Breve, intensa, bellissima. Questi tre aggettivi sono i più idonei a descrivere e commentare compiutamente Il biancospino, un componimento di Umberto Saba contenuto nel Canzoniere.
Formata da un’unica quartina, la lirica celebra la primavera e il risveglio della natura attraverso la descrizione di una siepe che fiorisce. Ancora una volta, come sempre accade in Saba, la poesia nasce dalle piccole cose, dalla constatazione del quotidiano che spesso nasconde piccoli tesori tutti da scoprire.
Analizziamo il testo de Il biancospino e scopriamo quale profondo significato si svela dalla sua musicalità dolce e armoniosa.
“Il biancospino”: testo della poesia
Di marzo per la via della fontana
la siepe s’è svegliata tutta bianca,
ma non è neve, quella: è biancospino
tremulo ai primi soffi del mattino.
“Il biancospino”: struttura, stile e poetica
Il testo de Il biancospino è molto breve, in quanto si struttura di un’unica quartina. Il tono discorsivo e colloquiale riflette pienamente la poetica “onesta”, priva di artifici retorici di Saba, che trae ispirazione dalla realtà e spesso dalle piccole cose di ogni giorno, apparentemente banali e invece sovente foriere di inaspettate meraviglie.
La lirica si incentra intorno alla metafora fiori/neve, che tanto per l’insolito abbinamento quanto per il colore bianco che accomuna entrambi conferisce alla narrazione un senso di freschezza e luce che risulta immediatamente evidente per chi legge.
I temi centrali della natura, della primavera e dello stupore per ciò che sembra ovvio sono trattati con un linguaggio che si caratterizza per la semplicità e l’immediatezza, come si conviene a un modo di poetare altrettanto accessibile e genuino.
“Il biancospino”: analisi della poesia
La natura trova ampio spazio nella poetica di Saba, che spesso ne decanta le meraviglie con atteggiamento ammirato e partecipativo. Succede anche ne Il biancospino, dove una siepe fiorita diventa il simbolo della bella stagione ormai imminente, che porta con sé una generale rinascita del paesaggio tutt’intorno.
Siamo a marzo e il poeta triestino è rapito dall’immagine che gli si para davanti agli occhi: una barriera di piccoli fiorellini bianchi che risaltano con forza dal contrasto con il verde dei rami. Saba si affretta a specificare che non si tratta di neve, bensì di biancospino, segno inequivocabile che la bella stagione sta per entrare.
La descrizione suscita nel lettore la sensazione di trovarsi davanti a un dipinto cui l’aggettivo "tremulo" e l’espressione "i primi soffi del mattino" conferiscono movimento e leggerezza.
La lirica, infatti, pur nella sua brevità, consta di due parti distinte: i primi due versi assolvono a una funzione visiva data dal ritratto della fontana e dal colore dei fiori (il bianco evoca luminosità e purezza), mentre gli ultimi due hanno una finalità uditiva che si esplica nel tremolio del biancospino al soffiare del vento mattutino.
In generale, il componimento chiarisce una volta di più il rapporto che l’autore ha con la natura, che osserva sempre con occhio rapito e affettuoso anche nei suoi fenomeni meno appariscenti e spettacolari, in piena rispondenza con la visione secondo la quale la vera poesia nasce da ciò che è semplice e quotidiano.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: “Il biancospino”, la poesia di Umberto Saba sul risveglio della primavera
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