- Autore: Joan Samson
- Genere: Gialli, Noir, Thriller
- Categoria: Narrativa Straniera
- Casa editrice: Neri Pozza
- Anno di pubblicazione: 2026
- ISBN: 9788854531376
Cosa gli daremo questa settimana?
Neri Pozza Editore pubblica in questi giorni Il banditore (trad. di Christian Pastore), il primo e unico romanzo scritto di Joan Samson, prematuramente scomparsa nel 1976; un rural horror thriller che è stato di ispirazione al re Stephen King per la stesura del suo Cose preziose.
La vicenda si svolge in un’isolata e rassicurante comunità agricola americana - Harlowe, nel New Hampshire - dove vivono gli sposi John e Mim Moore con la loro piccola Hildie e Ma’, la madre di lui; è una vita semplice scandita da abitudini immutate e tranquillità (le mucche da mungere, i pascoli da tagliare e l’orto da seguire).
Un giorno arriva ad Harlowe Perly Dunsmore, un banditore d’asta che, installatosi nella casa più bella della zona, organizza aste al fine di raccogliere denaro per la polizia locale.
Come racimola Perly gli oggetti da mettere all’asta? Il banditore “invita caldamente” i cittadini a “offrire” le anticaglie inutilizzate di cui le loro case sono piene: servizi di piatti, tappeti, il pianoforte, porcellane, lo scrittoio, poltrone e sedie a dondolo - per quella che sarà
la più sensazionale, sconvolgente, roboante, mirabolante asta del sabato a Harlowe.
Una tradizione tutta americana questa dell’organizzare aste, e l’autrice lo conferma dicendo “l’asta yankee come ai vecchi tempi è il crocevia dell’America [...] dove il meglio del vecchio incontra il meglio del nuovo”, secondo il detto popolare americano “usalo, consumalo, facci qualcosa o fanne a meno”. La popolazione di Harlowe partecipa inizialmente con entusiasmo alle aste, svuotando fienili e ripostigli dal ciarpame accumulato: l’occhio dell’autrice indaga da vicino la famiglia Moore, facendo vivere al lettore la loro strisciante inquietudine dovuta al fatto che di settimana in settimana il banditore e la polizia connivente stabiliscono nuove regole a cui tutti devono sottomettersi.
L’eccitazione per le aste lascia ben presto il posto a un timore strisciante, perché Perly si insinua con tono viscido ma fermo non solo nelle case dei cittadini, ma soprattutto nelle loro vite. Nessuno può rifiutarsi di dare qualcosa per l’asta settimanale - e quando tutto l’inutile di casa è già stato consegnato nelle mani del banditore, Perly non si accontenta né rinuncia a obbligare le persone a cedere qualcosa in più. Il letto in cui i piccoli dormono, la specchiera ricevuta in regalo il giorno delle nozze, e poi persino cibo e armi: i Moore e tutti i loro concittadini sono costretti a partecipare alle aste da un banditore di giorno in giorno più arrogante, subdolo e prepotente – e a chi a lui si ribella, rifiutandosi di “dare tutto”, accadono incidenti gravi.
Senza terra siamo niente. Vagabondi. Zingari.
John e Mim non vogliono soccombere alle inaccettabili richieste del borioso banditore, soprattutto quando appare chiaro che i limiti sono stati ampiamente superati e sul palco dell’asta vengono vendute persone, non più oggetti.
Le domande che l’autrice Joan Samson pone tra le righe al lettore sono moltissime: cosa siamo disposti a perdere o lasciare andare? Cosa vogliamo a tutti i costi salvare della nostra integrità? Quando dobbiamo fermarci, pena il perdere tutto – e non solo materialmente? Saremo in grado di fermare questa forma di abuso e oppressione così da poter salvare i nostri figli?
Il lettore sperimenterà la preoccupazione e ansietà di John e Mim quando appare evidente che il banditore non ha alcuna intenzione di fermarsi, così come la profonda paura per la loro incolumità quando è Perly ad avere il dubbio che loro intendano porgli un definitivo e netto “no”. Il prezzo da pagare per la propria salvezza cresce di settimana in settimana, in un thriller che è un capolavoro del brivido sottopelle perché la spirale delle rinunce a cui John e Mim vorrebbero porre fine è un continuo mix claustrofobico di frustrazione, speranza, pura ansia per la perdita non solo di tutti i propri beni materiali, ma in definitiva soprattutto della propria libertà.
Magistralmente introdotto dalle parole di Paola Barbato - che ha firmato la prefazione al romanzo - il thriller si anima nella postfazione con le parole del vedovo dell’autrice Joan Samson, che parla di “incubo moderno” alludendo in modo per nulla velato all’amministrazione Trump; infatti, l’impossibilità di difendere i propri diritti, la cessione della libertà personale e l’oppressione del banditore e della cricca di suoi vice generano inquietudine e spaventose riflessioni sulla situazione politica americana contemporanea.
Ci stanno trasformando in schiavi.
Joan Samson (1937 – 1976) è mancata prematuramente per malattia: ci ha lasciato con quetso suo unico thriller un romanzo spietato, da cui è impossibile allontanarsi senza averne terminato la lettura per il ritmo vertiginoso e la trama magnetica che lo caratterizzano.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Il banditore
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