Donna che cuce è una poesia di Giambattista Marino scritta nel 1613 e che appartiene alla raccolta La lira.
Il componimento è interamente giocato sulla metafora dell’ago e del filo, che assume connotazioni amorose, trasformando in virtuosismo letterario l’ordinaria attività di cucire da parte di una donna.
Vediamone insieme il testo e l’analisi metrica, stilistica e critica.
“Donna che cuce”: testo della poesia
È strale, è stral, non ago
quel ch’opra in suo lavoro
nova Aracne d’Amor, colei ch’adoro;
onde, mentre il bel lino orna e trapunge,
di mille punte il cor mi passa e punge.
Misero! E quel sì vago
Sanguigno fil che tira
Tronca, annoda, assottiglia, attorce e gira
La bella man gradita
È il fil de la mia vita.
“Donna che cuce”: parafrasi della poesia
È una freccia, è una freccia e non un ago qualsiasi quello che, per il suo lavoro domestico, la novella Aracne (tessitrice) d’amore usa, colei che io adoro; per mezzo del quale, mentre lei ricama e trapunta il bel lino, mi oltrepassa e mi punge il cuore con mille punture. Me misero, e quel filo color sangue tanto bello che la bella e gradevole mano tira, tronca, si annoda, si assottiglia, si torce, è il filo della mia vita.
“Donna che cuce”: analisi metrica, stilistica e figure retoriche
Dal punto di vista metrico, Donna che cuce è un madrigale formato da 4 endecasillabi e 6 settenari disposti secondo lo schema rimico ABBCCDDEE. La rima ai versi 4 e 5, “trapunge / punge”, si chiama rima ricca.
Numerose le figure retoriche presenti:
- Epanalessi (ripetizione di una o più parole nello stesso periodo): “È strale, è stral” (v. 1);
- Metafore (le più abbondanti): "è stral, non ago" (v. 1), "Nova Aracne d’Amor" (v. 3), “È il fil de la mia vita” (v. 10);
- Endiadi (disgiunzione di due parole, l’una delle quali è il complemento dell’altra): "Orna e trapunge" (v. 4);
- Anastrofe: "Di mille punte il cor mi passa e punge" (v. 5), cioè: "mi passa e punge il cor di mille punte";
- Anastrofe e metafora: "Sanguigno fil" (v. 7), cioè: "filo sanguigno, filo rosso";
- Enumerazione e climax ascendente: "Tira, tronca, annoda, assottiglia, attorce e gira" (vv. 7-8).
Il mito di Aracne e l’ago e filo del cucito come metafora d’amore
Esattamente come fa nel celebre sonetto Donna che si pettina, conosciuto anche come Onde dorate, in Donna che cuce Marino trasforma un comportamento quotidiano e quasi banale in virtuosismo poetico, volto a impressionare chi legge. La poesia è interamente giocata sulla metafora dell’ago e del filo, che acquisiscono tratti amorosi, oltre che su antichi riferimenti mitologici.
Il paragone fra la donna che cuce e Aracne deriva dalla mitologia greca. Secondo la leggenda Aracne, figlia di un tintore, era una bella ragazza molto abile a cucire e ricamare. Girava voce che avesse appreso l’arte della tessitura dalla dea Atena, ma la fanciulla affermava addirittura il contrario, e cioè che fosse stata la divinità a imparare da lei.
Quando Aracne sfidò Atena in una gara vera e propria, quest’ultima si adirò al punto da trasformare la rivale in un ragno, costringendola così a filare per tutta la vita dalla bocca; è evidente che con la similitudine tra Aracne e la donna che “adora” Marino intenda elogiare l’abilità di quest’ultima.
L’aggettivo “sanguigno” al v. 7 è collegato alla metafora del filo/sangue e, ancora una volta, alla mitologia. Questo il significato: l’ago della donna che ricama la bella tela è come un fulmine lanciato da Cupido, che arriva dritto al cuore del poeta pungendolo e trapassandolo. Al tempo stesso il filo rosso (color sangue, che è anche quello della passione) che la donna maneggia, nonché il lino su cui lo adopera, diventano metafora, rispettivamente, della vita dell’innamorato totalmente in balia della signora e del cuore.
Si tratta, tuttavia, di una sorta di piacevole sofferenza, in quanto, nonostante il filo venga torto, assottigliato, annodato e spezzato, il poeta è ben lontano dall’esprimere dolore, risultandogli invece assai "gradite" le dita che lo muovono.
Dunque la donna che cuce non ha fra proprie mani soltanto un bel tessuto da ricamare, ma l’esistenza stessa dell’uomo che la ama.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: “Donna che cuce”: testo, figure retoriche e analisi della poesia di Giambattista Marino
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