- Autore: Autori vari
- Genere: Letteratura di viaggio
- Categoria: Saggistica
- Casa editrice: Iperborea
- Anno di pubblicazione: 2025
A pochi mesi dalla conclusione del 2020, la strabiliante collana The Passenger. Per esploratori del mondo di Iperborea aveva dedicato la sua più recente pubblicazione alla ville lumière, Parigi; fra le sue pagine, si parlava fra i tanti argomenti delle manifestazioni che avevano infiammato l’avenue più bella del mondo qualche anno prima, della comunità cinese in lotta con pregiudizi e violenze, dell’accoglienza della città che, nel caso della scrittrice e giornalista siriana Samar Yazbek, rischiava di tramutarsi in un luogo di perdita delle proprie radici e del movimento culturale S.A.P.E, originario del Congo. Ma si sa: la centralità spesso asfissiante che Parigi esercita sulla Francia non permette di certo di prenderla come unico campo di indagine per un’osservazione a trecentosessanta gradi del paese; ecco perché fa da contraltare complementare a quella prima uscita il recentissimo Francia. The passenger (Iperborea, settembre 2025).
Insieme alle prime infografiche, l’introduzione al volume mette già in chiaro l’immagine simbolo della raccolta, dichiarando:
La metafora migliore per descrivere la Francia degli ultimi anni è l’arcipelago. […] è la Francia stessa che si sta disgregando in isole che non formano più, tutte insieme, quell’unità e omogeneità che hanno caratterizzato la repubblica, almeno nel suo stesso immaginario.
E ce lo spiega con estrema competenza e chiarezza il primo dei testi raccolti, Il centro non può reggere del giornalista Francesco Maselli. La frammentazione del paese, spiega l’autore nelle sue pagine, non si deve tanto alla “dimensione multietnica della nazione”, pur presente, ma a un mutamento radicale e storico che, al binarismo nelle lotte interne che ne hanno caratterizzato il profilo per secoli, ha lentamente ma in maniera assai incisiva sostituito una società composta da isole, le quali non sono affatto propense alla costruzione di ponti che possano tenerle insieme e in comunicazione tra loro. In una “nazione verticale” dove “la repubblica non riconosce mediazioni fra sé e il popolo” (e da qui la visione quasi monarchica del presidente e le innumerevoli crisi di governo che compaiono ogni tot mesi anche sui nostri notiziari), e in un contesto dove la violenza sta sempre più entrando a far parte del DNA del tessuto sociale,
la Francia sembra vivere in una tensione permanente: desidera ardentemente la quiete, ma la rifiuta appena si presenta; sogna la calma, ma appena arriva la interrompe. È una società stanca, nervosa, à deux doigts du break, a un passo dal crollo o da una nuova rivoluzione. È forse questo uno dei paradossi più profondi della Francia contemporanea: un paese in cui lo stato resta forte, ma la nazione si è fatta fragile; dove il potere verticale sopravvive, ma la comunità è frammentata, e nessuno riesce a trovare una narrazione comune che riesca a costruire dei ponti tra le diverse isole dell’arcipelago, le quali appaiono, più che in conflitto tra loro, quasi indifferenti l’una nei confronti dell’altra. In attesa di qualcuno che riesca a ritrovare il filo di una narrazione comune.
Arcipelago è al contempo un’immagine che ben descrive la situazione geografica della Francia: al di là dell’Esagono, compresa la Corsica, la repubblica francese conosce numerosi dipartimenti d’oltremare, territori distanti dalla matrice europea e che permettono alla Francia, ancora tutt’oggi, di estendersi fra le acque dei tre oceani (il paese col confine più esteso è infatti il Brasile coi suoi 6512 kilometri, tenuto conto del dipartimento della Guyana Francese in pieno continente sudamericano). Bacini di rivolte e luogo di partenza di un ampissimo movimento verso la capitale oramai da decenni, la realtà dei dipartimenti d’oltremare viene analizzata dalla scrittrice Estelle-Sarah Bulle, che alle Antille ha dedicato tutti i suoi romanzi, nel suo Lontano dall’Esagono, lontano dal cuore, dove scrive:
È l’eterno problema degli antillani in Francia: hai la sensazione di partecipare attivamente alla vita del paese, di averne assorbito tutti i codici fin dalla nascita e di sgobbare per raggiungere una posizione e per far girare l’economia nazionale. Il tuo passaporto è francese perché sei nato in un dipartimento della Francia. Come a tutti, ti piacciono Céline Dion, Johnny Halliday e i vecchi film con Alain Delon. Eppure hai l’impressione, deprimente e tenace, che la storia e la cultura della tua isola natale restino invisibili o negate, decennio dopo decennio, secolo dopo secolo. In Francia capita ancora spesso di dover specificare che Martinica e Guadalupa sono diventate francesi nel 1635: prima di Nizza o dell’Alsazia.
Gli altri interessanti articoli sembrano muoversi a grandi linee lungo due filoni principali. Da una parte ci sono testi che ripercorrono le fratture storiche e le derive contemporanee della storia francese: il sessantotto, la rivisitazione di un passato mai esistito ma centrale nel pensiero della destra degli anni venti del nostro secolo e le politiche innovative della psichiatria d’oltralpe tracciano uno spaccato di esplosioni in avanti e ricadute indietro assai peculiare. Sconvolge l’intensissimo Vietato vietare del giornalista Simon Kuper, che in poche pagine sa riallacciare in un’unica narrazione la rivoluzione sessuale, il movimento francese e internazionale del #MeToo e la cricca spaventosa di politici che gestiscono il potere, da quello politico a quello culturale. C’è poi, invece, tutta una serie di testi che ci permettono di viaggiare, letteralmente, in angoli della Francia che raramente teniamo in considerazione nella programmazione delle nostre vacanze. Peculiare il fatto che molti di questi testi ci accompagnino fra le onde: il Rodano, l’universo statico e antico (ma in grave pericolo di estinzione) del Médoc e poi la Normandia, di cui la scrittrice francese Maylis de Kerangal sceglie di parlare a partire da un luogo unico, una cappella costruita per ricordare tutti i marinai morti in mare.
Reportage, stralci di romanzi, consigli letterari e musicali, visioni di sghimbescio che sanno tracciare un profilo più vero di quello dei ritratti ufficiali; Francia. The passenger è un mode d’emploi consigliato, oserei dire fondamentale, per capire un po’ più a fondo i nostri cugini e le nostre cugine che ci osservano, a loro volta, dall’altro versante delle Alpi.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Francia. The passenger
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