A Pistoia qualche giorno fa, in un laghetto artificiale, sarebbe stato avvistato un coccodrillo. A Milano una nota socialité passeggia con un pappagallo sulla spalla. Armani aveva un piccolo zoo privato. Furoreggiano in rete i video di chi porta al guinzaglio una tigre in un centro commerciale. Proposti in chiave fake o come forma di esibizionismo, potere, dichiarato amore per gli animali, sempre più spesso svariati esemplari esotici compaiono dove meno te lo aspetti anche in poesia, come accade nel componimento La speranza di pure rivederti di Eugenio Montale.
“La speranza di pure rivederti”: contesto della poesia
Eugenio Montale (1896-1981) riporta un aneddoto a tema in un articolo comparso sul “Corriere della Sera” del 16 febbraio 1950 dal titolo “Due sciacalli al guinzaglio”. Racconta che passeggiando a Modena, sotto i portici, assorto nel pensiero dominante della donna assente, vide un domestico che trascinava al guinzaglio due cuccioli: non si trattava di cani ma di sciacalli. A questo punto, continua, non poté fare a meno di ricordarsi che Clizia (il senhal da lui assegnato alla donna ispiratrice dei Mottetti nella raccolta Le occasioni) amava gli animali buffi. E da quel giorno continuò ad associare Modena a Clizia e alle due bestiole forse “inviate da lei, quasi per emanazione”.
Questo fatto insolito e vero rappresenta “l’occasione” della lirica La speranza di pure rivederti particolarmente enigmatica. Occorre precisare che Montale si sentì in dovere di scrivere l’articolo per fugare ogni dubbio circa l’origine concreta della poesia, che all’uscita diede adito a svariate interpretazioni e altrettanti interrogativi. La coppia di sciacalli rappresenta la vita e la morte? È un sogno? Sono Montale e Clizia tenuti metaforicamente al laccio dalle minacce suicide della moglie Drusilla Tanzi? E il domestico chi è? Che c’entrino i bestiari? Inoltre salta all’occhio un’incongruenza: sarebbero piaciuti a Clizia che amava gli animali "buffi", un aggettivo del tutto inadatto per gli sciacalli.
“La speranza di pure rivederti”: testo della poesia
La speranza di pure rivederti
m’abbandonava;
e mi chiesi se questo che mi chiude
ogni senso di te, schermo d’immagini,
ha i segni della morte o dal passato
è in esso, ma distorto e fatto labile,
un tuo barbaglio:
(a Modena, tra i portici,
un servo gallonato trascinava
due sciacalli al guinzaglio).
Significato e commento della poesia
Versi di varia lunghezza, a prevalenza endecasillabi, con un’unica rima strategica "barbaglio / guinzaglio". Barbaglio è una parola chiave nei Mottetti, perché la donna (presente in assenza) vive nei barbagli: lampi improvvisi visibili solo al poeta.
La speranza di rivedere la donna amata abbandonava il poeta, provocando in lui un forte senso di solitudine e smarrimento tra speranza e disperazione. Fin qui ci siamo, perché il carteggio privato conferma che nel 1937, data di composizione, Montale non sapeva se Irma Brandeis sarebbe o meno tornata dagli Stati Uniti. Inoltre se vi interessano echi e modelli, qualcuno ravvisa nei primi due versi uno spirito e uno stile analoghi a Perch’io no spero di tornar giammai di Guido Cavalcanti.
Poi il poeta si chiede se vivere come fa lui attraverso lo schermo della poesia sia l’unico modo per mantenere viva l’immagine dell’amata che si manifesta attraverso il "barbaglio" - un lampo, un’epifania sfrangiata - oppure il contrario. In sostanza la domanda è: la poesia è una non-vita che allontana dalla vita reale? Ne è un compenso?
Troviamo la risposta in uno scritto del 1946, dove Montale afferma:
L’arte è la forma di vita di chi veramente non vive.
Ma a sorpresa il cuore del testo si trova in fondo, nel riferimento all’aneddoto sugli sciacalli che abbiamo anticipato, posto tra parentesi per isolare in modo netto lo stupore di un ricordo intimo e lontano - la precisazione è sempre di Montale - che diventa salvifica epifania della donna amata.
I Mottetti di Montale
Il termine mottetto, impiegato da Montale per intitolare la seconda sezione delle Occasioni, possiede due significati: in letteratura indica un breve componimento poetico in rima, dal tono arguto a carattere popolare; in campo musicale definisce brevi componimenti polifonici, vocali o strumentali.
I mottetti per la loro compattezza formano una specie di microcanzoniere autonomo dedicato per ammissione dell’autore a Clizia, pseudonimo di Irma Brandeis. In realtà dietro il fantasma della studiosa di Dante, compaiono altre figure femminili che di Clizia diventano prefigurazione. come Anna degli Uberti e Maria Rosa Solari.
Il tema ricorrente della serie è la lacerazione prodotta nella coscienza del poeta dall’assenza della donna. Ma il dolore per la separazione assume una portata, oltre che personale e contingente, universale. Diventa emblema del desiderio umano, insieme amaro ed esaltante, che si identifica con una richiesta d’amore, forse destinata a non essere appagata.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: “La speranza di pure rivederti”: la poesia di Eugenio Montale sull’epifania salvifica dell’amata
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