Fate presto! Il terremoto dell’80
- Autore: Gloria Vocaturo
- Categoria: Narrativa Italiana
- Casa editrice: Castelvecchi
- Anno di pubblicazione: 2025
È la memoria custodita nei nostri cuori, ricordare, “richiamare col cuore”, un evento tragico che non si può dimenticare. Il terremoto del 23 novembre del 1980, scrive l’autrice, è una ferita che il tempo non potrà mai rimarginare; scrivere di quella notte è stato come camminare su un filo sospeso tra il bisogno di raccontare e il timore di tradire. Gloria Vocaturo, romana, vive a Napoli da trent’anni. Laureata in Scienze Politiche con indirizzo geopolitico, scrittrice e poetessa, dirige i marchi editoriali Controluna Edizioni di poesia e Il Seme Bianco. È giurata nel Premio Andrea Camilleri. Ha pubblicato romanzi e raccolte poetiche. Fate presto! Il terremoto dell’80 (Castelvecchi Edizioni, 2025) è il racconto potente di una ferita che il tempo non rimargina, di un grido per non sparire ancora.
Io stessa ne ho un ricordo incancellabile: ero una studentessa universitaria nel 1980, e quella domenica sera rientravo a Napoli con mia sorella perché avevamo di lì a poco esami da affrontare. Dopo la scossa non sapevamo come poter sentire la nostra famiglia, gli affetti lasciati, e ricordo come fosse oggi l’angoscia e la disperazione che ci prese. La lettura di Fate presto! mi ha riportato alla mente tutti quei giorni di ansia e di morte, che divennero mesi: l’appello del Presidente Pertini, l’arrivo dei soccorsi, dei militari, delle ruspe, delle tende, dell’Italia tagliata in due, dei figli che si misero in viaggio dal nord e di quelli emigrati all’estero che non avevano avuto notizie dei loro cari, dei sopravvissuti salvati dopo giorni dalle macerie, di una tragedia immane che avrebbe cambiato le nostre vite.
Il terremoto è la voce narrante che ha distrutto paesi, spezzato famiglie. Una scossa alle 19:35 di intensità 6.8 sulla scala Richter (va da 0 a 9), una domenica sera dal clima autunnale. C’era l’attesa di una partita importante da ascoltare alla radio, la funzione in chiesa iniziata e il passeggio domenicale. Chi preparava la cena, chi stava studiando come Francesco per l’esame a Ingegneria, chi in ospedale come Teresa che si preparava al turno con il suo carrello delle medicazioni. Le storie di vita di tanti interrotte da un boato assordante che fece oscillare le case e i palazzi, venire giù soffitti, muri, trombe delle scale, un piano sull’altro. Novanta secondi, al buio. In quei pochi secondi sono scomparsi intere comunità, a ricordare S. Angelo dei Lombardi e Balvano, in provincia di Potenza, dove il crollo della chiesa di S. Maria Assunta uccise più di sessanta bambini e adolescenti che erano lì a pregare.
Io sono morta quella notte. E ora non appartengo più a un luogo. Fu proprio quando tutto crollò, quando la polvere aveva coperto ogni cosa e il buio sembrava definitivo, che le voci fecero la differenza. Eravamo soli con i nostri respiri.
Chi era riuscito a scampare alla morte si trovò in un paesaggio lunare: calcinacci ovunque, macerie per strada e le persone nel buio totale, ombre che correvano senza una direzione urlando nomi. Strade bloccate da detriti, molte danneggiate e franate, binari delle stazioni fuori uso, comunicazioni saltate e l’oscurità della notte. Si era fuori dal mondo e sui marciapiedi i superstiti attendevano il chiarore della luce dell’alba. Nessuno sapeva cosa fosse successo all’altro. Edifici che in poche manciate di secondi erano cumulo di cemento e ferro, e le voci di aiuto che provenivano dal sotto. Togliere mattone dopo mattone, detrito dopo detrito, catene umane nella speranza di riuscire a salvare qualcuno. Si poteva scavare solo a mani nude, con i volti anneriti dalla polvere, lottando disperatamente contro il tempo. Bisognava fare presto! E il sentimento di impotenza davanti a una catastrofe di enormi dimensioni. Seguirono scosse sotto piogge battenti, senza acqua, senza corrente elettrica, con il cibo che scarseggiava, quasi a ricordare di prepararsi a morire.
Fate presto! è un racconto che non vuole essere cronaca del tempo ma che presta la voce a chi non ha più voce; la memoria di chi è stato dimenticato si fa testimone e narratrice. Un’immersione nel dolore, nell’impotenza, nell’abbandono; una lettura che toglie il fiato e che diviene testimonianza e condivisione per chi non potrà mai essere dimenticato.
Fate presto!
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