- Autore: Arthur Schnitzler
- Categoria: Narrativa Straniera
- Casa editrice: Adelphi
- Anno di pubblicazione: 2016
C’è stato un periodo nel primo Novecento dove la capitale morale e artistica mitteleuropea è stata Vienna. Basti pensare solo allo sconquasso che fece Freud con le sue ricerche, che sono ancora attuali. Berlino poi prenderà il sopravvento col regime nazista, ma quando scriveva Arthur Schnitzler anche Parigi perdeva l’aura di città europea per eccellenza. I racconti dell’austriaco hanno ancora una scia di modernità anche nel nuovo millennio; basti pensare che Doppio sogno fu la sceneggiatura rimaneggiata di “Eyes Wide Shut” di Stanley Kubrick. Gioco all’alba (Adelphi, 2016, trad. di Emilio Castellani) è un racconto lungo che si consuma in un giorno e mezzo ed è uscito sempre come scritto singolo.
La scena iniziale vede un domestico che sveglia Wilhelm, un tenente famoso più per le sue nottate ad alto tasso erotico o passeggiate romantiche o discorsi tra militari austriaci che per il lavoro militare. Viene svegliato perché un suo amico di lunga data, Boger, ha bisogno di un prestito in scellini. Il primo pensiero di Wilhelm, che tutti chiamano Willi, è perché si deve impelagare per un prestito per un amico trascurato, senza nessuno charme. Ma è pur vero che i prestiti di una certa consistenza, una volta risolti, spezzano amicizie decennali, così Willi si libererà di Boger. Le soluzioni di questo amico di poca importanza sono di una pochezza che mettono Willi in seria difficoltà.
La sua idea è di andare a Baden e di misurarsi con i migliori giocatori di carte, dal medico militare Tugut, di un console di cui si sa poco se non che ha qualcosa di luciferino, sempre attorniato da bellissime donne. Detto, fatto. Willi va a Baden nel caffè Schopf, tra giovani altolocati e donne non più giovani ma ricchissime. Willi sente che nel suo disegno astrologico non c’è il poter diventare il migliore di tutti, per lasciare la vita militare e fare una vita dissoluta. Lo sente che resterà nelle retrovie, e quindi è giusto che resti un militare mediocre, ma bellissimo di aspetto, con le donne che lo guardano alquanto ingolosite.
Dopo una limonata e un po’ di struscio incontra le Kessner, che nella sua testa portano male, perché pur amante di una, nessuno ha mai sentito in famiglia la più giovane parlare di Willi. Gli uomini belli alla fine sono come le donne belle: difficilmente hanno un futuro dignitoso. Le donne pagano gli uomini, e la maggioranza degli uomini mantengono un’amante.
Al tavolo ci sono anche delle nullità come un giovane attore, che non sa nulla di carte ma non sa nemmeno recitare la parte di chi gioca spesso. Solo una donna è seduta al tavolo, ma per portare fortuna al console, la signorina Rihoschek, una di quelle donne che non avrebbero mai un amante come Willi, bello e povero. All’inizio Willi mette sul piatto pochi scellini e sembra un’arma vincente, ma che lo porta a diventare subito pieno di soldi.
L’ordito narrativo di Arthur Schnitzler non è mai lineare, ci sono colpi di scena, come quelli che apprezzava Sigmund Freud che lo leggeva di nascosto. Lo snodo è che Willi per un secondo perde il treno per Vienna. Stordito, sa che tornare a giocare sarà davvero un azzardo.
Tutto è perfetto in questo racconto, che ci ricorda che in un minuto si possono fare molte cose, come sparare. Lasciamo la parte vagamente thriller ai lettori che hanno scoperto da poco o da tanto Arthur Schnitzler.
Ti piace SoloLibri?
© Riproduzione riservata SoloLibri.net
Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Gioco all’alba
Lascia il tuo commento