Nel 1914-18, i soldati inglesi hanno combattuto come leoni, comandati da asini. La frase incisiva, che il politico, storico e scrittore britannico Alan Clark volle attribuire ai vertici delle armate del kaiser, è certamente sua, proposta 64 anni fa nel saggio ora pubblicato dalle Edizioni Res Gestae, I somari. I generali inetti delle forze armate inglesi nella Grande Guerra (febbraio 2025, 356 pagine), tradotto da Giovanni Cacioppo.
Londinese (1928-1999), è stato parlamentare tra i conservatori e ministro con Margaret Thatcher. Ha firmato numerosi libri di storia militare, tra i quali nel 1961 questo discusso The Donkeys, in cui “somari” sono i vertici della casta militare inglese, incapaci professionalmente e insensibili al costo in vite umane per le truppe del Commonwealth. Impressionato dalle enormi perdite provocate dagli errori dei Comandi, Clark sollevò con il suo saggio un vespaio di polemiche e ispirò la commedia radiofonica “The long long trail”, poi spettacolo teatrale omonimo nel 1963 e film musicale nel 1969, “Oh, what a lovely war”, esordio di Richard Attenborough nella regia. Vi esprimeva opinioni severe sul capo del British Expedizionary Force sul fronte francese, sir John French e i suoi immediati sottoposti sul campo, ed evidenziava le convinzioni errate dei comandanti nelle offensive contro le linee tedesche, penalizzate dalla carenza di mezzi e munizioni.
Nel testo, mette in risalto le scelte spesso scellerate di numerosi generali britannici, i condizionamenti e auto condizionamenti politici di French, il suo costante guardarsi in cagnesco con il ministro della guerra lord Kitchener e il dialogo difficile con gli alti Comandi alleati francesi. L’anno in esame è il 1915, con le offensive britanniche a Neuve Chapelle, Auberge Ridge e soprattutto Loos, mal condotte dai “cervelli” militari e peggio sostenute in corso d’azione, tanto nel caso di un compito aggressivo improbo davanti alla condotta esclusivamente difensiva dei Tedeschi - controffensiva, all’occorrenza - attestati in trincee fortificate, dal canale d’Inghilterra alla Svizzera, fin dal fallimento del piano d’attacco Schlieffen nel settembre 1914. Lo schiacciante vantaggio di chi si difendeva, sostenuto da armi moderne e protetto da ostacoli passivi, metteva gli attaccanti in una condizione di difficoltà insormontabile, costretti ad avanzare su terreno scoperto, contro oppositori trincerati, armati di fucili da venti colpi al minuto e mitragliatrici che spazzavano la terra di nessuno con sventagliate di 10 pallottole al secondo.
Questa è la storia della distruzione di un esercito, del vecchio esercito di militari di professione del Regno Unito, che aveva sempre vinto l’ultima battaglia
introduce Clark, ricordando che nelle prime due ore della battaglia di Loos, il 25 settembre 1915, caddero più uomini di quelli perduti dalle tre forze armate di Sua Maestà nello sbarco di Normandia, il 6 giugno 1944.
Sostiene di essersi attenuto ai fatti, nel provare a “buttare giù” quello che venne chiesto a questi uomini, perchè fino ai primi anni Sessanta nulla era stato ancora pubblicato per commemorarli. Non voleva che il suo lavoro venisse considerato come un’accusa, intendeva ricordare “semplicemente” quello che l’esercito ebbe l’ordine di fare e quanto successe quando cercò di eseguire quegli ordini. Un contributo storico rilevante il suo, perchè nel 1915 le forze migliori vennero sprecate prima d’essere adeguatamente equipaggiate e rafforzate. Contesta ai comandanti britannici di avere dilapidato le vite degli uomini, continuando a farlo per quasi l’intera durata del conflitto, nello sforzo ottuso di riprodurre le condizioni di guerra di movimento e di “terreno da cariche di cavalleria” che si erano aperte sull’Aisne, nell’autunno 1914. Grande opportunità che non avevano saputo sfruttare. Tuttavia, ammesso che ci fossero riusciti, il loro modo di condurre le operazioni vieta di pensare che avrebbero dato prova di maggiore efficienza e fantasia.
Godevano di una reputazione sproporzionata alle vittorie su zulu, afgani, dervisci, cinesi, boeri, che l’avevano consolidata nei cinquantanni precedenti. La distanza dai teatri d’operazione aveva amplificato l’asprezza di quelle lotte, rese leggendarie dai giornali “per soddisfare la sete di gloria del pubblico”, fa notare l’autore. I generali erano lontani e non potevano procurare fastidi, mentre le loro prodezze proiettavano gloria sul governo in patria. L’adulazione della stampa e gli elogi della pubblica opinione avevano finito per ingannarli sulla loro stessa abilità. “Si era creata una tradizione popolare di eroica infallibilità”, che nascondeva un disastroso dilettantismo e un’insospettabile ignoranza dei nuovi problemi militari.
Colpisce la descrizione di un assalto intorno a Quota 70, che ricorda una scena del film di Francesco Rosi “Uomini contro”, del 1970. Stanchi di falciare i fanti italiani spinti da un generale esaltato all’attacco di posizioni imprendibili, gli Austriaci si sporgono dalle trincee dominanti e smettono di fare il tiro al bersaglio: “Basta soldato italiano non ti fa uccidere così”. Un comandante di battaglione germanico riferisce della “disgustosa impressione” provocata dal massacro subìto dal nemico. Quando i Britannici cominciarono a ritirarsi, i Tedeschi cessarono subito il fuoco. Si esposero dalle loro postazioni a osservare il “campo di cadaveri” di Loos, dal quale si levavano decine di figure kaki che zoppicando o strisciando rientravano nelle linee da cui erano partite. Per il resto della giornata, dalle trincee germaniche non si sparò più contro di loro.
Unico appunto: sorprende e mette fuori strada la copertina dell’edizione Res Gestae, un noto primo piano del generale Bernard Montgomery, invece capace e vincente condottiero delle truppe corazzate inglesi in Africa orientale, Italia e Francia, nel 1942-45, durante la Seconda Guerra mondiale.
- Autore: Alan Clark
- Genere: Romanzi e saggi storici
- Categoria: Saggistica
- Anno di pubblicazione: 2025
- ISBN: 9788866975410
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: I somari. I generali inetti delle forze armate inglesi nella Grande Guerra
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