I dolori del giovane Werther, il romanzo epistolare di J.W.Goethe, ebbe ai tempi della pubblicazione (1774) uno straordinario successo in Germania e in Europa. Ancora oggi è ritenuto un classico della letteratura romantica e diede vita anche al fenomeno della febbre wertheriana, una serie di suicidi emulativi da parte di giovani lettori che spinse Goethe a pubblicare nell’edizione del 1787 un finale moraleggiante:
"Sii uomo e non seguirmi".
Il testo contiene molte citazioni tratte dai poemi e canti epici di Ossian, un falso letterario del XVIII secolo. Nel leggere il breve romanzo di Goethe è necessario che il lettore inesperto o frettoloso possa, in qualche maniera, al fine di non fare confusione, sapere chi è Ossian, figura leggendaria della tradizione celtica scozzese del III secolo. Come è necessario conoscere le presunte traduzioni dei testi raccolti o "ritrovati" negli anni 1760-1765 dallo scozzese James Macpherson. L’opera dello scozzese poi fu tradotta in italiano dallo scrittore e linguista l’abate Melchiorre Cesarotti (1730-1808).
I riferimenti letterari ne “I dolori del giovane Werther”
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Nel testo di Goethe, oltre a Ossian, ci sono altri riferimenti letterari dell’epoca che danno la caratura intellettuale e culturale del protagonista, il giovane Werther, e della signorina Lottchen, Lotte, il suo amore non corrisposto.
Werther, lettore appassionato di Omero nelle edizioni dei marchi editoriali J.J Wetstein e di J. A.Ernesti, cita nell’ordine alcune opere:
- Storia di Miss Fanni Wilkes dell’autore tedesco J.Timotheus Hermes (1738-1821), un romanzo epistolare che narra la vicenda di una giovane inglese virtuosa che riflette su amore, dovere morale e società:
- Il Vicario di Wakefield dell’autore inglese Oliver Goldsmith (1728-1774) un classico dell’epoca che racconta le disavventure economiche e morali della famiglia del vicario di campagna Charles Primrose, tra cui i tradimenti e i rapimenti delle figlie;
- Celebrazione della primavera, ode alla primavera del poeta tedesco F.G.Klopstock (1724-1803);
- Emilia Galotti, tragedia in cinque atti del drammaturgo e filosofo tedesco G.E.Lessing (1729-1781), narra la vicenda della virtuosa Emilia Galotti, promessa sposa al conte Appiani, che al culmine di una drammatica storia di seduzione, morte e odio persuade il padre a ucciderla con una pugnalata.
"L’errante bardo dalle grigie chiome" nell’opera di Goethe
Nel Libro secondo del Giovane Werther, Goethe dedica le pagine finali alla leggenda di Ossian, mitico bardo scozzese – poeta e cantore cieco - soprannominato "Omero del Nord".
Così si confida il 12 ottobre Werther in una lettera all’amico Willhem, cui sono indirizzate tutte le epistole che sono l’ossatura del romanzo:
Nel mio cuore Ossian ha ormai preso il posto di Omero. In che mondo mi conduce questo grande! [...] E quando poi ritrovo lui, l’errante bardo dalle grigie chiome, che per la landa va cercando le orme dei suoi padri, e trova, ahimè!, le loro pietre sepolcrali...
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Nelle ultime pagine del tragico finale del romanzo, prologo al suicidio, Werther legge a Lotte la sua traduzione di alcuni canti funebri di Ossian dove sono narrate nella mitica sala del palazzo degli eroi (il luogo è Selma) non solo le gesta dei guerrieri, ma pure le passioni, gli amori fatali, le gelosie, l’abbandono, il ruolo del destino. Sono moltissimi i personaggi citati, a partire da Fingal, re degli scudi e eroe supremo, capo dei Fianna, che combatte contro i nemici invasori come i danesi o i norreni.
Goethe di fatto trascrive il breve poema I Canti di Selma nella versione di James Macpherson. L’incipit è simile a quello delle "traduzioni" dal celtico all’inglese di Macpherson:
Stella della notte che scende, tu, bella, sfavilli all’occidente.
(Goethe, nella traduzione dal tedesco di Carlo Picchio)
Stella maggiore della cadente notte, deh come bella in occidente splendi.
(Macpherson nella traduzione dall’inglese di Melchiorre Cesarotti)
Così scrive Werther/Goethe:
Fingal arriva come una madida colonna di nebbia e a lui intorno stanno gli eroi, ed ecco i bardi della canzone: o grigio Ullin, o gagliardo Ryno, o Alpin, cantore gentile, e tu Minona, soave lamentatrice.
Minona rappresenta l’ideale ossianico della musa dolente. Ullin, capo dei musicisti, suona l’arpa e intona canti funebri o epici. Ryno è un eroe giovane e valoroso nelle battaglie epiche. Alpin fa parte del coro dei poeti-guerrieri dei Fianna.
Storia e influenze di un falso letterario
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La giornalista americana Melissa Katsoulis nel suo saggio Il libro dei libri bugiardi (Rizzoli, 2009) scrive:
James Macpherson, questo scozzese buono a nulla del XVIII secolo, è uno dei più famosi truffatori letterari della storia.
Attilio Brilli, curatore del volume Macpherson, Le poesie di Ossian (Mondadori, 1983) scrive:
Tra il 1760 e il 1763, James Macpherson, dando vita alla più celebre mistificazione letteraria di tutti i tempi, pubblica le poesie del mitico bardo scozzese Ossian.
Macpherson sarebbe stato il puro e semplice inventore dei personaggi e delle storie narrate, senza che si possa in alcun modo parlare di preesistenti frammenti di qualsiasi forma e tenore [...] bensì la resa suggestiva, contradditoria, talora perfino grottesca, di un complesso di miti e di leggende della tradizione orale [...] Macpherson si ripropone come straordinario esempio di mistificazione a cui si deve la nascita della moda ossianica [...] nel ricreare i canti di Ossian, Macpherson simula infatti la tecnica del poeta epico orale.
Già nel 1775 il critico letterario inglese Samuel Johnson (1709-1794) accusò Macpherson di aver falsificato I Canti di Ossian, presentati come antiche poesie gaeliche del III secolo ma in realtà invenzioni moderne.
Nonostante ciò i testi di Ossian/Macpherson influenzarono l’epoca preromantica e grandi personalità, oltre lo stesso Goethe, come il filosofo scozzese David Hume, il poeta tedesco Johann Gottfried Herder, figura chiave del movimento letterario tedesco Sturm und Drang (Tempesta e Passione) e precursore del Romanticismo che li usò per la sua antologia Stimmen der Völker in Liedern (Voci dei popoli in canzoni).
In Francia, si dice che Napoleone portasse sempre con sé, anche sui campi di battaglia, una copia della traduzione italiana di Cesarotti. Il compositore Jean-François Le Sueur (1760-1837) compose Ossian, ou Les bardes (1804), un’opera epica in cinque atti, che ottenne un trionfo all’Opéra grazie all’entusiasmo di Napoleone, il quale lo premiò con la Légion d’honneur. In Italia le traduzioni di Melchiorre Cesarotti influenzarono Vittorio Alfieri, Ippolito Pindemonte, Vincenzo Monti e Giacomo Leopardi. Le Ultime lettere di Jacopo Ortis (emulo del Werther di Goethe) di Ugo Foscolo sono influenzate, come ne I sepolcri, dai temi ossianici.
James Macpherson: vita e opere di un mistificatore
Chi era James Macpherson (1736- 1796), il mistificatore?
Maestro di scuola, fu un poeta scozzese preromantico di poco valore. Nel 1758 pubblicò con scarso successo il poema The Highlander, per poi pubblicare nel 1760 Frammenti di antica poesia raccolti nelle Highlands di Scozia, il primo volume dei cosiddetti Canti di Ossian, presentato come traduzione di poesie gaeliche antiche attribuite al bardo Ossian del III secolo.
Secondo i critici, Macpherson si basò, per poi rimaneggiarli, su frammenti reali di folklore gaelico e canti popolari scozzesi raccolti nelle Highlands, regione montuosa e selvaggia del nord-ovest della Scozia.
Nel 1762 pubblicò Fingal, an Ancient Epic Poem, padre di Ossian, un re scozzese che guida i guerrieri contro gli invasori irlandesi. Nel 1763 pubblicò Temora ambientato nell’antica Irlanda e Scozia.
Sulla base delle contestazioni ricevute di invenzione letteraria, Macpherson nel 1765 pubblicò The Poems of Ossian, un’edizione completa che raccoglie e amplia le precedenti, aggiungendo fasulle note filologiche per garantire l’autenticità dei testi.
Il caso delle falsificazioni di Macpherson è alquanto suggestivo, non tanto per il grande successo editoriale dell’epoca, quanto per la febbre ossianica che ne derivò e che influenzò diverse generazioni di lettori, critici, studiosi e autori. Un caso, secondo Brilli, sui cui
la letteratura vive anche, se non essenzialmente, di miraggi e di sublimi mistificazioni.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: “I Canti di Ossian”: storia di un falso letterario che influenzò Goethe
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