Inserita nella raccolta Diario del ’71 e del ‘72, I nascondigli è una poesia poco nota dell’ultima stagione montaliana sui dubbi identitari (gli uomini sono solo parvenze?) e sulla necessità di conservare i ricordi attraverso gli oggetti (forse l’unica forma di ancoraggio nello smarrimento esistenziale?). In occasione dell’anniversario della nascita di Eugenio Montale, ne proponiamo testo e spiegazione.
“I nascondigli”: testo della poesia
Quando non sono certo di essere vivo
la certezza è a due passi ma costa pena
ritrovarli gli oggetti, una pipa, il cagnuccio
di legno di mia moglie, un necrologio
del fratello di lei, tre o quattro occhiali
di lei ancora!, un tappo di bottiglia
che colpì la sua fronte in un lontano
cotillon di capodanno a Sils Maria
e altre carabattole. Mutano alloggio, entrano
nei buchi più nascosti, ad ogni ora
hanno rischiato il secchio della spazzatura.
Complottando tra loro si sono organizzate
per sostenermi, sanno più di me
il filo che le lega a chi vorrebbe
e non osa disfarsene. Più prossimo
negli anni il Gubelin automatico tenta
di aggregarvisi, sempre rifiutato.
Lo comprammo a Lucerna e lei disse
piove troppo a Lucerna non funzionerà mai.
E infatti…
“I nascondigli”: parafrasi della poesia
Quando non sono certo di essere al mondo, la certezza di esserci sembra a portata di mano. Però è difficile ritrovare alcuni oggetti, cioè vivere la quotidianità: una pipa, un cagnolino di legno di mia moglie, il necrologio di suo fratello, tre o quattro paia di occhiali, il tappo di bottiglia che la colpì durante un veglione di capodanno in Engadina e altre cianfrusaglie. Questi oggetti sono stati spostati ed hanno rischiato più volte di essere buttati via. Sembra che abbiano fatto comunella per aiutarmi ad affrontare la scomparsa di mia moglie al punto da “rifiutare” nel loro gruppo un orologio acquistato insieme a Lucerna dove piove sempre.
“I nascondigli”: analisi e commento della poesia
Dopo un’apertura famosissima (“Quando non sono certo di essere vivo”), che nega il determinismo del mondo e mette in dubbio l’esistenza oggettiva delle cose come nel testo Forse un mattino andando- dove nell’atmosfera rarefatta di un mattino invernale il poeta scopre la vanità dell’esistenza -, troviamo una situazione analoga al mottetto La speranza di pure rivederti.
È questa l’interpretazione del Barberi Squarotti. Certo qui manca l’evento sorprendente del domestico con gli sciacalli al guinzaglio, così surreale da legittimare l’attesa epifanica della donna capace di aprire un varco all’oltre. Tuttavia, secondo il critico letterario, i nascondigli da cui spuntano gli oggetti che ridestano il ricordo della moglie Drusilla Tanzi scomparsa nel 1963 obbligano il poeta a entrare in dialogo con l’assenza, con lei. Non sono oggetti preziosi, simili a quegli amuleti che soprattutto nelle Occasioni sembrano possedere una sorta di arcana e quasi sacra forza rivelatrice. Rimangono oggetti che non offrono più alcuna manifestazione di senso, perché non svelano i segreti dell’esistere. Sono carabattole allineate in catalogo, di cui Montale non può disfarsi perché rappresentano il suo destino. La loro forza è tutta qui.
Il termine carabattole ricorda il sinonimo cianfrusaglie che in L’alluvione ha sommerso il pack dei mobili diventano portatori di un’identità personale travolta dall’alluvione di Firenze del 4 novembre 1966.
Ti piace SoloLibri?
© Riproduzione riservata SoloLibri.net
Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: “I nascondigli” di Eugenio Montale: la poesia sugli oggetti portatori di ricordi
Lascia il tuo commento