuli Venezia Giulia.
Le campane batterono sei rintocchi e la sirena della fabbrica annunciò la fine del turno.
Jolanda Santatarossa, appoggiata al tronco mozzato di un vecchio cipresso, attendeva di incontrare il suo fidanzato Pietro, capo operaio alla fabbrica Zecchin. L’aria, pervasa dall’odore del fumo che saliva scomposto dai comignoli e da quello della terra bagnata, l’avvolgeva come un manto conosciuto. Era l’autunno, il Corvera si era ingrossato fra gli argini rocciosi e di mattina la brina gelava i campi: lavare i panni nella roggia era ormai quasi impossibile senza riempirsi le dita di geloni. Al paese, posto ai piedi del monte Jôuf, era già quasi giunto l’inverno.
“Che ne dici della Francia?” aveva esordito il giovane capo sindacalista. Un suo zio viveva là da molti anni e gli aveva scritto che il lavoro non mancava. Iolanda era rimasta sconcertata da questo annuncio, anche perché sapeva che ai futuri sposi era destinata la casa dei nonni del suo fidanzato. Il motivo risiedeva nel fatto che il governo aveva sciolto il Partito Socialista Unitario la notte precedente e gli squadristi erano in cerca degli appartenenti. La giovane donna si sentiva delusa, triste e arrabbiata, come se qualcuno le avesse portato via tutte le certezze e i sogni che credeva di possedere.
Iolanda rifletteva su tante cose. Lei, una filandaia umile, una ingruppina (ovvero una annodatrice) figlia di un mezzadro, che aveva sempre vissuto al paese ai piedi delle montagne, desiderava una vita semplice, un rincorrersi delle stagioni dettato dalle necessità della natura, a cui aveva sin da piccola imparato a inchinarsi. Non aveva mai pensato di andarsene via senza poter vedere i suoi genitori e le sue care sorelle minori Lina e Nella.
Questa storia, che è in parte finzione ma soprattutto verità, essenzialmente verità, mi ha accompagnato per tutta la vita, così come le persone di cui ho scritto e che ora non ci sono più. Se ne sono andate una dopo l’altra, come foglie di un solo albero che ora se ne sta lì, spoglio eppur ancora bellissimo a vegliare sulla casa, in cui la famiglia tuttora vive.
svela l’autrice alla fine del volume, con la dedica “A Maria, mia nonna”. È la stessa Giulia Dal Mas a dire ai suoi lettori che l’avvincente e ben scritto romanzo è un omaggio a quel misterioso e intenso legame che lega i membri di una famiglia, dura tutta la vita e fa capire chi siamo e da dove proveniamo.
La felicità è un’opera d’arte, trattatela con cura.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Il canto delle filatrici
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