Lucia Esposito è nata a Napoli ma vive da anni a Milano. Ha studiato Scienze Politiche all’università Orientale di Napoli e ha poi proseguito con la scuola di giornalismo di Urbino.
Sorelle spaiate è il suo romanzo d’esordio e ha partecipato, nel 2026, al premio Comisso.
L’intervista a Lucia Esposito
- Una copertina particolare, rispetto ai temi del libro. L’ha scelta lei o la casa editrice?
La copertina mi è stata proposta dalla casa editrice e l’ho amata subito. Sicuramente è particolare e di grande impatto: è divisa in due, ci sono due donne molto diverse tra loro, come le due protagoniste, Viola ed Ershela. Ma sono agganciate dallo sguardo e unite dalla trama della scrittura. Se si guarda in controluce si vedono delle righe scorrere sui loro corpi e, da quelle righe, sono in qualche modo legate. Entrambe, infatti, si sono salvate grazie alla scrittura: Ershela per le lettere che scriveva a sua sorella e Viola (cioè io) perché dopo trent’anni decide di raccontare la storia di un incontro che le ha cambiato la vita
- La figura di Ershela è controversa. È convinta che si sposerà col ragazzo, l’uomo dei suoi sogni, ma capisce che forse non lo vuole un marito con un alito pestilenziale e spera che possa cambiare. Ingenua fino a quel punto?
Ershela era una ragazza di 20 anni. Era innamorata pazza dell’uomo che la portò in Italia dall’Albania con la promessa di sposarla. E, ingenuamente, continuò ad amarlo anche quando gli cadde la maschera e mostrò il suo vero volto di sfruttatore. Era ingenua, Ershela, si illudeva che quell’uomo potesse cambiare, proprio come accade a tante donne che poi restano vittime di femminicidio: sperano sempre che qualcosa cambi e non riescono a spezzare i fili che le legano a relazioni tossiche.
- Avendo sicuramente studiato il fenomeno, le albanesi e le nigeriane furono la novità per le strade?
Alla fine degli anni Novanta, periodo in cui è ambientato Sorelle spaiate e in cui Viola arriva a Milano, le strade erano piene di prostitute che arrivavano dall’Albania e dalla Nigeria. In entrambi i casi, dietro queste povere ragazze che finivano in strada c’era il fenomeno della tratta gestista da organizzazioni criminali che, con modalità diverse, trasformavano queste donne in schiave. Le albanesi venivano rapite e portate in Italia con l’inganno di un matrimonio e una vita felice; alle nigeriane veniva promessa un’esistenza migliore, le prendevano ma dicevano loro che erano debitrici del viaggio e quindi le costringevano a "lavorare" per restituire la somma del viaggio dall’Africa.
- Si è fatta un’idea del perché gli uomini vanno con le prostitute?
Dai racconti di Ershela ho capito che gli uomini vanno con le prostitute anche per solitudine, non solo per il sesso. Lei mi ha raccontato di un cliente che andava da lei solo per piangere tra le sue braccia e di un altro che la pagava per stare in silenzio accanto a lei.
- La pecora nera, invece, di uno studio del padre che la metterebbe in sicurezza lavorativa e economica, Viola Valenti, sceglie Milano per uno stage non retribuito, appassionata giovane giornalista. Lo fa anche contro Chiara, la sorella, già sposata, con un marito di una famiglia napoletana.
Viola Valenti ha un sogno, quello di diventare giornalista, ed è pronta a tutto: lascia la famiglia a Napoli, la certezza di un lavoro sicuro, sale su un treno e va verso Milano alla ricerca del suo futuro. Ed è la passione che la muove, esattamente come Ershela, che fa tutto per amore.
- Perché ha scelto quattro sorelle, molto diverse tra loro?
Ershela e Alina sono due sorelle vere, la loro storia è autentica. Dalle lettere di Ershela traspare l’amore immenso per sua sorella rimasta in Albania. Le due, anche se lontane, si amavano tantissimo. A loro due ho contrapposto la storia inventata di Viola e Chiara che, seppur vicine, non riuscivano a trovare un modo per essere sorelle.
Recensione del libro
Sorelle spaiate
di Lucia Esposito
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Intervista a Lucia Esposito, autrice di “Sorelle spaiate”
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