Gabbiani è una delle poesie più note e suggestive di Vincenzo Cardarelli. A renderla tale è principalmente l’audace paragone fra il mondo animale e quello umano, poiché il testo, breve e intenso, si struttura interamente sulla similitudine della condizione esistenziale dei gabbiani e quella dell’autore, la quale assurge a status di universalità.
La "vita randagia e disperata" (Carmine di Biase), a cui il poeta afferma di essere destinato, riguarda ciascuno di noi, nessuno escluso.
Vediamo il testo, la metrica e l’analisi critica di Gabbiani.
“Gabbiani”: il testo della poesia
Non so dove i gabbiani abbiano il nido,
ove trovino pace.
Io son come loro
in perpetuo volo.La vita la sfioro
com’essi l’acqua ad acciuffare il cibo.E come forse anch’essi amo la quiete,
la gran quiete marina,
ma il mio destino è vivere
balenando in burrasca.
“Gabbiani”: parafrasi della poesia
Non so dove i gabbiani abbiano il nido,
dove trovino la pace.
Io sono come loro,
in un volo che non finisce mai.
Sfioro la vita allo stesso modo in cui
loro sfiorano l’acqua per accaparrarsi il cibo.
E forse come loro anche io amo la quiete,
la grande quiete del mare,
ma il mio destino è vivere
attraversando la burrasca.
“Gabbiani”: metrica, figure retoriche e stile
Dal punto di vista strutturale e metrico, Gabbiani si compone di dieci endecasillabi e settenari. I versi 3-5 si caratterizzano per la rima baciata (“oro / sfioro”), il 4 per un’assonanza (“volo”) che contribuisce a conferire al testo un tono cantabile quasi da filastrocca.
Gabbiani, infatti, è un componimento semplice soltanto a una prima e superficiale lettura, in quanto si avvale in realtà di una sapiente costruzione argomentativa, sintattica e grammaticale, dove il linguaggio adoperato, che coniuga uno stile relativamente colloquiale a elementi aulici e più squisitamente letterari, assume un ruolo preponderante per la sua stessa comprensione.
Da sottolineare, inoltre, le formule dubitative che contraddistinguono la prima parte della poesia, contrapposte alle espressioni decise attraverso le quali l’autore descrive se stesso nella seconda parte.
Lo stile, infine, è quello asciutto, classico e riflessivo tipico di Cardarelli che, come è noto, non aderisce a nessun movimento specifico, ancor meno all’Ermetismo, la corrente letteraria più in voga nel periodo fra le due guerre.
Analisi critica di “Gabbiani”: le difficoltà della vita alle quali nessuno può sfuggire
Gabbiani è interamente incentrata sulla similitudine fra i gabbiani, che in senso lato rappresentano il mondo animale, e l’io lirico, che si estende all’intera condizione umana.
Attraverso un linguaggio chiaro ed esplicito, privo di espressioni analogiche e di locuzioni intuitive come è tipico del suo stile, Cardarelli paragona se stesso ai gabbiani, affermando di sentirsi, come loro, coinvolto in un volo perpetuo, nonché destinato a una vita inquieta nonostante senta dentro di sé un grande bisogno di pace e di stabilità.
Le speranze di serenità (“quiete marina”) si scontrano inevitabilmente con la natura dell’esistenza, una “burrasca” alla quale nessuno può sfuggire, né gli animali, né gli esseri umani.
La tematica trattata è seria e pervade questi versi di un profondo senso di malinconia, dove la sofferenza e il tormento appaiono connaturati alla vita stessa e pertanto insopprimibili e insuperabili.
In Gabbiani il grido di dolore dell’autore da intimo e personale si fa universale e ci regala uno dei componimenti a tema esistenzialista più riusciti della letteratura italiana novecentesca.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: “Gabbiani”: la celebre poesia esistenzialista di Vincenzo Cardarelli
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